L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 19 febbraio 2019

Lo zombi che non ha mai incantato escluso gli incensatori

IL BUONO, IL BRUTTO E IL CATTIVO
Lunedì, 18 febbraio 2019 - 14:54:00
Per Renzi il Pd è una riserva di caccia

E' tornato e magari ci dirà che vuol fare

di Maurizio de Caro


Torna a casa Renzi. Il ritorno del giovane vecchio nell’agone politico: che farà l’ultimo vero segretario del PD, da grande?



E’ nervoso, sciorina battute in continuazione che neppure il suo mentore di Arcore è in grado di inanellare, anche se con un apparente basso profilo ed esente dall’ansia sessista di Silvio, Matteo Renzi è tornato, con la grancassa e una banda di reduci e lanzichenecchi pronto a fare. Cosa?

Non è facile dirlo perché per lui il PIDDI o quello che rimane è solo una riserva di caccia, un recinto dove riempire di botte gli avversari spompati.

Vuole fare la nuova diccì, la nuova Forza Italia, o cosa?

Intanto attraversa impunito Fazi&Giannini, leggendo la sua ricetta e presentando il suo vangelo.

Dopo qualche minuto di “avremmo potuto”, ”o dovuto”, e” il fuoco amico e il livore dei rottamati”, parte contro gli altri Gigi&Mattei, perché non dimentichiamolo, lui che ha cominciato all’oratorio a far politica è il più vecchio di tutti, e il potere lo conosce e bene.

In effetti Renzi appartiene al partito unico ed inequivocabile quello di Renzimatteo, toscano aduso al cerchio magico esclusivo, come i vecchi governanti della sua città anche se di Lorenzo non ha proprio nulla, se non la buona volontà di voler apparire quello che non sarà mai.

Un diligente scolaretto, mai un voto negativo ma neppure una lode, mai fuori corso, e studi di prammatica, quelli che consentono di auto-definirci: Laureati, e in questa normalità germoglia e si consolida il suo successo-potere, assomigliare a quasi tutti e non essere nessuno di quelli a cui si cerca di assomigliare.

L’uomo qualunque, senza qualità, insipido, troppo normale per sembrare normale.

Né buono né cattivo semplicemente vuoto ma gonfio di spocchia e con una consolidata e spregiudicata frequentazione delle stanze del sottogoverno andreottiano.

E ovvio che odiasse le feste dell’unità, meglio gli oratori e gli scout, e che tutto sembrava lontano dal suo interesse, posti, poltrone, enti, Fondazioni, RAI, aveva già tutto in dote e faceva finta di essere li per caso, di annoiarsi.

Il portone di Banca Etruria o la sede della Banca d’Italia non li aveva mai varcati perché l’arte della menzogna, Matteo la maneggiava da piccolo, ma la sua rivoluzione glamour di sinistra ci sembrava qualcosa di già visto, infinite volte, e questo l’avevano capito anche i suoi ascari.

Ma ora è tornato, e il testosterone della stanza dei bottoni lo ha risvegliato, forse prima che finisca il giorno potrà dirci cosa vuole fare di quel partito di cui è stato prima Proprietario e dopo liquidatore, con calma, alle prossime elezioni, la sua gente ha già deciso per chi votare, mentre lui ci pensa.

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