L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 7 marzo 2019

NoTav - tutti lo sappiamo che è un'opera inutile a perdere MA è diventata una battaglia ideologica un modo per far pagare al M5S di esserci e di rappresentare i bisogni delle comunità italiane

post — 6 Marzo 2019 at 10:44

Alberto Poggio è uno dei tecnici di riferimento del movimento da Notav. Ingegnere, fa parte della commissione tecnica sulla Torino – Lione dei comuni della Valle di Susa e del Comune di Torino.


Professore, l’Italia sta per perdere trecento milioni perché volete bloccare il Tav?

Tutta la discussione in atto si basa su un presupposto inesistente: non vi è alcuna necessità o urgenza di lanciare alcun tipo di bando. Da giorni imperversa questa storia sulla base di presunte richieste della Commissione europea che minaccerebbe la revoca di contributi. Voglio essere chiaro: i trecento milioni di cui si parla sono già di fatto persi e non potranno essere recuperati in nessun caso.

Un’affermazione impegnativa

I fondi al centro dell’attuale discussione sono stati messi a disposizione per il periodo 2014-2019. Si tratta di contributi a parziale copertura di attività da completare entro il 31 dicembre 2019, con un’eventuale proroga di un anno. Una condizione impossibile da rispettare: anche lanciando le gare oggi, i lavori non potranno essere completati entro tale data. Il governo sta facendo una corsa per salvare qualcosa che non può essere salvato. Ma questo non è l’unico elemento che viene omesso.

Dica

Non è possibile in questo momento lanciare quelle gare rispettando gli accordi internazionali. Servono passaggi preliminari che non sono stati fatti: nell’accordo siglato tra Italia e Francia il 30 gennaio 2012 arti- colo 16 si legge: «La condizione preliminare per l’avvio dei lavori sulla sezione transfrontaliera è la disponibilità del finanziamento». Per far partire gli scavi del tunnel è necessario avere a disposizione tutti i soldi, ovvia- mente su un piano pluriennale, iscritti a bilancio. Lo Stato italiano lo ha fatto almeno in parte: nella legge di stabilità del 2013, governo Monti, ha definito l’approvvigionamento necessario per il tunnel di base. Così facendo l’Italia ha messo a disposizione il 27% del costo totale opera pari a 9,63 miliardi di euro. L’altra componente di disponibilità è quella che potrebbe arrivare dall’Europa: ma di firmato, messo a disposizione è solo l’attuale programma 2014-2019, pari al 6% del costo dell’opera. Tutto il resto è un auspicio, ipotesi, e non ha un riscontro concreto. La Francia non ha mai adottato alcun provvedimento di legge atto a garantire nel suo bilancio dello Stato l’approvvigionamento per i flussi necessari, su base pluriennale, per pagare il tunnel di base. Totale 33%, manca il restante 67%: non si può procedere all’avvio dei lavori.

L’analisi costi benefici? Non ne parla più nessuno. 

Che piaccia o no siamo in presenza di un risultato che evidenzia uno svantaggio notevolissimo: quando ci sono di mezzo svariati miliardi euro c’è poco da discutere. Per di più è la stessa Unione europea che prevede che lo strumento dell’analisi venga utilizzato dagli Stati per rivedere i programmi di investimento.

Gli imprenditori, e il sindacato, fanno pressione affinché si faccia

Se i 300 milioni sono persi – altrettanti lo furono nel 2013 da Ltf revocati dalla Commissione europea – questo non ha impedito l’avanzamento del programma. Se continuano a pensare al tunnel di base nella migliore del- le ipotesi, i famosi treni pieni di merci passeranno tra quindici anni se va bene. Oggi, i soldi persi potrebbero essere oggetto di una nuova contrattazione con l’Unione europea affinché si possano usare come potenziamento della linea esistente, dando un risultato a breve termine: credo che questo dovrebbe interessare il mondo imprenditoriale e sindacale.

Il governo potrebbe dar via libera ai bandi sostenendo che sono reversibili

Una storia priva di consistenza. Chi decide eventualmente di procedere a un diritto di non assegnamento? Dovrebbero essere entrambi i governi: ovvero impossibile, scenario irrealistico. Una favola alla quale non credono nemmeno coloro che la raccontano.

Il No al Tav potrebbe essere travolto da un referendum

Si può criticare il metodo e le ipotesi. Ma sarebbe molto curio- so se uno studio di carattere tecnico venisse sottoposto a referendum. E’ come sottoporre a votazione la diagnosi di un medico.

Eppure è in corso una battaglia politica senza precedenti tra M5s e Lega, forse l’unica.

Gli Stati, Italia e Francia, non hanno i soldi per fare l’opera. Sono annunci e contro annunci che non trovano riscontro, questa è la realtà.

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