L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 5 febbraio 2019

Gaetano Pedullà - il reddito di cittadinanza c'è


La dignità non fa rumore ma tre milioni di persone potranno mangiare, formarsi per un lavoro e sperare 

5 febbraio 2019 di Gaetano Pedullà


È proprio vero: un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. Dunque non meravigliamoci se i giornaloni oggi strillano a tutta pagine che il Reddito di cittadinanza andrà a meno persone del previsto, favorirà i furbi, scoraggerà il lavoro e tra un po’ ci farà pure cadere i capelli o accadere chissà quali sventure. Solo sette mesi fa questo strumento non era altro che un’idea, contro la quale è stato fatto un fuoco di sbarramento senza precedenti. Costa troppo, non si può fare, i Centri per l’impiego non sono attrezzati, mancano le tecnologie… quante stupidaggini abbiamo ascoltato e quante ancora ne sentiremo mentre invece più di tre milioni di persone presto potranno silenziosamente mangiare, formarsi per un lavoro e sperare. A loro non è chiesto di gridare che lo Stato per la prima volta è presente. La tessera che riceveranno è anonima, dignitosa, non sguaiata come i tanti radical chic che non parlano d’altro in attesa di qualche flop nel servizio, magari da leggere su quei giornali che hanno sguinzagliato i loro segugi per scoprire chi intascherà il sussidio senza diritto. Avessero mandato gli stessi cronisti a raccontarci per tempo come vivevano sempre peggio milioni di italiani, magari il 4 marzo scorso non si sarebbero stupiti del risultato elettorale. Certo, qualche sbavatura ci sarà, e dovrà essere perseguita, ma è la sostanza che conta: nella redistribuzione di un po’ di risorse pubbliche questa volta c’è un Governo che punta sui consumi degli ultimi. Non basterà per far ripartire il Paese? Facciamo un sondaggio tra chi mangia alla Caritas…

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