L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 15 aprile 2019

Il fulcro del potere del corrotto euroimbecille Pd sono state le regioni e attraverso queste la sanità pubblica e privata dove si è consolidato il Sistema massonico mafioso politico

REGIONI NEI GUAI

Cade il muro delle ultime giunte Pd

Si allarga l'inchiesta sulla concorsopoli rossa in Umbria: "Presto sviluppi clamorosi". Calabria, Sicilia, Basilicata, Puglia: quanti governatori Dem sono finiti sotto indagine

di Luca Rocca
14 Aprile 2019


La mega inchiesta che ha travolto i vertici del Partito democratico in Umbria, coinvolti nel presunto scandalo dei concorsi truccati nella sanità, fa rimpiombare i democrat nell’incubo giudiziario dal quale, negli ultimi tempi, sembravano essere più o meno usciti. Quella umbra, infatti, è solo l’ultima di una serie di indagini che, in svariate regioni italiane, ha colpito al cuore il partito fondato da Walter Veltroni ormai 12 anni fa, e stavolta rischia seriamente di vanificare il tentativo del neo segretario Nicola Zingaretti di ridare ossigeno a un partito quasi moribondo.

Appena quattro giorni fa, ad esempio, è saltato fuori che il presidente Pd della Regione Puglia, Michele Emiliano, è sotto inchiesta con il suo capo di gabinetto, Claudio Stefanazzi, per una vicenda attinente a una fattura da 65mila euro pagata da due imprenditori baresi a una agenzia di comunicazione che ha curato proprio la campagna elettorale del governatore per le primarie del 2017. Emiliano, subito dopo la deflagrazione della notizia sui giornali, ha dichiarato di aver fornito «piena collaborazione al fine di consentire l’acquisizione di tutti gli elementi utili, nella convinzione di avere operato con assoluta correttezza e rispetto delle leggi».

Ma il governatore pugliese non è l’unico presidente di Regione Pd ad avere grane con la giustizia. Con lui, infatti, c’è anche Mario Oliverio, che da qualche anno guida la giunta calabrese. Il 17 dicembre scorso il «lupo della Sila», così lo chiamano da anni in terra calabra, si è svegliato con sul capo l’obbligo di dimora nel Comune di residenza, San Giovanni in Fiore (Cosenza), firmato dal Gip distrettuale di Catanzaro, Pietro Carè, nell’ambito di un’operazione della Guardia di Finanza, denominata «Lande desolate», in materia di appalti pubblici (in particolare la realizzazione della sciovia di Lorica e dell’aviosuperficie di Scalea). L’accusa contestata dalla Dda di Catanzaro, diretta dal procuratore capo Nicola Gratteri, è di abuso d’ufficio. Per la procura, ci si trova di fronte a...

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