L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 marzo 2019

Paragone ha voluto con forza la Commissione sulle banche, ora deve dimostrare di essere capace di alzare i tappeti e di arieggiare il Sistema

Popolare di Ragusa, Calvetti: lo tsunami su cui soffia Bankitalia come per BPVi. Paragone lo sa?

-3 Marzo 2019


Il progetto di Bankitalia, denunciato anche dal deputato vicentino Pierantonio Zanettin, di una super holding per le banche popolari non quotate, che vede potenzialmente interessati 17 istituti di tutta Italia, tra cui la Banca Agricola Popolare di Ragusa e la Banca Popolare di Bari, sembra tanto la riesumazione delle “fusioni” coatte in Banca Popolare di Vicenza di Veneto Banca di Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Banca Marche (oltre che di Marostica, poi salvatasi con Volksbanck) che Visco & c. volevano per nascondere le tante malefatte in capo, soprattutto, a Vicenza, tra cui storie di mafia e servizi.

La precedente commissione d’inchiesta parlamentare non ha voluto denunciare a sufficienza il marcio della situazione, la cui puzza si sentiva non da lontano un miglio ma anche a distanze siderali dai vari cda bancari, da Palazzo Koch e da chissà dove altro (c’è chi lo sa).

Quella commissione, made in Pier Ferdinando Casini (nomen omen) si distrasse (fu distratta?), infatti, dietro i gossip su Maria Elena Boschi, colpevole di aver mentito sul suo interessamento alla banca del padre e del territorio ma non così tanto da meritare tutti i fari su di sé per lasciare al buio le trame ben più preoccupanti dei suoi asseriti “attenzionamenti” su Etruria impropri o anche solo inopportuni.

Ma la prossima commissione si annuncia, però e fin d’ora, come capace solo di “fare ammuìna”, come direbbero a Napoli, visto che sta per nascere con la presidenza di un collega, l’ex direttore della Padania e vice di Libero, Gianluigi Paragone, (che si dice) bravo a dirigere talk show urlati, sistematicamente, però, cassati dai palinsesti dai suoi editori.

Gianluigi Paragone alla chitarra in tv

Su quegli editori, prima la Rai e ora Urbano Cairo per La7, Paragone, su cui siamo pronti a ricrederci quando mostrerà di sapere sulle banche ben di più di quanto scrisse nel suoi libro (ovviamente postumo e commerciale sui crac delle bande bancarie) e delle su ultime sparate (ignoranti) su Salvatore Bragantini, su quegli editori dicevamo il giornalista con la chitarra erutta anatemi parolai che ci fanno immaginare quale talk sarà quello da lui messo in piedi sul sistema bancario per la gioia del popolo dei like sulle foto dei gatti e sui titoli ad effetto, ma che ben si guardano dai contenuti sotto le foto e i titoli.

Ebbene se Banca d’Italia e tutto quello che c’è sopra, accanto e sotto, non tremò al pensiero dell’inchiesta senza… Paragone che, infatti, non fece… Casini, la vediamo ora già pronta a suonarle anche alla seconda commissione (che bello, però, fare commissioni per dare le colpo dei crac e non indennizzare i soci senza assumersene la responsabilità!).

E non a caso a contribuire allo stile ammuìna ci pensa anche Bankitalia con l’idea della mega popolare (con Sondrio, Valsabbina, Piacenza, Cividale, Sanfelice 1893, Valconca, Lazio, Fondi, Lajatico, Cassirate, Frusinate, Cortona, Bari, Puglia e Basilicata, Ragusa, Pugliese, Credito Popolare).

Ma se, dice Zanettin, questo sarebbe un calderone “senza contiguità territoriali, sparse ai quattro angoli della penisola, con modelli di business eterogenei, con centinaia di migliaia di soci, alcune delle quali impossibilitate da anni ad emettere nuove azioni” pensato perché, come ai tempi delle fusioni nella BPVi, saltate con quali danni lo sanno i soci, “la situazione di ciascuna si stemperi e si confonda con quella di tutte le altre, mischiando aziende decotte con altri istituti ancora sani in una notte in cui tutte le vacche sono nere” ascoltiamo anche l’avv. Sergio Calvetti che la scorsa settimana ha incontrato i soci, già, disperati della Banca Agricola Popolare di Ragusa.

Il legale trevigiano ci parla, infatti, di loro, delle similitudini, guarda caso, con quelli delle banche venete e ci fa rimpiangere di fare i giornalisti (denunciati perché ogni volta che spostiamo un lenzuolo di sotto c’è polvere cancerogena in quantità industriali) mentre gli avvocati, competenti business man come Calvetti o semplici azzeccagarbugli sponsorizzati da certe associazioni, che. almeno, denunciando chi ha prodotto quelle polveri, sottili ma anche no, portano a casa un po’ di “piccioli”, come si chiamano in Sicilia gli schei, trasformati anche lì in cartaccia sotto le mentite spoglie di azioni della Banca Agricola Popolare di Ragusa.

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