L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 12 aprile 2019

Giulio Sapelli - non si può pretendere che un governo in carica da nemmeno un anno riesca a risolvere in pochi mesi i danni fatti nei vent’anni precedenti. La pubblica amministrazione l’hanno distrutta i governi del Pd, iniziando da Bassanini e finendo con la Madia

Def, parla l’economista Sapelli: “La direzione è giusta. Cosa manca per la crescita”


Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Def (Documento di Economia e Finanza), lo strumento con il quale il governo punta a tenere sotto controllo i conti pubblici stimolando nel contempo la crescita. Per le opposizioni il Def confermerebbe i fallimenti dell’Esecutivo con le stime di crescita allo 0,2%. Nella maggioranza continuano le fibrillazioni fra il ministro dell’Economia Giovanni Tria e i due leader Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il capo del Carroccio punta i piedi sulla flat tax, ma secondo le previsioni di Tria sarebbe impossibile dare via libera alla tassa piatta come chiede la Lega, scongiurando allo stesso tempo il temutissimo aumento dell’Iva o l’introduzione della patrimoniale. Per capirne di più abbiamo chiesto un parere al professor Giulio Sapelli, storico dell’economia, docente per molti anni all’Università di Milano e profondo conoscitore dei meccanismi legati alla crescita e allo sviluppo.

Da più parti si accusa il governo di aver ingannato gli italiani promettendo una crescita che invece non ci sarà. E’ davvero così?

“Prima di affermare che non ci sarà crescita forse è il caso di aspettare un po’. Certamente tutta l’Europa si trova in lenta ma costante recessione. In questi giorni mi trovo in Germania dove ho registrato grandissima preoccupazione perché la produzione industriale e le esportazioni sono in calo. Quindi è folle pensare che basti un Def per favorire la crescita. Sicuramente va detto che all’interno del Documento di economia e finanza ci sono delle misure di stampo socialdemocratico, che però da sole non possono bastare se non inserite in un disegno complessivo di politica economica. La flat tax per esempio anche qui in Germania è valutata molto positivamente perché diminuisce il carico fiscale alle imprese e alle famiglie. Quando c’è una caduta della crescita, bisogna fare di tutto per abbassare le tasse. In tutto il mondo si fa così, tranne che in Europa dove regna l’ordo liberismo”.

Quindi condivide la posizione della Lega che sta puntando i piedi sulla flat tax?

“Certamente, anche se va detto che la flat tax non basta se non si diminuisce la burocrazia. Ritengo tuttavia fuori luogo questo coro di voci latranti di tante prefiche che sembrano tifare perché la crescita non arrivi. Certo, nel Def c’è carenza di investimenti, questo va detto, mancano sia quelli pubblici che quelli privati, ma direi che comunque le misure introdotte vanno nella giusta direzione. Un tempo questo tipo di politica si definiva socialdemocratica, oggi faccio fatica a capire cosa si vuole”.

Sulla flat tax c’è chi fa notare che in realtà se ne parlerebbe soltanto in via teorica. La volontà di farla c’è ma l’attuazione è comunque rinviata alla prossima manovra. Quindi? E’ tutta campagna elettorale?

“La flat tax va fatta, c’è poco da dire, come va fatta una seria riforma della burocrazia. Non dimentichiamo che la pubblica amministrazione l’hanno distrutta i governi del Pd, iniziando da Bassanini e finendo con la Madia. Se la PA è ridotta male, e su questo non ci sono dubbi, non è certo per colpa di chi ha governato in quest’ultimo anno. La lotta politica è il sale della democrazia ma ci sono dei momenti in cui sarebbe molto utile abbassare i toni. Se continuiamo a latrare gli uni contro gli altri non ne usciremo mai. Ma non si può pretendere che un governo in carica da nemmeno un anno riesca a risolvere in pochi mesi i danni fatti nei vent’anni precedenti. Dovremmo imparare dai tedeschi, che a differenza nostra non stanno in perenne campagna elettorale”.

Il ministro Tria pare consideri impossibile introdurre la flat tax senza aumentare l’Iva. E’ davvero così?

“Penso che Tria stia sbagliando. Il suo compito è quello di negoziare con l’Europa, senza battere i pugni sul tavolo ma senza inginocchiarsi ai piedi di Macron e la Merkel. Deve far capire che è necessario dare fiducia all’Italia concedendo anche qualche punto percentuale in più nel rapporto deficit- pil. Altrimenti rischiamo di fare la fine di Tsipras che dopo aver sollevato in Grecia un enorme polverone e acceso tante aspettative nella popolazione, alla fine si è adeguato al fiscal compact. La Lega ha il grande merito di non aver votato il pareggio di bilancio europeo e Tria questo dovrebbe tenerlo bene a mente quando si trova a confronto con Salvini. Devo dire che il ministro dell’Economia fino ad oggi ha agito molto bene, ora però faccia uno sforzo ulteriore per impedire che in Europa distruggano quel poco di buono che stiamo costruendo. L’Iva colpirebbe pesantemente i consumi e sarebbe come togliere con una mano ciò che diamo con l’altra”. 

Aiuti alle imprese, ma anche alle famiglie il Def sembra riservare grande attenzione. E’ positivo?

“Certamente, si tratta di misure davvero progressiste. La cosa importante alla fine è quella di far continuare a pagare le tasse ai ricchi. Le famiglie sono le prime ad avere bisogno di più soldi visto che devono provvedere alla crescita e all’educazione dei figli e hanno tutto il diritto di veder ridotto il proprio carico fiscale. Attenti però a non confondere la flat tax per le imprese con l’abbassamento del carico fiscale delle famiglie, perché sono due misure differenti”.

E’ giusto abbassare le tasse alle famiglie più numerose?

“Assolutamente sì, perché viviamo una crisi demografica senza precedenti. In tutti i Paesi del mondo le famiglie più numerose sono aiutate, noi invece che siamo quello a più alta densità cattolica, abbiamo fatto poco o nulla. E’ il momento di invertire decisamente rotta incentivando le coppie a fare figli e mettere fine al drammatico inverno demografico. In questo per una volta dovremmo seguire i francesi”.

Un governo definito in Europa di destra estrema che sta facendo politiche socialdemocratiche. Alla fine si riscoprirà di sinistra?

“Non esageriamo. Sicuramente le misure che sta mettendo in campo sono tipiche delle socialdemocrazie, su questo non ci piove. Ma per completare l’opera occorrono gli investimenti e una forte politica di riduzione della burocrazia. Altro errore da evitare è l’istituzione della commissione di inchiesta sulle banche che rischia di diventare un’autentica bomba atomica che scoraggerà gli investitori, soprattutto quelli stranieri. Il Governatore di Bankitalia Visco su questo punto deve tenere duro”.

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