L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 maggio 2019

La Sharia entra come nel burro nel mondo soprattutto quello occidentale

Terrorismo, gli sviluppi di Isis e Al Qaeda: lo scontro tra Wahhabismo e Fratelli Musulmani

13 Maggio 2019 


Isis e Al Qaeda sono due facce della stessa medaglia, coniata in tempi diversi ma con un obiettivo comune: ricreare il Califfato abolito da Ataturk. Ciò rappresenta non solo un pericolo concreto per la sicurezza globale, ma rischia anche di scatenare una guerra di religione dagli esiti incerti

Il terrorismo di Isis e Al Qaeda e i suoi possibili sviluppi. È questo il titolo di uno studio effettuato dagli Indomabili, giunto alla sua sesta parte, che traccia la storia delle due formazioni e dei fenomeni che hanno portato alla loro ascesa e caduta, nonché alla rinascita dell’“araba fenice”. Una nuova formazione, che mette a frutto le peculiarità di ognuna delle due facce della stessa medaglia: leadership, capacità operative e logistiche, nonché tecnologia. Ciò allo scopo di ricreare con ogni mezzo, violento in primis, il Califfato abolito da Ataturk. L’analisi, divisa in capitoli, vuol essere uno strumento utile per capire la nuova forma terroristica e ricercare strumenti idonei per contenere e/o mediare le dirompenti dinamiche del jihadismo, le quali abbracciano varie aree geopolitiche e periodi storici. Sviluppi che rappresentano un pericolo concreto per la sicurezza globale, non solo in Occidente, e che rischiano – come accaduto recentemente in Nuova Zelanda e nelle Filippine e recentemente nello Sri Lanka – di scatenare una vera e propria guerra di religione dagli esiti incerti; reazioni a catena con il conseguente sviluppo di una spiralizzazione della violenza di incontrollabile portata e di difficile contenimento.


La morte di bin Laden rompe l’equilibrio tra le due anime del Califfato: Wahhabismo e i Fratelli Musulmani 

La morte di Osama bin Laden ha spento l’artefice della jihad globale che teneva insieme le due anime del Califfato, il Wahhabismo e i Fratelli Musulmani, i quali se ne contendono la paternità. Da qui, le due facce di una stessa medaglia – Al Qaeda e ISIS – sponsorizzati inizialmente da entrambi i movimenti islamisti, successivamente diventati “competitor”. La convivenza ideologico-strategica fra Wahhabismo e Fratellanza resiste fino al 2006, quando muore al-Zarqawi, padre naturale dello Stato Islamico e si frammenta definitivamente nel 2011 con la morte di bin Laden. Ayman Al Zawahiri, nuovo leader di Al Qaeda, cerca di imporre ad al Baghdadi di operare con la sua organizzazione solo in Iraq e di lasciar sviluppare al Fronte al-Nusra (filiazione di Al Qaeda nella Siria rivoltosa costituita nel gennaio 2012) l’attività jihadista in Siria. Al Baghdadi tentò di inglobare il Fronte nella sua organizzazione, ma questo resistette e continuò a battersi contro le truppe siriane sostenuto dal Qatar.


Come si è arrivati allo scontro tra Wahhabismo e Fratellanza Musulmana

La sincronizzazione degli eventi pone in evidenza le varie fasi attraverso le quali si è giunti allo scontro fra Fratellanza Musulmana e Wahhabismo: il 23 settembre 2014 gli USA formarono una coalizione di 11 Paesi occidentali e arabi per combattere l’ISIS nei quali figurava – pro forma l’Arabia Saudita ma non il Pakistan. Fu il primo campanello di allarme per le regie occulte dell’ISIS che nel gennaio 2015 – in previsione dell’abbandono dei suoi danarosi sponsor – annunciò la costituzione della wilayat KHORASAN. La nuova articolazione accolse nei propri ranghi ex membri e comandanti dei talebani pakistani e afghani – nessuno arabo – provenienti dai gruppi di: Teherik e taleban-e Pakistan (TTP), Islamic Movement of Uzbekistan (MIU) e Rete Haqqani, longa manus del Servizio Intelligence pakistano (ISI), impiegata laddove è necessario pescare nel torbido. La wilayat, paragonabile ad una provincia pakistana tant’è che è denominata “Khorasan Province”, venne costituita, ad arte, in un’area tri-confinaria fra Iran, Turkmenistan e Afghanistan, di specifico interesse strategico pakistano. Inoltre, all’interno di tale area si sviluppa il traffico dell’oppio, inclusa la produzione ed il commercio dell’eroina (circa 1 miliardo di dollari/anno), in particolare verso Russia, Tagikistan e Uzbekistan, utile per rimpinguare i finanziamenti provenienti dall’area del Golfo Persico in via di esaurimento.


La Khorasan Province

Il programma della “Khorasan Province” estendeva la sua influenza anche nell’area meridionale asiatica, cioè verso l’India ove alcuni gruppi jihadisti si sono ad essa affiliati. E proprio dall’India proveniva il carico di 24 milioni di compresse di tramadolo (sostanza oppiacea sintetica – insieme al captagon – di cui fanno uso soprattutto i jihadisti nei teatri di guerra) sequestrato venerdì 3 novembre 2017 nel porto di Gioia Tauro dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria e diretto a Misurata in Libia, ove operavano già dal 2015 miliziani dell’ISIS. La droga era imbarcata su una nave proveniente dall’India, che unitamente allo Sri Lanka sono indicate quali aree di provenienza di analoghi carichi di tali droghe sequestrate anche nel porto di Genova ed in Grecia. È, pertanto, di tutta evidenza che il gruppo islamista National Thowheeth Jama’ath, (Organizzazione Monoteista Nazionale) indicato quale responsabile degli attentati del 21 aprile 2019 (Pasqua) contro chiese cristiane e alberghi di Colombo (Sri Lanka) è quasi sicuramente uno dei gruppi jihadisti affiliati alla “Khorasan Province”, anche in ragione della rivendicazione degli attentati fatta dall’ISIS; Il 14 luglio del 2015 fu firmato il trattato per la limitazione del programma nucleare iraniano e ISIS attuò molteplici attentati in Europa, prevalentemente di direzione di Gran Bretagna, Francia e Germania, garanti del trattato per lo sviluppo del nucleare iraniano; il 5 giugno 2017 Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi musulmani decisero di interrompere le relazioni diplomatiche con il Qatar accusato di sostenere il terrorismo.


L’ultimatum dei paesi musulmani al Qatar

L’ultimatum a Doha fu tracciato in 13 punti, fra i quali di rilievo: rompere ogni rapporto diplomatico e economico con l’Iran; chiudere immediatamente la base militare turca nei pressi di Doha e, comunque, porre fine alla collaborazione militare tra l’Emirato e Ankara; chiudere immediatamente Al Jazeera; bloccare i finanziamenti ai gruppi o individui segnalati come terroristi dall’Arabia Saudita che, nel 2014, aveva inserito fra i gruppi terroristici la Fratellanza Musulmana; il 7 giugno 2017 due attentati, rivendicati da ISIS, colpirono a Teheran il Parlamento e il mausoleo di Khomeini – chiaro avvertimento all’Iran – causando 12 morti e vari feriti. Dura la reazione iraniana contro l’Arabia Saudita e gli USA, indicati come ispiratori degli attentati; Nel mese di dicembre venne dichiarata la “fine della guerra contro Daesh”.


L’arrivo dei Fratelli Musulmani alla dirigenza di Al Qaeda ha creato la rottura tra Fronte al-Nusra e Isis. Il primo gruppo fu supportato dal Qatar, il secondo dagli altri paesi del Golfo Persico. Zawahiri arrivò a disconoscere il Califfato

Alla morte di bin Laden la Fratellanza Musulmana (Zawahiri) subentrò nella dirigenza di Al Qaeda e si sviluppò la divergenza fra Fronte al-Nusra e ISIS. Il primo fu finanziato e supportato dal Qatar – anche per il tramite di Yasir Abu Hilala, jihadista salafita – strettamente collegato ai Fratelli Musulmani, mentre Daesh dagli altri Paesi dell’area del Golfo Persico
Alla frattura insanabile tra sunniti e sciiti, si aggiunse un ulteriore fattore di divisione rappresentato dalla competizione tra Wahhabismo e Fratellanza Musulmana. 
Evidente dimostrazione ne fu il disconoscimento del Califfato da parte del fratello musulmano Al-Zawahiri (“Il Califfato non è un’evoluzione del nostro movimento e non ne riconosciamo la legittimità e gli obiettivi in Iraq”) contesto in cui emerse la “lunga ombra” delle rivalità tra Qatar e Arabia Saudita.


Le divergenze fra Arabia Saudita e Qatar risalgono agli anni Novanta

La “lunga ombra” delle divergenze fra Arabia Saudita e Qatar risale agli anni Novanta, quando lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, – nato a Doha nel 1952, emiro del Qatar dal 1995 al 2013 – irrigidì i suoi rapporti con i Sauditi per dissapori intervenuti nel corso della guerra del Golfo del 1991. Sia la famiglia al-Thani sia i Saud provengono dall’interno della penisola (Neged), da dove nasce l’austero Wahhabismo ed 
entrambi cercano di rivendicare la loro versione di tale dottrina come ortodossia. 
In sostanza, il Qatar rivendica un wahhabismo del mare, un modello più aperto e flessibile rispetto a quello del deserto, praticato dai Saud. Un altro fattore di conflittualità é rappresentato dal sostegno pubblico alla democrazia dichiarato nel 2003 da Hamad al-Thani: «Chiunque voglia sviluppare i propri paesi … deve praticare la democrazia. Questo è ciò che credo». Un pensiero non condivisibile dai Sauditi. (Cfr. R. Ramesh The long-running family rivalries behind the Qatar crisis, The Guardian, 21 luglio 2017).


L’Emirato ha alimentato le divergenze con il Regno

Da allora il Qatar ha perseverato nelle divergenze con la casa regnante dei Saud attraverso:

A giugno del 2017 c’è stata la resa dei conti tra Riad e Doha con la scusa del sostegno al terrorismo, ma nessuno dei due paesi ne è immune

La resa dei conti tra Arabia Saudita e Qatar era inevitabile e si è manifestata nel giugno 2017 con l’accusa di sostegno al terrorismo rivolta all’Emirato in seno al Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), in particolare da: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, oggi retto dalla dittatura del Generale Al Sisi. Ma ancora più eloquente è la chiusura dei “rubinetti” che facevano pervenire l’acqua ai pesci, con gli arresti domiciliari del novembre 2017 inflitti ad 11 principi della famiglia saudita e a 35 alti funzionari di quel regno, per corruzione e con il congelamento dei loro beni. Tuttavia, nemmeno Riad può dirsi immune da analoghe complicità col terrorismo e non solo con quello di matrice qaedista. Un’opacità nel rapporto tra il Regno e Isis si evidenzia ad esempio nella denuncia dell’Institute for Gulf Affairs (IGA), think tank di opposizione a Ryad con sede a Washington, che ha rilevato come, dal 2014, siano stati circa 400 i giovani sauditi e kuwaitiani partiti dagli Stati Uniti per unirsi a Daesh o Al Qaeda in Siria e Iraq.


La Fratellanza Musulmana sul piano religioso sostiene il ritorno al Corano, mentre su quello sociale richiama tutti i musulmani (sia sciiti sia sunniti) alla solidarietà e all’impegno attivo, teorizzando la costituzione dello Stato Islamico globale, cioè il Califfato

La Fratellanza Musulmana sul piano religioso sostiene il ritorno al Corano, mentre su quello sociale richiama tutti i musulmani (sia sciiti che sunniti) alla solidarietà e all’impegno attivo, teorizzando – sul piano politico – la costituzione dello Stato Islamico globale, cioè il Califfato. Per conseguire tale obiettivo si avvale di varie organizzazioni islamiste per diffondere il proprio credo politico, fra le quali primeggia l’organizzazione internazionale pan islamica denominata Hizb ut-Tahrir – HuT – (Partito di liberazione). L’organizzazione fu fondata nel 1953 a Gerusalemme – come costola dei Fratelli Musulmani – da Taqiuddin al-Nabhani, uno studioso islamico e giudice di corte d’appello (Qadi) della Palestina. La struttura non riuscì a radicarsi in Medio Oriente mentre ottenne consensi e mise radici nell’Asia centro-meridionale, dove divenne popolare soprattutto tra i giovani di origine pakistana e del Bangladesh. Il movimento consiste in una rete di cellule segrete con filiali in Europa, Asia centrale, meridionale e sud-orientale che si diramano fino all’Indonesia, nonché un punto d’appoggio in India. Le aree in cui opera sono denominate wilayat – che il nuovo Califfato unificherà in una sola nazione composta da Paesi a maggioranza musulmana: dal Marocco in Nord Africa, alle Filippine meridionali, nell’Asia sud orientale.


Hizb-ut-Tahrir (HuT) è l’organizzazione internazionale pan islamica più usata dai Fratelli Musulmani per diffondere il loro credo politico

Parallelamente, questa recluta alti ufficiali e giovani istruiti allo scopo di assumere le redini del futuro Califfato. Ha anche un’ala militare Hizb-ut-Tahrir (HuT) opera nel sociale in maniera lenta e costante, evitando abilmente qualsiasi contatto con gruppi jihadisti mentre diffonde la sua ideologia. Il suo pubblico di riferimento è costituito da alti ufficiali, burocrati e professionisti, inclusi medici, ingegneri, contabili, manager in multinazionali e altre categorie di giovani altamente istruiti. HuT, fin dall’inizio, ha posto la sua attenzione nel reclutare alti ufficiali e giovani molto istruiti allo scopo di assumere le redini del futuro Califfato ed avrebbe costituito, a tal fine, un’ala armata con cui addestrare i suoi quadri per operazioni belliche. Il suo credo ideologico è incentrato su:
ricostituire l’Islam Khilafah, ovvero il Califfato come “Stato Islamico”;
reclutare alti ufficiali e dirigenti civili; indottrinare e reclutare i giovani delle università;
ricostituire il Califfato e diffonderlo mediante la jihad, offensiva e aggressiva, per recuperare le terre perdute – dalla Spagna, alla Russia, alla Cina – nonché invadere e conquistare le “terre degli infedeli”.

L’organizzazione dedica particolare attenzione al Pakistan, che considera un Paese adatto per la sede di un futuro Califfato (o Khilafat) sia per la posizione geo-strategica sia per le ricche risorse naturali ed umane. A tal fine prevede la costituzione di un forte “esercito islamico” in grado di estendere i confini del Califfato dal Pakistan all’India e all’Asia centrale. Il Pakistan avrebbe messo al bando HuT nel 2003, dopo aver scoperto suoi collegamenti con diversi complotti terroristici.


L’ideologia di HuT

L’ideologia di Hizb ut-Tahrir – strumento particolarmente ostico per Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, considerati da tale organizzazione “agenti” di un potere non musulmano – rifiuta l’assimilazione e predica l’associazione per la realizzazione del Califfato universale o globale. L’obiettivo dell’associazione stessa è così sintetizzato nell’espressione del suo fondatore, che affermava: “La feroce lotta tra il pensiero islamico e il pensiero degli infedeli continuerà con una sanguinosa lotta a fianco della lotta intellettuale fino all’ora in cui Allah erediterà la Terra e tutti coloro che sono su di essa”.


I Fratelli Musulmani sfruttano anche strumenti finanziari per estendere la loro influenza

Inoltre, Fratellanza Musulmana sfrutta strumenti finanziari simili alla Al Takwa Bank, “il timore di Dio” – definitivamente chiusa nel 2003 – che aveva uffici a Lugano ma attività bancarie condotte attraverso una struttura offshore situata nelle Bahamas. Sulla stessa, nel 2001, fu svolta un’inchiesta per finanziamenti al terrorismo, nel corso della quale fu rinvenuto un documento definito “Progetto” – datato dicembre 1982 e redatto da ignoti. Il direttore di tale banca, Youssef Nahda, non ha voluto rivelare i nomi, ma Il Progetto, redatto in lingua araba, era finalizzato a stabilire un “potere islamico su tutta la terra”, attraverso la propaganda, la predicazione e, se necessario, la guerra. Il documento inizia con queste parole: “Nel nome di Dio Rapporto / 5/100 […] Questo rapporto presenta una visione globale di una strategia internazionale per la politica islamica. Secondo le sue linee guida, e in accordo con esse, le politiche islamiche locali sono elaborate nelle diverse regioni” (Cfr. Sylvain Besson, “La conquete de l’occident” – Les projet secret des islamistes, Editions du Seuil, Paris, 2005).


Non mancano nemmeno i metodi clandestini, “presi in prestito dal consumismo internazionale” per infiltrarsi nelle società islamiche e non, allo scopo di alimentare la jihad globale 

Infine, la formazione impiega metodi clandestini, simili a quelli usati dal comunismo internazionale, per infiltrarsi nelle società islamiche e non islamiche mediante la partecipazione alle istituzioni parlamentari, comunali e sindacali, costituzione di servizi sociali e formazione di istituzioni economiche, scientifiche e mediche per essere in contatto con le persone e influenzarle ideologicamente. Tale ideologia, altresì, tende ad affiancare e studiare i centri di potere locali e globali 
ricercando ogni opportunità per porli sotto la propria influenza
Ciò allo scopo di raccogliere fondi per perpetuare la jihad.


La Fratellanza Musulmana mira ad affermarsi ovunque come alternativa moderata del terrorismo jihadista

I Fratelli Musulmani e i loro seguaci, con questa metodologia – basata su una scuola di pensiero aperta e flessibile, in continua espansione – mirano ad affermarsi ovunque come alternativa “moderata” del terrorismo jihadista. Il loro carattere elitario – paragonabile ad una sorta di Massoneria islamica – favorisce la loro penetrazione negli alti livelli (sociali, politici ed economici) per propagandare una scuola di pensiero finalizzata a “restaurare e instaurare l’Islam come principio guida della società”. Strategia ben delineata nel seguente aforisma: “Conquisteremo l’Europa, conquisteremo l’America, non con la spada ma con il nostro messaggio” (Sheikh Yusuf al-Qaradawi, religioso musulmano sunnita qatariota, noto per il suo programma televisivo in Al Jazeera: al-Shariaa wal-ḥayat – “Sharia e vita”).

Gli Indomabili






Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.
Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.



Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link.

Nessun commento:

Posta un commento