L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 maggio 2019

Il Fanfulla per coprire sempre di più il lavoro sottotraccia del Giorgetti che continua a creare trame di potere e non solo è costretto a rilanciare a vanvera senza strategia ma solo tattica

POLITICA
09/05/2019 13:57 CEST

Salvini attacca su migranti e cannabis, Di Maio: "Siete in paranoia per i sondaggi"
Il ministro del Lavoro: "Basta provocazioni dal Carroccio". La Lega apre più fronti dopo la revoca di Siri

HuffPost

TONY GENTILE / REUTERS

Nella Lega “evidentemente dopo aver visto gli ultimi sondaggi che davano in ripresa il Movimento sono andati in paranoia”. Lo scrive su Facebook il leader di M5s Luigi Di Maio. “Non a caso - sottolinea - hanno ricominciato a parlare di grembiulini, armi, province e ora arrivano persino ad inventarsi che siamo a favore della droga (che è folle solo pensarlo). E vedrete che fra poco inizieranno a buttare in mezzo altre provocazioni. Mi dispiace davvero che si arrivi a questo, ovvero a sparlare di tutto pur di riprendere qualche voto in più”.

Dopo la revoca dell’incarico di sottosegretario ai Trasporti ad Armando Siri, la Lega ha aperto diversi fronti con l’alleato di Governo M5S: “Sulla giustizia è chiaro che i 5stelle hanno un atteggiamento diverso a seconda delle città evidentemente”. Così Matteo Salvini al Gr Rai alla domanda sul fatto che Armando Siri è stato fatto dimettere e Virginia Raggi no. Salvini nega anche che il governo sia a trazione M5S: “Il superamento della legge Fornero, la legittima difesa, il blocco degli sbarchi, la flat tax per le partite iva, le telecamere negli asili nido, la pace fiscale con Equitalia per 2 milioni di persone, sono nel programma della Lega ed è ciò che interessa ai cittadini”.

Lo stesso Salvini ha poi chiesto ai grillini il ritiro della proposta di legge sulla cannabis: “Combattere la droga significa anche combattere la mafia come dimostrano gli arresti delle ultime ore contro il clan Casamonica”. Così il vicepremier Matteo Salvini risponde a Luigi Di Maio chiedendo che “il senatore dei 5 Stelle Mantero ritiri la proposta sulla droga libera”. “Non è nel contratto di governo - conclude il ministro dell’Interno - e non voglio lo Stato spacciatore”.

Poi ha attaccato la ministra della Difesa Trenta sui migranti: il vicepremier leghista sta seguendo “la vicenda di una nave della Marina militare che, in acque libiche, ha raccolto 40 immigrati” e ha confermato che non darà l’autorizzazione allo sbarco in porti italiani. Quindi, senza mai nominare la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, si è chiesto: “Perchè in acque libiche, peraltro pattugliate dalla guardia costiera libica, che ieri in pieno Ramadan, ha soccorso, salvato e riportato indietro più di duecento immigrati?”. Il ministro ha, dunque riaperto un nuovo fronte con la collega del M5s, con la quale aveva polemizzato di recente sul controllo dei flussi migratori e ne fa un nuovo caso: “O si lavora tutti nella stessa direzione - ha spiegato -, oppure non può esserci il ministro dell’Interno che chiude i porti e qualcun altro che raccoglie immigrati”. “Quindi è vero che bisogna chiarire alcune vicende all’interno del governo”, ha concluso Salvini, che ha parlato con i giornalisti a margine di un suo comizio elettorale in Piazza del Popolo a Pesaro.

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