L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 23 gennaio 2019

La Cassa di Risparmio di Firenze è un'altra sorgente di prebende per il corrotto euroimbecille Pd. Prebende&clientelismo, hanno una paura terribile che i pozzi si secchino

Intesa Sanpaolo, ecco come i renziani puntano la Fondazione Cari Firenze

22 gennaio 2019



L’articolo di Camilla Conti del Giornale sulle manovre per il rinnovo dei vertici della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, azionista di Banca Cr Firenze finita nel 2007 sotto il controllo di Intesa Sanpaolo


Mentre a livello nazionale tengono banco le trattative sul rinnovo del vertice dell’Acri – l’associazione delle fondazioni – e della Cariplo, con lo storico addio del presidente di entrambi Giuseppe Guzzetti, anche a Firenze c’è fermento.

CHE COSA SI AGITA AI VERTICI DELLA FONDAZIONE CR FIRENZE

In riva all’Arno sono partite le grandi manovre sul rinnovo della Fondazione della cassa di Risparmio, azionista di Banca Cr Firenze finita nel 2007 sotto il controllo di Intesa Sanpaolo. Il salottino di via Bufalini cambierà inquilini a maggio, compreso il presidente. Chi prenderà la poltrona occupata negli ultimi cinque anni dall’avvocato Umberto Tombari?

LE MOSSE DELLA POLITICA CHE LAMBISCE INTESA SANPAOLO

Il sindaco Dario Nardella (anche se il Comune di Firenze esprime, in realtà, un solo membro del Comitato di Indirizzo) con la sponda del consigliere dell’Ente, Marco Carrai, vorrebbe chiamare al vertice della Fondazione l’attuale presidente di Confindustria Firenze, Luigi Salvadori.

I NOMI IN BALLO

Se la candidatura non raccogliesse pieno consenso, l’alternativa gradita potrebbe essere Jacopo Mazzei che della fondazione di via Bufalini è stato presidente da novembre 2011 a febbraio 2013. Incarico che Mazzei avrebbe voluto tenere per altri due anni se non fosse intervenuto il Tar a bocciargli la riconferma dopo che il cda dell’ente aveva cercato di modificare lo statuto per consentire il rinnovo della carica.

LE DIVERGENZE

Ma il candidato più qualificato, seppure non sospinto dalla politica, rimane Giuseppe Morbidelli, classe 1944, docente di diritto amministrativo alla Sapienza e già presidente di Banca Cr Firenze. Allievo di Paolo Barile prima e di Alberto Predieri poi all’Università di Firenze ha insegnato, dagli anni Settanta prima essere chiamato alla Sapienza nel ’99, istituzioni di diritto pubblico, diritto amministrativo e infine diritto costituzionale. Un giurista esperto, difficilmente «addomesticabile» dice di lui chi lo conosce bene, e per questo forse meno gradito all’establishment politico fiorentino.

IL PESO DELLA FONDAZIONE

Del resto, la Fondazione Cr Firenze non è una fondazione qualsiasi. L’ente è ancora considerato il forziere della città cui dispensa circa 30 milioni all’anno. Ecco perché gestirlo, anche in vista di un possibile risiko delle fondazioni nel centro Italia, garantisce dei poteri assai ambiti all’ombra del Cupolone del Brunelleschi.

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