L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 14 aprile 2019

La Fratellanza musulmana è Sharia

I FRATELLI MUSULMANI DALLE ORIGINI A OGGI

Di Alessandro Balduzzi
- 12 Aprile 2019


Puoi leggerlo in 3 min.

In 3 sorsi – Un breve excursus storico sulla nascita e l’evoluzione del movimento dei Fratelli Musulmani. Le loro origini sono utili a comprendere le dinamiche attuali e la loro diffusione nel mondo arabo-islamico.

1. I FRATELLI IN EGITTO: DALLE ORIGINI A NASSER

L’organizzazione dei Fratelli Musulmani nasce nel 1928 sulle sponde del canale di Suez, a Ismailia, per iniziativa di Hassan al-Banna. L’ideologia alla base del neonato raggruppamento è duplice. Da una parte l’afflato patriottico che mira alla liberazione dell’Egitto dal controllo britannico. Dall’altra la volontà di restaurare l’Islam delle origini e porlo al centro della società. In un’epoca in cui una parte consistente di intellettuali musulmani suggerisce che il divario tra mondo arabo-islamico e occidente si possa colmare con un passo indietro dell’Islam dalla sfera pubblica, i Fratelli Musulmani premono, al contrario, affinché si collochi la religione al cuore dello Stato. Questo pensiero viene così riassunto da due dei motti più usati dall’organizzazione: «Dio è il nostro obiettivo, il Profeta è il nostro capo, il Corano è la nostra legge, il jihad è la nostra via, morire nella via di Dio è la nostra suprema speranza» e «L’Islam è la soluzione». La Fratellanza professa il destino manifesto dell’Islam, quello di recare con sé giustizia sociale, sradicare la povertà, la corruzione e il peccato in nome della legge coranica. La penetrazione dei Fratelli Musulmani all’interno della società egiziana ha successo grazie alla diffusione di centri che non solo si occupano di educazione religiosa, ma forniscono anche assistenza economica ai poveri. Un’accoppiata che consente ai seguaci di al-Banna di godere di ampia popolarità tra le classi più svantaggiate. Presto la crescita di sostenitori rende i Fratelli invisi alla monarchia: nel 1948 l’organizzazione viene dichiarata illegale e l’anno seguente il suo fondatore viene ucciso.

2. LA FRATELLANZA TRA VITTORIE POST-RIVOLUZIONARIE E REPRESSIONE SOTTO AL-SISI

Con la presa del potere da parte degli Ufficiali Liberi, si apre un brevissimo periodo di tolleranza nei confronti dei Fratelli, destinato però a finire dopo un attentato a Gamal Abd al-Nasser di cui sono accusati. La successiva campagna di arresti, torture e condanne a morte (tra cui quella del massimo teorico del movimento, Sayyd Qutb) e la relativa fuga dei dirigenti all’estero darà un impulso decisivo all’internazionalizzazione dei Fratelli. Dopo un’apertura sotto Anwar Sadat, in Egitto i Fratelli musulmani emergono gradualmente come la prima forza d’opposizione de facto al Governo di Hosni Mubarak. Un’affermazione politica che raggiunge l’apice dopo la rivoluzione egiziana del 2011, con la fondazione del partito Libertà e giustizia e la successiva elezione del fratello Muhammad Morsi a capo dello Stato. Una parentesi di breve durata, interrotta bruscamente da nuove manifestazioni di piazza a tutela della laicità dell’Egitto e soprattutto dall’intervento dell’esercito, che destituisce Morsi. La salita alla massima carica dello Stato da parte del generale Abd al-Fattah al-Sisi significa per la Fratellanza Musulmana ripiombare nell’illegalità e ricominciare a subire persecuzioni.

3. I FRATELLI MUSULMANI NEL MONDO ARABO-ISLAMICO

La presenza e l’influenza dei Fratelli Musulmani non si riduce al solo Egitto. Partiti più o meno ispirati alla creazione di al-Banna si possono trovare in Paesi come la Tunisia (al-Nahda), l’Algeria (Movimento della società per la pace), la Giordania (Fronte Islamico d’Azione) o il Marocco (Partito della giustizia e dello sviluppo). Da citare la sanguinosa repressione della rivolta del 1982 da parte dei Fratelli Musulmani di Siria a Hama, città che Hafez al-Asad ordinò di bombardare. La compagine più nota è pero Hamas, operativo in Palestina dal 1987. Il carattere islamista di questa formazione si contrappone alla laicità professata da al-Fatah. Una competizione che vedrà Hamas superare la forza guidata da Yasser Arafat alle elezioni parlamentari del 2005 interne all’Autorità nazionale palestinese. La convivenza tra i due schieramenti dura poco, sfociando in uno scontro aperto nel 2007, alla fine del quale gli islamisti prendono il controllo della Striscia di Gaza – controllo che detengono tuttora. Di fatto impegnata nella lotta armata contro Israele, Hamas è ritenuta un’organizzazione terroristica da Usa, Egitto, Unione Europea, Canada, Giappone e dallo Stato ebraico. Tra i principali sostenitori – e finanziatori – della Fratellanza Musulmana figurano Turchia e Qatar. Ispirato ai Fratelli è il Partito della giustizia e dello sviluppo, il cui leader Recep Tayyip Erdoğan occupa il posto che fu di Mustafa Kemal Atatürk. Sia la Turchia che il Qatar sfruttano la rete di movimenti riconducibili alla Fratellanza per estendere la propria influenza geopolitica. Una strategia che è costata a Doha l’isolamento, in un braccio di ferro con l’Arabia Saudita e i suoi alleati nel Consiglio di cooperazione del Golfo per la leadership del fronte musulmano sunnita. Proprio la varietà del panorama della Fratellanza Musulmana impedisce di farne un bilancio complessivo che ovviamente rischia di essere semplicistico e mistificatore. La rinuncia alla lotta armata presenta caratteri ambigui e i dirigenti delle varie compagini che si rifanno ad al-Banna oscillano tra islamizzazione dal basso a programmi estremistici, forse alla ricerca di un equilibrio che permetta loro di presentarsi né come fondamentalisti né come svenduti all’Occidente.

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