L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 8 febbraio 2019

Quei quattro industrialotti che vogliono succhiare ancora prebende dalle grandi opere tipo Tav, sono quelli che non restituiscono i soldi alle banche e che le fanno fallire regolarmente. E questi grandi banchieri corrotti fino al midollo che prestano soldi senza nessuna garanzia solo per amicizia. Cialtroni buffoni è dir poco





Quegli immobiliaristi evergreen che affondano i bilanci delle banche

Da Carige alle Popolare di Bari fino alle banche venete. I debiti degli immobiliaristi sono il filo rosso che unisce vecchie e nuove crisi


Genova. Tra i grandi debitori di Carige ci sono diversi imprenditori del settore immobiliare. Foto: Gabriel Rinaldi Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

La buona notizia, per le banche italiane, è che lo smaltimento dei crediti deteriorati procede a ritmi sostenuti. Le cattive, ad oggi, sono che la risalita dello spread ha inciso negativamente sul patrimonio e l’ormai conclamata recessione rischia di far aumentare le insolvenze. Ovvero, semplificando, di vanificare in parte la dismissione dei crediti. La congiuntura, insomma, non aiuta. Ma il problema è che dietro ai guai delle banche c’è tuttora una pesante eredità: i pessimi affari condotti per anni con gli immobiliaristi.

Per le banche una presenza ingombrante

Non è solo “colpa” loro, d’accordo. Eppure la presenza resta ingombrante. Appaiono ciclicamente, con regolarità; puntuali come sempre ad ogni crisi bancaria. Vale per Carige come per la Popolare di Bari, passando per le banche venete. Dal 1999 al 2007, ricorda qualcuno, gli investimenti nel settore delle costruzioni sono cresciuti del 27,1%, doppiando la crescita economica nel suo insieme (+13,5%). Fino a quando il settore ha tirato lo schema è parso funzionare. Ma una volta scoppiata la bolla le banche hanno pagato dazio. È accaduto negli anni passati. E continua ad accadere oggi.

Anche l’immobiliare dietro al crack Carige

Partiamo dalla fine. Dei grandi debitori di Carige si era interessata in tempi non sospetti addirittura Bankitalia. Nel dossier diffuso da via Nazionale nel lontano 2013 comparivano ad esempio i 75 milioni di euro di crediti in sofferenza vantati dalla banca nei confronti dell’immobiliarista Ernesto Cavallini, poi condannato in appello per truffa nel giugno 2018. Tra gli altri nomi di spicco Andrea Nucera, savonese, numero uno del gruppo immobiliare Geo. La sua esposizione con Carige, scriveva di lui Bankitalia, ammontava a 70 milioni. Rinviato a Giudizio nel febbraio 2018 per bancarotta fraudolenta è tuttora latitante. Anche se lui, è noto, preferisce definirsi «esiliato».

Tra i nomi di spicco anche Vito Bonsignore, ex eurodeputato del PdL e imprenditore del settore immobiliare: la sua esposizione non è nota ma il trattamento riservatogli dall’istituto, notava Bankitalia, appariva troppo favorevole. Fidi concessi «trascurando variabili economico-finanziarie, analisi consolidate e realizzabilità dei progetti sovvenuti», si leggeva nella relazione.

Tra i debitori di Carige nel mirino di Bankitalia anche l’ex deputato europeo del PdL Vito Bonsignore (a destra). Foto: epp group Attribution-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-ND 2.0)

Da Genova al Veneto (via Siena)

L’analisi di Bankitalia non risparmiava inoltre Francesco Bellavista Caltagirone, immobiliarista e cugino del quasi omonimo Francesco Gaetano. Capo del gruppo immobiliare Acqua Marcia, aveva accumulato un miliardo di debiti nei confronti degli istituti. Numeri da record. Come da primato è la varietà delle banche coinvolte: Banca Etruria e Monte dei Paschi di Siena (60 milioni ciascuna destinati a un progetto di costruzione del porto turistico di Imperia e di un albergo a Catania), Bnl, Banco Popolare, Cassa di Risparmio di Ferrara oltre a Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

Quest’ultima vanta anche un credito da 57,8 milioni nei confronti di Maurizio Zamparini, ex patron del Palermo, finito agli arresti domiciliari con l’accusa di falso in bilancio e autoriciclaggio. Dietro al maxi debito con la Popolare l’ambizioso maxi progetto edilizio da 160mila metri quadri per “valorizzare” la laguna di Grado, in provincia di Gorizia.

Zamparini contro tutti Il piano prevedeva la realizzazione delle terme più grandi d’Europa, di una zona residenziale extralusso oltre a hotel a 5 stelle, negozi e centri sportivi. I lavori non sono mai partiti.



Quello che si presenta, nei suggestivi rendering realizzati dallo studio di architettura fiorentino P&M, come una sorta di Paradiso in terra, si è tramutato in un inferno creditizio: l’imprenditore friulano Maurizio Zamparini voleva “valorizzare” la laguna di Grado, “l’Isola del Sole” sulla foce dell’Isonzo, con milioni di metri cubi di cemento per seconde case, aree commerciali e la Spa più grande d’Europa. L’unico obiettivo raggiunto è diventare il primo tra i debitori (57,8 milioni) della Banca Popolare di Vicenza.
Quel filo rosso che porta a Bari

Dal Veneto, il fil rouge raggiunge il tacco dello Stivale. Con la Popolare di Vicenza, infatti, sono in debito per una cinquantina di milioni anche gli immobiliaristi baresi del gruppo Fusillo, uno dei tanti perni di un’operazione complicatissima che coinvolge Veneto Banca e si dipana fino al gruppo Sorgente dell’immobiliarista Valter Mainetti. Sia Sorgente che il gruppo Fusillo, per inciso, sono debitori della Popolare di Bari, i cui guai sono in costante divenire. Le società dei Fusillo esposte con la banca vicentina, sostiene L’Espresso, sarebbero «sull’orlo del fallimento». Il gruppo Sorgente è finito in amministrazione straordinaria all’inizio di quest’anno.

Le banche e i grandi debitori

Secondo l’ultima rilevazione della CGIA di Mestre, i 4/5 circa dei prestiti bancari sono diretti ad appena il 10% della clientela. Quest’ultimo gruppo ristretto, inoltre, è responsabile dell’81% delle sofferenze. Queste percentuali si mantengono relativamente stabili da diversi anni. Dietro ai crediti a rischio, in altre parole, ci sono pochi importanti debitori: «grandi famiglie industriali, i gruppi societari e le grandi aziende» che, nonostante tutto, continuano a ricevere finanziamenti dal settore bancario. E i costi? Decine e decine di miliardi di crediti deteriorati per le banche, oltre una massa di finanziamenti sottratti, gioco forza, al 90% della clientela.


Concentrazione del credito in Italia. Fonte: elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Banca d’Italia in http://www.cgiamestre.com/wp-content/uploads/2018/01/PRESTITI-SOFFERENZE-GRANDI-IMPRESE.pdf

Relazioni pericolose

È la vecchia storia del credito di relazione, quella matassa di conflitti di interesse e trattamenti di favore che ha alimentato la bolla immobiliare di inizio secolo. Un’epoca di credito facile a immobiliaristi, industriali e speculatori, finanziati senza remore per operare sul mercato e, comprarsi, già che c’erano, le quote delle stesse banche che avevano concesso loro il credito per farlo.

È stato grazie a questo schema, ad esempio, che un finanziere come Romain Zaleski ha potuto ricevere 9 miliardi di crediti tra il 2006 e il 2007 a fronte di un collateral, la sua società Carlo Tassara Spa che registrava ricavi per appena 160 milioni. Con i crediti ottenuti, Zaleski avrebbe rastrellato quote importanti di Intesa Sanpaolo (diventerà il secondo azionista dell’istituto), Ubi, MPS e Mediobanca, l’ex tempio dell’aristocrazia finanziaria che non aveva esitato ad accogliere i capitali di un altro big dell’epoca: l’immobiliarista Danilo Coppola. L’illusione è durata il tempo di una bolla. Poi sono rimasti solo i cocci. Nelle mani delle banche.

https://valori.it/immobiliaristi-affondano-bilanci-banche/

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