L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 30 gennaio 2019

Solo degli imbecilli, e quelli del Pd lo sono, possono pensare che Salvini non abbia fatto un atto politico per di più rivendicato dal Presidente del consiglio Conte dal suo vice Di Maio e dal ministro Toninelli. Ora i senatori del M5S se non vogliono che tre giudici si ergono a sindacare l'azione politica del loro governo a cui hanno dato fiducia non devono far altro che votare no. E' palese che il corrotto euroimbecille Pd si nasconde dietro alle toghe, modo viscido per fare opposizione invece di dare un reale e credibile Progetto-paese


Da Salvini un atto politico. Ma spetta al Senato valutarlo. Il costituzionalista Sorrentino: “Se passa questa linea il caso è chiuso. Il nodo è stabilire se ha agito nell’interesse pubblico” 

30 gennaio 2019 di Caris Vanghetti


“Quello compiuto dal ministro dell’Interno è un atto politico”. Non ha dubbi il professor Federico Sorrentino, già ordinario di diritto costituzionale a La Sapienza di Roma ed ex presidente dell’Associazione Italiana Costituzionalisti, che aggiunge: “La sottoposizione della politica alla magistratura è stabilita dalla legge”. Per poi illustrare quale sia la strada che potrebbe segnare il destino politico del leader leghista, dopo la richiesta di autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini inoltrata al Senato dal Tribunale dei Ministri, e quali effetti potrebbe avere sul rapporto tra potere politico e giudiziario.

La richiesta del Tribunale dei Ministri di processare Salvini può determinare una sottoposizione della politica al potere giudiziario? 

“Quello compiuto dal ministro dell’Interno è certamente un atto politico e il fatto che ci troviamo davanti a una richiesta di autorizzazione a procedere contro di lui dimostra chiaramente che c’è una sottoposizione della politica alla magistratura, ma questo è stabilito dalle norme. Esaminiamo bene la legge. L’assemblea del Senato nega a maggioranza assoluta l’autorizzazione (la metà più uno dei membri dell’assemblea cioè 160 visto che il senato è composta da 315 senatori eletti e da 3 senatori a vita), che deve essere motivata con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della Funzione di Governo. Quindi se il Senato, a maggioranza assoluta, arriva a questa conclusione, indubbiamente riemerge il primato della politica perché afferma che, sia pure in ipotesi illecita, l’atto era teso a questo preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo. Ed è questo, a quanto ho capito, ciò a cui tende il ministro dell’Interno”.

Cosa succede nel caso in cui non si dovesse raggiungere la maggioranza assoluta necessaria a Salvini per evitare il processo?

“A maggioranza semplice si può dare l’autorizzazione a procedere e questo riporta la questione nell’ambito del giudizio penale. Ed è facile che l’autorizzazione venga concessa perché la maggioranza assoluta in Senato è piuttosto difficile da raggiungere per l’attuale coalizione di Governo. Bastano due o tre mal di pancia tra i senatori”.

Come influisce su questo voto la riforma del regolamento del Senato varata nella scorsa legislatura? 

“Adesso al Senato gli astenuti non si considerano più come voti contrari ma come veri e propri astenuti e quindi la maggioranza semplice si forma senza il loro concorso, e questo per gli equilibri politici può avere qualche significato”.

Il via libera a processare Salvini può avere contraccolpi sul Governo? 

“Se il Senato dà l’autorizzazione il Governo si sente coinvolto, non sbaglia Salvini, sul piano politico, a dire guardate che se danno l’autorizzazione, e io sono indagato, siete indagati anche voi come componenti del Governo, perché queste sono le conseguenze politiche dell’atto giudiziario”.

Quale iter seguirebbe il processo a Salvini, nel caso in cui fosse concessa l’autorizzazione a procedere?

“Il Tribunale dei Ministri dovrebbe mandare le carte al Pubblico Ministero presso il Tribunale penale competente per territorio, che è quello del distretto di Corte d’Appello dove è avvenuto il fatto. A quel punto il Pm farà o il decreto di archiviazione o quello di rinvio a giudizio, poi il procedimento prosegue con il rito ordinario davanti al Giudice per le Indagini Preliminari prima, e al Giudice per l’Udienza Preliminare dopo”.

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