L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 22 gennaio 2019

Il fanfulla d'oltre Alpi sfarfalla, Aquisgrana docet

La verità fa male al Re Sòla. L’Eliseo sfida Di Maio e convoca l’ambasciatrice. Applausi dal leader degli africani in Italia


22 gennaio 2019 di Antonio Acerbis Politica

Uno scontro senza precedenti, quello che si sta profilando tra Italia e Francia. L’Eliseo ieri ha infatti deciso di convocare l’ambasciatrice italiana a Parigi, Teresa Castaldo. A far scoppiare il bubbone le parole del vicepremier Luigi Di Maio – nonché di Alessandro Di Battista e Gianluigi Paragone – sul franco Cfa, la “moneta coloniale”. Un nervo scoperto, a quanto pare, della Francia che è andata su tutte le furie, a tal punto da convocare la Castaldo. Fonti diplomatiche parigine, aggiunge l’Ansa, spiegano che si tratta di dichiarazioni “ostili e senza motivo” (Trattato di Aquisgrana è più che un motivo, Stx-Fincantieri) visto “il partenariato della Francia e l’Italia” in seno all’Unione Europea. “Vanno lette – aggiungono le stesse fonti – in un contesto di politica interna italiana”.

Il tema, mai toccato da nessuno prima d’ora a livello istituzionale, nonostante le smentite ufficiali di Parigi, ha un fondamento. Non a caso proprio ieri sul blog delle stelle, accanto a un post firmato dallo stesso Di Battista che è tornato sul tema dopo le parole pronunciate da Fabio Fazio a Che tempo che fa, è comparso un secondo post, firmato da Otto Bitjoka, fondatore di Ucai (Unione delle comunità africane in Italia), che ha sottolineato l’esigenza di “costruire un nuovo paradigma sulla questione immigrazione africana nera in Italia”.

Ed è proprio su tale aspetto che premono i pentastellati: la questione della moneta – e della inevitabile sudditanza post-coloniale che ne nasce – sarebbe strettamente legata al problema dei flussi migratori. “Ci sono Paesi, come la Francia che in Africa continua ad avere delle colonie di fatto, con la moneta, che è il franco, che continua a imporre nelle sue ex colonie” soldi “che usa per finanziare il suo debito pubblico e che indeboliscono le economie di quei Paesi da dove, poi, partono i migranti”, ha detto Di Maio.

Un tema riproposto anche dal senatore Paragone ieri mattina, definendola “una questione importante” e un “sistema inaccettabile” da denunciare nelle sedi europee. Concorde anche Manlio Di Stefano: “Sono felice nel constatare che l’argomento del Franco Cfa, ovvero del controllo monetario della Francia sulle sue ex colonie africane, sia esploso sulla stampa italiana a seguito di dichiarazioni di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Meglio tardi che mai visto che ne parliamo, seppur con minore risalto, da tempo”, ha scritto su Facebook il sottosegretario agli Esteri.

Di tutt’altro tenore le dichiarazioni delle opposizioni. “Le dissennate dichiarazioni di Di Maio rischiano di aprire una guerra diplomatica con un Paese storicamente alleato e nostro vicino”, dicono dal Pd, che ha annunciato che oggi alla conferenza dei capigruppo chiederanno “l’immediata convocazione in aula del ministro degli Esteri” Enzo Moavero Milanesi “del tutto scomparso in questa fase”. Non poteva infine mancare la reazione di Pierre Moscovici che ha parlato di “ provocazioni” dal “contenuto vuoto” e “irresponsabile”. Peccato ci sia un mondo, quello africano, che non la pensa affatto così.

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