L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 maggio 2019

Quel coacervo di clan massoni mafiosi clientele famigli consorterie cordate dovunque sono al potere fanno nascere corruzione e si rimpinzano di soldi. Competenti al massimo livello solo a rubare, questo è l'euroimbecille Pd

La sorte politica di Oliverio appesa alle decisioni del Pd sull'Umbria

Vertice a Roma per valutare le dimissioni di Catiuscia Marini che saranno discusse in Consiglio regionale sabato prossimo. Orlando ribadisce: «Nessuna differenza con la Calabria, sarà adottata la stessa linea». Guccione scalda i motori in vista di possibili primarie

di Riccardo Tripepi
mercoledì 15 maggio 2019
10:04


Andrea Orlando

Ore frenetiche in casa Pd. Mentre si avvicinano a passo spedito le elezioni europee, diventano sempre più incandescenti i casi delle Regioni Umbria e Calabria che sembrano intrecciate nei loro sviluppi.

In Umbria la presidente Catiuscia Marini ha già presentato le proprie dimissioni che dovranno essere passate al vaglio dal Consiglio regionale nella giornata di sabato dopo il rinvio degli scorsi giorni. La Marini era arrivata alle dimissioni in seguito alle pressioni politiche innescate dal suo coinvolgimento in un’indagine sulla sanità.

A Roma, nella giornata di martedì, si è svolta una riunione ristretta tra i rappresentanti del Pd umbro e i vertici nazionali, compreso il vicesegretario nazionale Andrea Orlando. Il risultato non è stato quello sperato dal partito regionale che non ha trovato nessuna sponda per salvare la Marini, ma anzi la richiesta di chiudere in fretta la vicenda senza fare arrivare il Pd sulle spine alla settimana del voto.

Orlando ha poi ribadito quanto già detto da Nicola Zingaretti dopo l’esplodere dell’inchiesta Passpartout in Calabria con il coinvolgimento del governatore Mario Oliverio. «Non ci saranno differenze di trattamento tra Umbria e Calabria», il pensiero di Orlandoche è volato velocissimo anche nella nostra Regione tramite il plenipotenziario dell’ex ministro della Giustizia Carlo Guccione e il commissario regionale Stefano Graziano.

Un nuovo avvertimento, insomma, per il presidente della giunta che per il momento non sembra arretrare di un solo millimetro. Forte soprattutto del fatto che le sue eventuali dimissioni non porterebbero ad elezioni anticipate in Calabria, al contrario di quanto avverrebbe in Umbria, considerando che la legislatura è arrivata ormai quasi al suo termine naturale.

Il Pd nazionale, però, in attesa di risolvere la questione Umbria pare sempre più pronto a non prendere le difese di Oliverio e lasciarlo al suo destino. Il segretario nazionale Nicola Zingaretti si tiene lontano dalla nostra Regione e attende che anche dal partito calabrese cominci a muoversi qualcosa. Gli ex renziani e tutti gli uomini che hanno sostenuto Zingaretti con una lista alternativa a quella di Oliverio (quella costruita da Guccione e Censore) sono pronti alla spallata finale e sono convinti di poter mettere nell’angolo il governatore.

Se non saranno dimissioni indotte, insomma, la ricandidatura del presidente uscente comincia a diventare assai complicata e dovrebbe passare almeno dalle primarie che avrebbero già un contendente. Proprio quel Carlo Guccione schierato da sempre sulle posizioni della sinistra del partito e che ha nel vicesegretario Orlando, colui che sta gestendo la crisi umbra, il suo main sponsor romano

https://lacnews24.it/politica/pd-pronto-a-mollare-oliverio_86925/

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