L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 27 aprile 2019

Gaetano Pedullà - La Lega ha uno scheletro dentro l'armadio, Giorgetti

La politica che piace alle mafie. Il caso Siri è troppo per continuare a far finta di niente


27 aprile 2019 di Gaetano Pedullà

Se non fossimo convinti che Matteo Salvini sia arcinemico dalla mafia non avremmo un attimo di indugio a chiederne con tutta la forza possibile l’uscita dal Governo, a costo di interrompere un’esperienza che in dieci mesi ha fatto più e meglio di intere legislature del passato. Ma con la mafia, cioè l’imposizione di un’anti-stato sullo Stato, non si fanno compromessi. Per quanto mi riguarda, questa è la promessa che feci a me stesso quando giovane cronista piansi sull’auto ancora fumante di Giovanni Falcone, sulla strada bombardata tra Palermo e Capaci. Salvini però è il leader di una forza politica che ha un sottosegretario indagato per aver preso dei soldi dal socio di un imprenditore, Vito Nicastri, in carcere con l’accusa di essere legato al capo di cosa nostra, Matteo Messina Denaro. Siamo garantisti e ci auguriamo che il sottosegretario Armando Siri esca a testa alta, ma sul piano politico il suo lavoro per far passare un emendamento utile a Nicastri è un dato di fatto, mentre sul piano giudiziario non possiamo che restare sbigottiti per la confusione generata da un giornale vicino alla Lega sulle intercettazioni in mano agli inquirenti. Questa storia, insomma, oltre che condizionare l’Esecutivo, sta avvelenando anche il lavoro dei magistrati. Troppo per far finta di niente. Se poi scopriamo che a Latina il clan mafioso dei Di Silvio ha fatto campagna elettorale per Salvini, ci chiediamo perché il vicepremier continui a non prendere le distanze, mentre sta diventando – che si renda conto o no – una speranza per quei criminali che da ministro dell’Interno deve combattere.

http://www.lanotiziagiornale.it/editoriale/la-politica-che-piace-alle-mafie-il-caso-siri-e-troppo-per-continuare-a-far-finta-di-niente/

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