L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 maggio 2019

Taiwan l'isola considerata dalla Cina una sua provincia

Taiwan: prossime elezioni e influenza cinese

PUBBLICATO IL 28 MAGGIO 2019 ALLE 13:02 



L’isola di Taiwan va verso le elezioni presidenziali, previste nel 2020, e agli albori della campagna elettorale l’argomento di maggiore interesse rimane la “questione cinese”, ovvero il rapporto controverso tra l’isola e il Continente cinese, o meglio tra la Repubblica di Cina e la Repubblica Popolare Cinese.

Taiwan viene considerata dalla Cina una provincia con parziale autonomia, ma l’isola gode, di fatto di un governo indipendente che si autodefinisce Repubblica di Cina (ROC) in continuità con la prima repubblica fondata sul continente cinese nel 1911 dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang), giunto a Taipei alla fine della guerra civile cinese nel 1949. Nello stesso anno, a Pechino veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese che si autodefinisce unico governo legittimo di tutto il popolo cinese e chiede a tutti i Paesi con cui istituisce rapporti diplomatici di accettare il principio “una Sola Cina” che disconosce la legittimità e l’esistenza del governo di Taiwan.

Negli ultimi quasi 70 anni, i rapporti tra Pechino e Taipei sono stati sempre tesi, con momenti in cui la tensione è salita alle stelle seguiti da altri di lieve distensione, a seconda delle diverse amministrazioni salite al potere a Taipei, ma caratterizzati da forti legami dal punto di vista commerciale. Dal 2016, a governare l’isola è il Partito Democratico Progressista, favorevole all’indipendenza e all’autonomia da Pechino.

Il governo di Taiwan è convinto che la Cina stia portando avanti una campagna per aumentare la sua influenza sull’isola, per questo, anche in vista delle elezioni presidenziali del 2020, sta prendendo diverse contromisure. Una di queste è stata quella di prolungare il periodo di divieto di accesso alla Cina continentale per tutti gli ex ufficiali governativi taiwanesi che sono a conoscenza di segreti di stato, compresi gli ex presidenti e i loro vice.

La maggiore preoccupazione del Partito Democratico Progressista è che il suo avversario politico, il Partito Nazionalista (Guomindang), possa guadagnare maggiori consensi alle prossime elezioni grazie al supporto di Pechino. Il Guomindang è stato il partito al potere fino alle scorse elezioni del 2016 e ha segnato importanti vittorie nelle elezioni locali nel novembre 2018, inoltre il suo candidato presidenziale sembra essere il preferito rispetto all’attuale presidente Tsai Ing-wen agli opinion-poll.

Il Guomindang ha sempre portato avanti un approccio più moderato nei confronti della Cina e ha cercato di mantenere i rapporti tra le due rive dello stretto più distesi.

La campagna cinese che il governo di Taipei guarda con sospetto vede la creazione di provvedimenti che favoriscono la presenza dei taiwanesi nel Continente, come la possibilità di fare domanda per le carte di residenza per i quasi 100 mila taiwanesi che vivono o lavorano in Cina. Il numero totale di queste persone potrebbe essere molto più alto, circa 400 mila persone, ma è difficile da stimare con precisione perché molti taiwanesi vivono, di fatto, a cavallo tra le due rive dello Stretto.

Le contromisure del governo taiwanese vedono una stretta sulle regolamentazioni dei certificati di origine per i prodotti made in China, che spesso vengono importati a Taiwan, etichettati come taiwanesi ed esportati per evitare i dazi statunitensi sulle esportazioni cinesi. Inoltre, l’isola si sta adeguando alla linea dura voluta da Washington contro le aziende tecnologiche cinesi, con l’approvazione di una serie di linee guida che bandiscono server, strumenti per le telecomunicazioni, servizi di cloud computing e software forniti dalle aziende cinesi come Huawei, Alibaba, Xiaomi, ZTE o Lenovo per ragioni di sicurezza.

Il governo Taiwanese vorrebbe riuscire a ridurre l’influenza e la presenza della Cina sull’isola, portando avanti una line anche afferma la sovranità Taiwanese e guarda anche a un futuro di possibile indipendenza anche formale. Diverse misure sono state intraprese dai legislatori taiwanesi anche per ridurre l’influenza della Cina sui media dell’isola.


Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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