L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 maggio 2019

Il Poliscriba una razza in estinzione - Cicciolina piange

L’uso improprio di Pito Pito ... l’uso appropriato di Cicciolina [Il Poliscriba]


[Il Poliscriba]
9 maggio 2019

“La signora Staller non ha mai avuto nessun rapporto sessuale con cavalli o altri equini come per anni si è voluto far credere”

Lorenzo Croce, nota gola profonda del porno all’italiana

Azz! … la liberazione sessuale.
Odio le statistiche sull’attività sessuale degli umani.
L’uomo è l’unico mammifero che conteggia i propri accoppiamenti, l’unica bestia che li suddivide in base agli orientamenti contro la sua stessa natura, santificando quelli più perversi, demonizzando quelli etologicamente normali che, contro la verginità e la castrazione morale, riempiono le culle e svuotano il paradiso.
L’uomo è un edema sulla crosta terrestre, un’eccezione animale che conosce la via della distorsione sensoriale, lastricandola di cattive intenzioni, cattivi pensieri, farneticando di uguaglianze laddove si ravvisano solo differenze, riscontrando omogeneità nel ricolmo fiorire di diversità biologiche, mentali, sociali, genetiche che definire razziali sarebbe uso corretto dell’intelletto e del sano osservare incontaminato da propaganda politica o scientifica.

Cicciolina si dimenava sui palchi e i maschi si masturbavano.

Moana Pozzi si offriva a mezzo Parlamento, scopata dai potenti, mentre gli ominicchi nel girone degli impotenti si smanettavano ancora, silloge di un’ erezione collettiva previagra.
Le pornostar italiane sculettavano davanti agli ultimi fuochi d’artificio virile, segnanti la prossima fine del maschio latino; mentre le colleghe importate d’Ungheria, l’imminente crollo dell’URSS e la nascita della pornomafia balcanica che, antisemiti seminatori d’odio imputavano essere un obiettivo dello ZOG ebraico, viste le ascendenze giudaiche della Henger e la storia “sentimentale” con il noto filonazista, poi ritornato all’Islam, Dagoberto Husayn Bellucci … e le contraddizioni incalzano.
La testa di ca ... ops! di ponte di questo affare miliardario, dai risvolti fortemente orientati verso la decostruzione del maschio occidentale, di cui si è largamente parlato in questo blog, sarebbe stato lo smunto anemico Schicchi, quello della massima erotica: “La pornografia è lo specchio della società”, il frontman rivoluzionario della band a luci rosse, il Larry Flynt de' noantri, il Casaleggio della vulva, aureolato da tutti i santi liberatori d’Italia dal giogo clericale, bacchettone e sessuofobo presessantottino.
Che tristezza; se interrogati, quasi nessuno dei segaioli che lo ha reso ricco e con lui schiere di acrobati del kamasutra più maniacale, lo ricorda se non per l’appena citata signora Fottemberg, della parodia dell’Ispettore Derrick, triturata dal sarcasmo pecoreccio a doppio senso dei due Max, Tortora e Giusti: “Harry, chi è meglio: io o il tenente Colombo? Sempre lei, ispettore. Bravo, Harry! Si vede il tupè? No, ispettore”. Madame, che oggi si è riciclata, come altre sue note colleghe, nei format per meteore spente, ricollocate per motivi di portafoglio e per evitare alienazioni di beni immobili duramente conquistati a colpi di marchette, minacciati da esproprio fiscale, attraverso il sapiente riciclo che i loro pasciuti agenti sanno spremere dai vecchi fasti, in ossequio alle rimembranze ormonali degli onanisti tutti che, dopo anni di inveterate prugne, hanno imboccato le strade solite dei mariti comuni, collocandosi sui vari gradini della decadente, frustrata società occidentale: divorzista, abortista, genderista, sessualmente liberata e sterilmente iperattiva.
È di poche settimane fa l’ingresso della Ilona radicale, ex deputata vantante il triste primato di prima pornodiva al mondo ad entrare in un Parlamento, che non poteva che essere quello italiano, nel gossip per sciacquette vegane radicalanimaliste, scandalizzate per la brutta fine del boa constrictor Pito Pito che ella usava per i suoi spettacoli rompitabù, al limite della zoofilia o zoerestia che dir si voglia.
Un’entrée evidentemente studiata che io condivido, perché la Staller ha ragione da vendere a voler indietro il suo vitalizio “sudato” sugli scranni della democrazia; obolo per obolo, non vedo perché la sua rivendicazione dovrebbe essere meno forte di quella di una Iervolino.
Biondissima paladina dell’ossitocina, idealista gaudente, amante incondizionata del puro atto benefico del coito, pulzella di Budapest, ebete femen antelitteram, non ha dovuto impegnarsi cerebralmente in un distinguo filosofico tra prostituzione mediatica e politica, tra offerta di corpo e di prebende: il mestiere non cambia, mutano solo tariffe e clienti.
Piena di debiti e non più di liquidi seminali o scaglie d’ofide, per non divenire preda del fisco o dell’ufficiale giudiziario, ingegnandosi di salvare dal sequestro il suo attico sulla Cassia, oggi è disposta a incontrare a cena, face to face, ciò che rimane dei suoi sfatti adoratori, decisa a mettere all’asta una collezione di mutandine usate.
Lo scandalo fa notizia, o semplicemente letame improduttivo; Cicciolina fa quello che sa fare meglio: si vende, vende tutto, fa uso appropriato della fine di se stessa come sempre ha fatto.
La signora Staller, imborghesita dal vecchio successo, sodomizzata dalla vita fuori dal set, è rimasta senza mutande, e di dar via il didietro, chissà perché, non ha più nessuna fregola.
Sfama chi deve sfamare, arricchisce ancora un pochino chi si nutre delle carcasse dello showbiz.
Resta pur vero il detto che, se la merda fosse oro, i poveri non avrebbero le chiappe.

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