L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 maggio 2019

I dazi degli Stati Uniti non hanno forza politica sono azioni difensive, hanno mandato a carte e 48 la loro industria e ora se la prendono con gli altri. Cialtroni è dir poco

Come procede la guerra a colpi di dazi, annunci e tweet fra Usa e Cina

13 maggio 2019


Mosse e contromosse fra Stati Uniti e Cina nella guerriglia mediatica e commerciale

La Cina ha annunciato le attese contromisure alla decisione americana di far salire i dazi sui prodotti cinesi importati nel paese: Pechino – si è appreso oggi – intende aumentare i dazi su beni americani del valore di sessanta miliardi di dollari a partire dal prossimo primo giugno.

La decisione di Pechino è arrivata solo poco dopo un tweet di Donald Trump, nel quale avvertiva direttamente Xi Jinping che la Cina sarà “colpita in modo molto duro” se non sarà raggiunto un accordo commerciale con gli Stati Uniti.

“Io dico in modo aperto al presidente cinese ed a tutti i miei molti amici in Cina che il suo Paese sarà colpito in modo molto duro se non farete un accordo, perché le società saranno costrette a lasciare la Cina per altri Paesi”, ha scritto Trump, aggiungendo che i nuovi dazi renderebbero “troppo caro comprare in Cina”. “Avevate un grande accordo, quasi completato, ed avete fatto marcia indietro”, ha detto ancora, tornando ad accusare Pechino di aver mandato all’aria negoziati quasi conclusi.

Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA HA ANNUNCIATO LA CINA

La Cina ha annunciato che su alcuni beni Usa per un totale di 60 miliardi di dollari graveranno dal primo giugno Dazi maggiorati. Lo si legge in una nota del ministero del Commercio.

TUTTI I DETTAGLI SULLA REAZIONE DI PECHINO

La decisione, spiega una nota, è maturata all’interno della Commissione sulle tariffe doganali del Consiglio di Stato (governo cinese) dopo la mossa americana che, efficace da venerdì, ha portato i Dazi dal 10% al 25% sull’import di 200 miliardi di dollari di beni ‘made in China’. Queste ultime sono considerate “in contrasto col consenso delle parti di risolvere le divergenze commerciali attraverso consultazioni, ledendo gli interessi di entrambe le parti e non soddisfacendo l’aspettativa generale della comunità internazionale”. A difesa del sistema commerciale multilaterale e dei suoi diritti e interessi legittimi, “la Cina deve adeguare le tariffe su alcuni beni importati dagli Stati Uniti”.

LA LUNGA LISTA

Nel complesso, si tratta di una lunga lista di 2.493 beni, colpiti da Dazi al 10%, al 20% e al 25%. L’adeguamento alle misure tariffarie è “una risposta all’ unilateralismo e al protezionismo” degli Usa. La Cina”spera” che la parte americana torni alle consultazioni con sforzi congiunti nella stessa direzione “al fine di raggiungere un accordo reciprocamente vantaggioso sulla base del rispetto”.

LA REPLICA DI TRUMP

Donald Trump mette in guardia la Cina sui dazi: in caso di ritorsioni “sarà ancora peggio”. In una serie di tweet il presidente americano afferma che l’accordo commerciale fra Stati Uniti e Cina era quasi completo quando Pechino ha deciso di fare un passo indietro. Poi Trump si rivolge ai consumatori americani: “Non c’è alcun motivo per pagare i dazi. Possono essere completamente evitati se si acquistano prodotti da Paesi che non hanno tariffe o se si acquistano prodotti americani”.

CHE COSA HA TWITTATO TRUMP

“Ho detto apertamente al presidente Xi e ai miei amici in Cina che la Cina sarebbe stata colpita duramente in caso di mancato accordo commerciale perché le aziende sarebbero state costrette a lasciare il paese”, twitta Trump, precisando che “molte aziende potrebbero lasciare la Cina per il Vietnam o altri paesi asiatici. Non resterà nessuno in Cina per fare affari. Molto male per la Cina, molto bene per gli Stati Uniti! La Cina si è approfittata di noi per molti anni”.

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