L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 1 febbraio 2019

Il fanfulla Salvini è chiamato in causa da De Raho

‘Ndrangheta, Cafiero De Raho durissimo: “il sistema di protezione dei collaboratori di giustizia è inadatto”

‘Ndrangheta, Cafiero De Raho: “pur riconoscendo il grande sforzo che il servizio centrale ha compiuto e continua a compiere, il sistema oramai non è più adatto a svolgere esattamente il compito che deve svolgere, perché la struttura non è più capace di dare tutto quello che un collaboratore di giustizia si aspetta”

31 Gennaio 2019 22:31 | Danilo Loria


“Pur riconoscendo il grande sforzo che il servizio centrale ha compiuto e continua a compiere, il sistema oramai non è più adatto a svolgere esattamente il compito che deve svolgere, perché la struttura non è più capace di dare tutto quello che un collaboratore di giustizia si aspetta”. E’ quanto afferma il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho durante l’audizione a palazzo San Macuto davanti alla commissione parlamentare Antimafia, in particolare sul caso dell’omicidio di Marcello Bruzzese, fratello del collaboratore di giustizia Girolamo Bruzzese ex esponente di spicco della ‘ndrangheta della costa tirrenica della Calabria. “Si tratta di persone che lasciano una cosca, un clan, un’organizzazione mafiosa che fino a quel momento li ha mantenuti. E’ vero che hanno commesso reati che rappresentavano il loro ‘lavoro’ certamente da condannare. Ma dal momento in cui ne vengono fuori, dovrebbero avere la possibilità di trovare un lavoro e una

sistemazione”, osserva Cafiero De Raho. “Per i testimoni di giustizia – ricorda – la legge prevede la possibilità che vengano assunti da enti pubblici, anche se c’è ancora difficoltà sotto questo profilo; ma almeno c’è una previsione. Ci sono tanti aspetti che bisogna approfondire e affinare eppure sono tantissimi i collaboratori di giustizia e non è una scelta facile rafforzare in modo ampio il servizio, c’è un problema di spese e di capacità”.

(AdnKronos)

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