L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 maggio 2019

Minzolini perde smalto chieda a Giorgetti come stanno gli affari con Arata e al Fanfulla perchè lo ha proposto all'Autorità dell'energia

IL PIANO DELLE TOGHE – Augusto Minzolini

Maurizio Blondet 8 Maggio 2019 

Le procure in soccorso del M5s mandano un messaggio alla Lega: fate
attenzione a tornare con Berlusconi

Augusto Minzolini – Mer, 08/05/2019 – Il Giornale

La verità è che il network 5stelle si basa sull’alleanza con
quella parte della magistratura che si è organizzata un sindacato con
a capo magistrati come Davigo. Un network più sofisticato, e
pericoloso, della vecchia magistratura democratica».

“E’ palese l’intenzione del vicepremier grillino di agitare le inchieste, la lotta alla
corruzione, come argomento principale per riconquistare consensi e per mettere Salvini «sotto
schiaffo»: «La corruzione [non l’immigrazione, non l’euro, ndr.) è la prima emergenza del Paese, il primo strumento per rilanciare la crescita»,

[non investire nello sviluppo industriale, ndr.]

Argomenti, concetti, che saldano il movimento con quella parte della magistratura«interventista» che si rifà alle tesi di un magistrato come Piercamillo Davigo e alla sua filosofia: «Non esistono politici innocenti ma colpevoli su cui non sono state raccolte le prove».

E qui c’è il limite della strategia leghista, il rischio dell’alleanza
con un movimento che, se messo in difficoltà, può sempre contare su
alleati tra le toghe, mentre il Carroccio su quel versante è «nudo».

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