L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 maggio 2019

La corruzione è nel dna dell'euroimbecille PD certamente non è il burocrate Zingaretti che ne cambia la natura


Corruzione, Di Maio attacca il Pd: “Ha cambiato volto ma non la sua natura. Il silenzio di Zingaretti sulle inchieste ricorda quello di Renzi sulla Boschi”. E alla Lega: “Mandi via gli indagati” 

16 maggio 2019 dalla Redazione


“Il Pd in queste settimane si è tenuto il presidente della Regione Calabria, indagato per corruzione su sanità e appalti. In Umbria c’è stato uno scandalo vergognoso e il silenzio di Zingaretti sulle indagini che stanno attraversando il Pd ricorda molto, o peggio ancora, il silenzio di Renzi sulla Boschi. Il Pd ha cambiato il volto ma non la sua natura”. E’ quanto ha detto il vicepremier, Luigi Di Maio, nel corso di una diretta sulla sua pagina Facebook.

“Questo – ha aggiunto il leader del M5S – è il partito con cui si sta dicendo in questi giorni che vogliamo fare un’alleanza? Con un partito che è lo stesso partito renziano ma ha solo cambiato il volto. Un partito che si è alleato con Cirino Pomicino in Campania, che sta governando Gela con FI. Zingaretti, quello del cambiamento?”.

“Io faccio un appello a chi vuole dare un chiaro segnale – ha detto ancora Di Maio -: in Italia questa nuova Tangentopoli deve essere punita non solo con la magistratura ma con il voto degli italiani. Chiedo agli italiani di dare un segnale ben chiaro a tutte le forze politiche coinvolte dicendo che noi una nuova Tangentopoli non la vogliamo. Ed è il momento di dire che lo spazzacorrotti e la legge sul voto di scambio richiedono altre leggi, richiede una legge sul conflitto di interesse, e una legge sulle lobby”.

“I politici non devono comportarsi come casta. L’unico modo per avere la fiducia degli italiani – ha detto ancora il vicepremier – è mandare via gli indagati. Pd e Forza Italia si tengono anche gli arrestati. Credo che su quello che è successo a Legnano la Lega possa dimostrare di essere diversa, mettendo fuori chi sbaglia. All’amico Matteo Salvini dico che non c’è nessun attacco nei tuoi confronti, ma vanno dati dei segnali chiari. Grillo ironizza su tutti, anche su di me, quindi lo fa anche su di te. Nel M5S chi sbaglia è fuori dopo 30 secondi, e abbiamo avuto un solo caso in dieci anni”.

Questa mattina, sempre dalla sua pagina Facebook, Di Maio si era detto “molto preoccupato per i casi emersi in questi giorni di nuovi arresti e indagati” commentando la vicenda dell’arresto del sindaco di Legnano. “Spuntano tangenti ovunque, giorno dopo giorno, – ha aggiunto – che coinvolgono ogni comparto cruciale del nostro Paese. Che pesano sulle nostre tasse, su quelle dei cittadini, sui servizi, sulla crescita. Che vanificano lo sviluppo e gli interventi di politica economica, danneggiando le nostre imprese. Ricordo che secondo diverse stime negli ultimi 3 anni la corruzione in Italia è aumentata del 74%, per un peso di decine e decine di miliardi, circa 585 miliardi di euro sarebbe il differenziale tra i costi con il dato in Germania”.

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