L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 maggio 2019

Gli statunitensi prima rompono unilateralmente gli accordi e poi mandano i soldati ... se non è imbegillagine questo...

Alta tensione nel Golfo Persico: «Sabotate 4 navi». Tensioni Usa-Iran

Quattro imbarcazioni, tra cui una petroliera, sarebbero state sabotate nel Golfo di Oman. Teheran sottolinea la «fragilità della sicurezza». E gli Usa hanno mobilitato una task force per rispondere a possibili azioni da parte dell’Iran


I danni sulla petroliera Andrea Victory, una delle navi che secondo le autorità sarebbe state vittime di un atto di sabotaggio nel Golfo di Oman (AFP)

Il Golfo Persico è «agitato». A muovere le acque strategiche i movimenti militari, la guerra psicologica e gli episodi di tensione. Gli Emirati, dopo una giornata di smentite, hanno annunciato ieri che quattro navi sarebbero state vittime di sabotaggi nel Golfo di Oman. Lunedì mattina l’agenzia ufficiale saudita ha aggiunto che due petroliere hanno riportato danni significativi sempre a causa di un attacco. Una delle unità era diretta negli Usa. Non è chiaro se i fatti siano collegati. Una storia ancora piena di ombre dove non sono chiari gli “attori” e gli eventi. Secondo Intertanko, associazione del settore petrolifero, vi sono foto che mostrano squarci sugli scafi di almeno due navi e un breve video rilanciato via twitter mostra una falla nella parte poppiera, nel settore del timone, della norvegese “Andrea Victory”. Un dettaglio confermato dalla Thome Ship Management.

Il primo allarme è scattato in mattinata quando alcuni siti mediorientali pro-Iran hanno diffuso una notizia clamorosa: nel porto di Fujairah, uno dei più importanti della regione, si erano verificate numerose esplosioni, coinvolte sei o sette petroliere mentre in cielo sfrecciavano caccia Usa e francesi. La news, rilanciata da Sputnik, non era però accompagnata da dettagli, foto, immagini o testimonianze. Un mistero che sembrava essere rientrato con un comunicato delle autorità locali che negava qualsiasi incidente o attentato.

Il quadro è cambiato quando è uscita una dichiarazione ufficiale degli Emirati Arabi, precisazione con alcuni elementi: le 4 navi, l’assenza di fuoriuscita di petrolio, il sabotaggio avvenuto a est di Fujariah. Quindi l’impegno a far luce sui responsabili. Quindi il successivo dell’agenzia saudita sui danni a due unità. Interessante la reazione da Teheran, dove un alto esponente del Parlamento, ha sottolineato la «fragilità della sicurezza» lungo la via d’acqua, quasi a voler irridere i nemici regionali. Parole che trovano sponda in quanto sta avvenendo, negli ultimi giorni nello scacchiere. Altre fonti di Teheran hanno messo in guardia su manovre destabilizzanti e non hanno escluso la mano di forze esterne, per questo è necessaria - hanno aggiunto - un’indagine profonda.

Il Pentagono ha mobilitato una task force aeronavale – con portaerei, unità d’assalto anfibio, bombardieri B52 – in risposta a possibili azioni da parte dell’Iran e delle milizie alleate. Una mossa innescata da una imbeccata dell’intelligence israeliana e dai movimenti di un mercantile con a bordo forse dei missili. La decisione del Pentagono è stata letta come una nuova prova di forza di Trump verso gli ayatollah, anche se diversi osservatori hanno parlato di gesto più di pressione psicologica che reale.

Sono tanti gli interrogativi. A cominciare dalla dinamica e dalle conseguenze reali. Come sono state danneggiate le unità? Con delle cariche esplosive o con altri mezzi? I ribelli sciiti Houti, sostenuti dell’Iran, hanno mostrato in passato di avere capacità «marittime» (mine, sub, trappole esplosive), anche se la loro area di operazioni non è vicina. I sabotatori si sono mossi su qualche «vascello» locale, tipo dhow? Siamo davanti ad una provocazione per mettere in difficoltà Teheran, avversaria degli emiri sunniti e dell’Arabia Saudita? Le prossime ore aiuteranno a decifrare meglio cosa sia avvenuto in un settore critico. Un esperto di guerra subacquea da noi consultato, esaminando le foto della Andrea Victory, non ha escluso neppure che si sia trattato di una collisione o di “un taglio meccanico”. Ma sono ovviamente osservazioni preliminari.

13 maggio 2019 (modifica il 13 maggio 2019 | 17:47)

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