L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 12 marzo 2019

Attentati terroristici mascherati da parte di paesi amici - se Luttwak afferma che non bisogna firmare altrimenti ...

GEOPOLITICA
Lunedì, 11 marzo 2019 - 13:27:00
Via della Seta, Luttwak: "L'Italia non firmi o pagherà grandi costi politici"

Intervista/ Il politologo americano all'Italia: "Firmare l'accordo sulla Nuova Via della Seta avrà un alto costo politico, ecco perché"di Lorenzo Lamperti


Edward Luttwak, celebre politologo statunitense, parla in un'intervista ad Affaritaliani.it dell'accordo sempre più vicino sulla Nuova Via della Seta tra Italia e Cina, con il memorandum di intesa (oltre ai singoli accordi specifici) che potrebbe arrivare tra una decina di giorni durante la visita del presidente cinese Xi Jinping oppure a fine aprile al forum sulla Belt and Road di Pechino, al quale prenderà parte anche il premier Giuseppe Conte.

Edward Luttwak, ritiene che per l'Italia sia un vantaggio o uno svantaggio la possibile firma del memorandum sulla Nuova Via della Seta?

Sarebbe un grande errore.

Perché?

L'accordo coi cinesi sulla Nuova Via della Seta è un atto dimostrativo e simbolico. Il memorandum è opaco e proprio per questo ancora più significativo dal punto di vista strategico. L'Italia pagherebbe un alto costo sia politico sia diplomatico.

Con chi?

Con gli Stati Uniti ma non solo. Non è che fai arrabbiare solo Donald Trump in questa situazione ma tutta la coalizione marittima che vede tra le sue fila Stati Uniti, Regno Unito, India e Giappone. La scelta di stare con la Cina dimostrerebbe che l'Italia si rivela essere ancora una volta provinciale (legasi indipendente ed autonoma e per la prima volta cerca di fare gli Interessi Nazionali) e fuori dai giochi.

L'accordo con la Cina potrebbe portare però anche importanti vantaggi economici per l'Italia.

Un conto sono degli accordi commerciali specifici, un altro conto è firmare un memorandum d'intesa su un progetto che gli Stati Uniti e non solo ritengono avere anche fini politici. A livello commerciale anche Washington ha rapporti positivi con la Cina su molti temi, il punto non è questo.

Gli Stati Uniti chiederanno all'Italia di non firmare?

L'Italia prenderà le sue decisioni, ma deve avere ben presente quale può essere il costo politico diplomatico che sarebbe costretta a pagare. Lo scambio commerciale e culturale tra Italia e Cina esiste già, non c'è bisogno di aderire ufficialmente alla Belt and Road.

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