L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 gennaio 2019

I giornalisti giornaloni Tv invocano il Dio Mercato ma quando si tratta di loro pretendono le prebende e di continuare ad avere privilegi, il libero mercato non esiste più

Fondi ai giornali bye bye. Ecco il piano del M5S che azzera i contributi in tre anni. Già con la Manovra del popolo è arrivata la prima sforbiciata agli stanziamenti pubblici

14 gennaio 2019 dalla Redazione Politica



Il piano del M5S sull’editoria comincia a prendere piede. Già con la Manovra, infatti, è stata inserita la sforbiciata ai fondi per l’editoria. Dopo varie polemiche e una lunga trattativa è stato inserito un emendamento alla legge di Bilancio che prevede un progressivo taglio ai finanziamenti pubblici. Del resto parliamo di una lunga battaglia portata avanti da anni dal Movimento cinque stelle. La norma prevede un primo taglio del 25% nel 2019 per i fondi all’editoria, il 50% nel 2020 e il 75% nel 2021 fino a che nel 2022 non ci saranno più fondi all’editoria in modo tale che tutti i giornali possano stare sul mercato. Tante sono state e sono le critiche rivolte a tale provvedimento dai giornali. Ma, come ha detto lo stesso Di Maio, “non c’è nessun tentativo né di soffocare il pluralismo dell’informazione né di imbrigliare il giornalismo, come qualcuno lamenta nel nome della Casta”. C’è, invece, un riordino di un comparto ed è un riordino che parte da un dato di fatto, secondo il leader pentastellato: “se è vero che gli unici azionisti sono i lettori e se è altrettanto vero che i lettori non ne vogliono più sapere di un giornale, non è concepibile che indirettamente tutti gli italiani debbano concorrere a tenere in vita dei giornali che in edicola non funzionano più”. Insomma, a decidere le sorti della stampa saranno ora realmente i lettori.

http://www.lanotiziagiornale.it/fondi-ai-giornali-bye-bye-ecco-il-piano-del-m5s-che-azzera-i-contributi-in-tre-anni/

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