L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 febbraio 2019

Mise - uno dei verminai lasciati dal faccendiere Calenda viene eliminato da Di Maio. Cetro il Sistema massonico 'ndranghetista pd calabrese con l'avvallo della stampa e sindacato sono stati spiazzati da questa decisione che taglia ancora un pochino le unghie avvelenate del loro lungo potere

Mise, colpo di scena: il M5s “elimina” il braccio destro di Calenda, grande sponsor de iGreco 

Da Iacchite - 4 Febbraio 2019 


Colpo di scena al Ministero dello Sviluppo Economico, il carrozzone politico-affaristico gestito per tutto il periodo del governo Renzi dal faccendiere travestito da ministro, al secolo Carlo Calenda, che ha consentito – tra le altre cose – la vergognosa svendita del Gruppo Novelli alla famiglia cariatese de iGreco, “protetta” dai pezzi deviati del Pd renziano (Lotti, Magorno, Carbone, Censore e Ferdinando Aiello in prima fila).

Giampiero Castano, a lungo “braccio destro” di Calenda, che per il Mise seguiva da anni le crisi aziendali (e quindi anche quella del Gruppo Novelli) non si è visto rinnovare il contratto. Non serve essere profeti per capire che finalmente qualcuno si sta accorgendo del marcio che c’è dentro in quegli uffici. Dalla Merloni alla Perugina per finire al Gruppo Novelli, sono tanti i dossier passati per le mani di questo oscuro burocrate con le mani in pasta. Ma lo schifo che è stato compiuto con il Gruppo Novelli per favorire la famiglia cariatese “accriccata” con i poteri forti della politica grida ancora vendetta, oltre ad essere oggetto di inchieste giudiziarie per la bancarotta “politica” dell’azienda de iGreco (Alimentitaliani), per la quale è ufficialmente indagato da tempo il capo dei cariatesi ovvero Saverio Greco.

Giampiero Castano, nei lunghi mesi di trattativa per la cessione del Gruppo Novelli del 2016, ebbe un ruolo di primissimo piano e sono in molti a riferire dei suoi atteggiamenti “pesanti” nei confronti di chi si opponeva ai suoi disegni e a quelli della sua “cricca”, istigando sindacati e lavoratori contro i suoi avversari.

La notizia della sua epurazione attuata tramite il mancato rinnovo del contratto in scadenza è stata data poche ore fa da Umbria Domani.

Il Mise adesso, come tutti sanno, è governato da Luigi Di Maio, che viene informato costantemente sull’andamento delle vertenze dal senatore pentastellato Stefano Lucidi. Non dev’essere certo un caso, quindi, la rimozione di un soggetto come Castano, il cui gioco sporco era chiaro a tutti. Quanto a Calenda, oggi a caccia di simpatie a “sinistra”, non dev’essere certo rimasto contento quando ha appreso la notizia: il giorno in cui sarà finalmente smascherato si avvicina sempre di più.

Per la cessione del Gruppo Novelli a iGreco al prezzo simbolico di un euro (!) si misero in gioco la massoneria deviata, la ‘ndrangheta e il Pd calabrese(che come si sa sono una cosa sola), il Mise, il Cda “traghettatore”, il sindacato e la stampa, tutti collusi con i “poteri forti” per portare a termine la squallida operazione, che ha ridotto in miseria centinaia di onesti lavoratori.

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