L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 22 gennaio 2019

Solo degli imbecilli possono sostenere la cannabis e in Italia ne girano tanti


21 Gennaio 2019

La marijuana fa male? Anche una sola canna può creare danni negli adolescenti, lo ha rivelato una ricerca sul Journal of Neuroscience, smentendo coloro che minimizzano gli effetti nocivi di un consumo moderato.

“Suvvia! Una canna non ha mai fatto male a nessuno!”. Così, più o meno, esclamava il prestigioso fisico italiano Carlo Rovelli nell’ottobre scorso, sponsorizzando lo spinello libero. Un messaggio irresponsabile, non solo perché Rovelli ha giocato la sua autorità acquisita su un altro campo di competenza (la meccanica quantistica), ma anche perché scientificamente smentito. Lo ha fatto qualche giorno fa un autorevole studio pubblicato sul Journal of Neuroscience.

Anche un solo spinello di marijuana può causare modifiche al cervello di un adolescente. Il campione di adolescenti europei testati aveva fumato cannabis 1 o 2 volte in tutta la loro vita, eppure è stato sufficiente per osservare in loro una modifica dei volumi della materia grigia, in particolare nell’amigdala e nell’ippocampo, aree legate ai processi emotivi e allo sviluppo della memoria. Ciò può comportare un mal funzionamento del cervello.

Le riviste scientifiche: “le preoccupazioni per la legalizzazione sono giustificate”.

«I risultati suggeriscono che negli adolescenti anche una breve esposizione alla cannabis può avere effetto sulle strutture cerebrali importanti per la gestione delle emozioni e per la memoria, quindi potrebbe predisporre a deficit emotivi e cognitivi anche a lungo termine», ha commentato Yuri Bozzi, docente di Fisiologia all’Università di Trento.

Lo scopo dello studio era proprio quello di capire se avessero o meno ragione tutti quelli che sostengono che “uno o due spinelli non fanno nulla” o e se invece anche una sola esperienza possa avere effetti sul nostro cervello. Giustamente le riviste scientifiche hanno nuovamente messo in guardia dal fenomeno della liberalizzazione della cannabis, poiché «nuove ricerche dimostrano che le preoccupazioni sull’impatto della cannabis sugli adolescenti potrebbero essere giustificate».

Oggi non esistono più i preparati “naturali” che fumava Carlo Rovelli ai tempi dell’università, è cambiata la concentrazione di tetracannabinolo (Thc, il principio attivo): quasi il 20 per cento maggiore rispetto a 30 anni fa. Anche per questo moltissimi scienziati si stanno battendo per affiancare la cannabis alle altre droghe pesanti, come eroina e cocaina.

Cannabis: Di Maio non commenta, ma è smentito dai procuratori antimafia.

Nessun commento è arrivato dal vicepremier Luigi Di Maio che proprio una settimana ha ribadito la posizione favorevole del M5S rispetto alla liberalizzazione della cannabis, ma solo per “contrastare la criminalità”. Un’idea ampiamente smentita da giudici e procuratori antimafia, come Raffaele Cantone, Nicola Gratteri, Fausto Cardella e Paolo Borsellino.

La redazione

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