L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 12 maggio 2019

Alain de Benoist - Macron il politico di paglia

L’intervista. Alain de Benoist: “Nostre-Dame bruciava e pensavo a Dominique Venner”

Pubblicato il 11 Maggio 2019 da Nicolas Gauthier (traduzione Barbadillo)

Categorie : Le interviste Politica

Alain de Benoist

L’intervista ad Alain de Benoist firmata da Nicolas Gaultier per Boulevard Voltaire

Vorrei farle una breve domanda su una serie di eventi recenti. E, la prima, è sull’incendio di Notre-Dame de Paris.

“La Madonna in fiamme, colpita nel coro, è l’immagine stessa della cristianità di oggi. Cos’altro possiamo dire che non è già stato detto? Penso a Dominique Venner e rileggo Péguy”.

La fine del “grande dibattito” e la conferenza stampa di Emmanuel Macron, che non sembra convincere due su tre francesi?

“Il capo dello stato sbagliava a prendere i francesi per i mougeon (metà pecore e metà piccioni). Micron, dimissioni!”.

Il movimento di giubbotti gialli, viene regolarmente descritto come “a corto di vapore” e generatore di “violenze inaccettabili”. Che ne pensa?

Un movimento pacifico, “bonario” non avrebbe ottenuto un decimo di quello che i giubbotti gialli hanno ottenuto, anche se nessuna delle loro richieste essenziali è stata soddisfatta ancora. La violenza (non intendo quella dei “casseurs” di professione) a volte è l’unico modo per essere ascoltati. 14 luglio 1789, la presa della Bastiglia non è stata una passeggiata per la salute! Rivedete le riflessioni sulla violenza di Georges Sorel. In ogni caso, questa violenza popolare è poco paragonabile alla violenza sistemica dei predatori impiegatizi, degli assassini dell’identità, dei distruttori sociali e dei padroni del profitto. Per quanto riguarda gli affanni dei giubbotti gialli, si tratta, nel migliore dei casi, di una pausa prima delle prossime battaglie. In tutta Europa, le classi medie stanno scomparendo e le persone stanno sopportando le conseguenze delle politiche di austerità. Nella nostra società a forma di clessidra, la ricchezza si sta accumulando sempre più in alto, mentre la povertà e la precarietà sono in costante aumento verso il basso. Le stesse cause producono gli stessi effetti, ci stiamo muovendo verso una rivolta sociale generalizzata.

L’informatore Julian Assange è stato consegnato dall’Ecuador alle autorità inglesi che lo hanno già condannato a un anno di prigione, mentre gli americani hanno emesso un mandato di arresto nei suoi confronti…

“Gli Stati Uniti hanno acquistato Assange per $ 10,2 miliardi di credito attraverso il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Un paese degno di questo nome avrebbe immediatamente dato asilo al fondatore di WikiLeaks. Come tutti i “debitori” verso la Casa Bianca, la Francia si è naturalmente astenuta. Ha altre richieste di asilo per elaborare…”.

In Sud America si registra il deterioramento della situazione in Venezuela e il riconoscimento da parte della “comunità internazionale” di Juan Guaidó come presidente autoproclamato di questo paese al posto di Nicolás Maduro, ancora due volte presidente eletto.

“Maduro ha dei bei baffi rivoluzionari messicani, ma è sicuro di non avere né il carisma né il talento di Hugo Chávez. Detto questo, è ancor più certo che gli Stati Uniti abbiano fatto e continuino a fare tutto quanto è in loro potere per rovinare e soprattutto controllare il Venezuela, il paese che ha le maggiori riserve di idrocarburi del pianeta. L’intera questione è se gli americani lanceranno una guerra per imporre il super liberale Juan Guaidó, un golpista con un abito a tre pezzi che doveva essere in prigione da molto tempo. Emmanuel Macron consigliò a Maduro di dimettersi e cedere alle “pressioni di strada”. Maduro avrebbe potuto replicare che, confrontando i sei mesi della rabbia dei glet gialli francesi – proprio come la banda di Bouteflika a quella del popolo algerino – Macron non ha che da dare l’esempio (dimettendosi, ndr)”.

Cosa pensa delle nuove sanzioni economiche decretate da Donald Trump, non solo contro Caracas e Mosca, ma anche l’Avana e Teheran?

“Questi sono tutti atti di guerra diretti contro le società commerciali francesi ed europee che commerciavano in dollari con il Venezuela, Cuba o Iran, o facevano investimenti, e che ora sono tenuti ad allinearsi con i dettami di Washington nel nome del principio non plausibile di extraterritorialità della legge americana. In termini di politica estera, l’unilateralismo trumpiano risulta ogni giorno più detestabile”.

La storia infinita della Brexit: la Gran Bretagna sarà, o no, fuori dall’Europa?

“De Gaulle aveva ragione: per cominciare, non si sarebbe mai dovuti entrare”.

Papa Francesco è imbarazzato dallo scandalo degli attacchi pedofili da parte dei sacerdoti?

“Sicuramente vi sorprenderò, ma penso che non ci siano più problemi di pedofilia nella Chiesa. Esiste, tuttavia, un grave problema di “ebefilia omosessuale”. La pedofilia è definita come attrazione sessuale per bambini, ragazzi o ragazze immaturi. Oltre l’80% delle aggressioni sessuali che coinvolgono il clero riguardano adolescenti pubescenti, di età compresa tra 12 e 18 anni, e quasi esclusivamente maschi. Sono minorenni, non bambini. Non osiamo dirlo per non essere etichettati come “omofobi”, ma il libro di Frédéric Martel lo conferma. In queste circostanze, porre fine al celibato dei preti non favorirebbe il matrimonio gay! Ricorderò anche che, contrariamente a quanto spesso si crede, i preti non pronunciano un voto di castità. Questo voto è riservato ai monaci, cioè ai membri del clero regolare (in contrasto con il clero secolare)”.

http://www.barbadillo.it/82554-lintervista-alain-de-benoist-nostre-dame-bruciava-e-pensavo-a-dominique-venner/

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