L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 23 gennaio 2019

Il fanfulla Salvini ogni tanto ne combina una. Vuole assolutamente vuole dare prebende agli industrialotti e fargli bucherellare l'Adriatico. Non si insegna a questi signori che fare l'imprenditore è tutt'altro per esempio eolico offshore per avere energia pulita e non dipendere dall'estero

Il gran rifiuto di Costa alla Lega. Pronto a tutto per fermare le trivelle. Il ministro dell’Ambiente non teme neppure la sfiducia. “No alle perforazioni, l’Italia investa in rinnovabili”

23 gennaio 2019 di Alessandro RighiPolitica


Dall’Abruzzo, terra che ospita la tomba di Celestino V, a pronunciare il “gran rifiuto”, stavolta, non è il rappresentante di Pietro in terra, ma un pezzo da novanta del potere temporale. “Sono per il no alle trivelle, le trivelle passano per la valutazione di impatto ambientale, e io non le firmo”, ha lanciato, da Pescara, il guanto di sfida il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. “Mi sfiduciano come ministro? Torno a fare il generale dei Carabinieri, lo dico con franchezza”, ha tagliato corto rivolgendosi (senza citarlo) all’alleato leghista che sul tema delle perforazioni ha cambiato decisamente bandiera. Dall’opposizione senza se e senza ma, ai tempi della battaglia referendaria No-Triv del 2016, al contrordine delle ultime settimane impartito direttamente da Matteo Salvini. Risultato: la matassa non si sbroglia e rischia ora di creare nuove tensioni nella maggioranza.

Al fianco della candidata M5S alla presidenza della Regione Abruzzo, Sara Marcozzi, a più o meno due settimane dalle Regionali del prossimo 10 febbraio, Costa tira la stoccata alla Lega parlando della riforma della Commissione Via. “Non firmo e non firmerò autorizzazioni a trivellare il Paese anche se dovesse esserci il parere positivo della Commissione Via-Vas – ha avvertito il ministro -. Le alternative ci sono. Si chiamano energie rinnovabili’ se bisogna investire è quella la direzione”. Ma non è tutto. Passa qualche ora e il generale dell’Arma prestato all’Esecutivo torna sulla questione anche dal suo profilo Facebook.

“Ricordo che un miliardo di euro investito in rinnovabili ed efficientamento energetico crea fino a 13 mila posti di lavoro – ha aggiunto -. E’ anche una questione economica: vogliamo puntare sulle fossili, che impoveriscono il territorio e che creano pochi posti di lavoro o sulle rinnovabili, perseguendo gli obiettivi di sostenibilità europei, aiutando il clima e creando tanti posti di lavoro?”. Quesito seguito da un’ultima domanda alla quale è lo stesso Costa a dare una risposta: “Mi farò dei nemici? Saranno gli stessi nemici dell’ambiente e del Paese”.

Parole che non sono certo passate inosservate tra gli alleati della Lega. “Bisogna distinguere il piano: c’è un piano politico e un piano tecnico. Se il Parlamento politicamente prende una decisione, quale che sia, il ministro non può che prenderne atto”, gli ha replicato a stretto giro il sottosegretario all’Economia (del Carroccio), Massimo Garavaglia, parlando all’Agenzia Italia. Entrando nel merito della situazione di “stallo” totale nelle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato, alle prese con il decreto Semplificazioni. E il relativo emendamento blocca-trivelle del ministero dello Sviluppo economico, guidato da Luigi Di Maio, che sospende di fatto i permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati, nonché i procedimenti per il rilascio di nuovi permessi di prospezione o di ricerca o di coltivazione di idrocarburi.

Uno stallo che, ha ribadito Garavaglia, va risolto politicamente in Parlamento. “Noi l’attenzione che poniamo è a trovare una posizione equilibrata che eviti la chiusura di siti produttivi e quindi conseguentemente la perdita di posti di lavoro – ha aggiunto il sottosegretario -. L’importante è non fare danni”. Posizione ribadita poi anche da fonti della Lega: “L’emendamento M5S va modificato o l’impasse in Senato non si sbloccherà”. Ma i Cinque Stelle non arretrano. E non escludono che possa saltare l’intero decreto.

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