L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 maggio 2019

L'evoluzione capitalistica porta alla povertà le grandi masse

STATISTICHE
Super ricchi mai così ricchi: il 10% degli americani concentra il 70% della ricchezza

di Redazione Economia Pro 27 mag 2019


Negli Stati Uniti i ricchi sono sempre più ricchi. Lo segnala una ricerca della Federal Reserve da cui emerge che il 10% degli americani concentra il 70% della ricchezza del Paese, contro il 60% del 1989. Anche i super ricchi sono in aumento, con l’1% degli americani che detiene il 32% della della attività contro il 23% del 1989. Torsten Slok, il capo economista di Deutsche Bank Securities spiega che un ruolo fondamentale nel determinare questa concentrazione della ricchezza lo ha giocato la crisi finanziaria del 2008-09 e più in particolare la decisione della Fed di abbassare i tassi di interesse, una mossa che ha avuto l’effetto di spingere il denaro facile nelle mani di chi era già ricco.

«La risposta alla crisi finanziaria da parte della Fed - ha spiegato Slok - è stata quella di abbassare i tassi di interesse, il che ha spinto al rialzo negli ultimi 10 anni i prezzi delle case. Un’altra conseguenza della crisi finanziaria è stata la diminuzione delle proprietà abitative», che rappresenta la fetta più grossa della ricchezza delle famiglie. Nel primo trimestre del 2019, secondo il Census Bureau Usa, la quota dei proprietari di casa tra gli americani si attesta al 64,2%, una percentuale che al di sotto del 65,2% che rappresenta la media storica dal 1960. «La principale fonte delle diseguaglianze - secondo Slok - è stata determinata dalle politiche della Fed, che ha spinto verso l’alto i prezzi delle case e delle azioni. Quindi, in un certo senso, la fonte delle maggiori disuguaglianze è stata determinata dalle politiche della Fed, che hanno spinto i prezzi delle azioni e i prezzi delle case verso l’alto. Tuttavia, anche la mancanza di cambiamenti redistributivi nella politica fiscale ha svolto un ruolo importante».

Il valore dei titoli azionari negli Usa, dai minimi del 2008-09 ha goduto di massicci aumenti. L’indice Dow Jones è cresciuto del 300% dal minimo toccato nel marzo 2009, l’indice S&P 500 ha guadagnato il 325% e il Nasdaq è salito del 535%. Questi aumenti di ricchezza tuttavia non sono stati ripartiti in modo uniforme, visto che gli americani non hanno partecipato allo stesso modo del rally azionario. «In sintesi - riassume Slok - questo significa che i prezzi delle azioni e dei prezzi delle case sono entrambi aumentati, ma la proprietà di queste attività è finita in mano a un numero più ridotto di persone e perciò ora c’è più disuguaglianza che mai».

Anche il miliardario Ray Dalio concorda sul fatto che 
il capitalismo non funziona più come una leva per accrescere la ricchezza della maggior parte degli americani 
ed è convinto che questa disparità di ricchezza stia una società che mostra inquietanti paralleli con gli sconvolgimenti economici e sociali degli anni ‘30. Non è chiaro, come saranno i prossimi 10 anni, ma secondo gli esperti per diminuire il gap di ricchezza tra gli americani occorrerebbe mettere in atto una complessa combinazione di politica monetaria e politica fiscale.

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