L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 6 maggio 2019

Tutto nasce quando due aerei buttano giù tre torri. La strategia della Paura e del Caos pianificata dalle Consorterie Guerrafondaie Statunitensi Ebraiche Wahabiti prende forma

Intervista allo storico Franco Cardini: «L'Occidente ha dato sostegno a movimenti “fondamentalisti” islamici per scalzare organizzazioni politiche laiche»


Franco Cardini, professore ordinario di Storia medievale presso l’Università di Firenze, professore emerito dell’Istituto italiano di Scienze umane alla Scuola Normale Superiore di Pisa e autore di numerosi libri sull’Islam (“L’islam è una minaccia? Falso!”, “L'ipocrisia dell'Occidente Il Califfo, il terrore e la storia”…). Lo abbiamo incontrato al Festival delle Lezioni di Storia e, considerando il titolo della sua “Lezione” (“Terribile islam: dal Saladino a Bin Laden”) l’intervista non poteva che partire dalle bombe (messe in tre hotel di lusso e in tre chiese) nello Sri Lanka subito addebitate dai media al “fanatismo dell’Islam”.

«I misteri che continuano ad ammantare moltissimi attentati, a partire da quella dell’11 settembre, dovrebbero spingere alla cautela prima di pronunciarsi sui perché e sui veri autori di questo eccidio. Nonostante ciò, a quel che leggo sui giornali, la cosiddetta opinione pubblica, legando la questione terrorismo a quella dell’immigrazione, già si sta schierando su due fronti: il primo che invoca “Il pugno duro contro l’Islam” (arrivando a proporre una limitazione della libertà religiosa dei sempre più numerosi Mussulmani in Europa); il secondo pretende di “reindottrinarli” sbandierando i supposti valori morali dell’Occidente quali 'i diritti dell’Uomo'.»

E, invece?

«Il problema non è culturale o religioso, ma politico. Molti pensano che la contrapposizione tra Islam e Occidente risalga alle Crociate. Ma (finché il termine non fu importato nei libri di Storia imposti dalle potenze coloniali) quasi nessuno nell’Islam dava peso alle Crociate; spedizioni militari che, tra l’altro, non influirono affatto sugli scambi commerciali e sulla osmosi di culture che si si sono protratti per secoli tra Islam e Occidente. No il punto di rottura avviene con la Prima guerra mondiale quando le potenze occidentali, per meglio spartirsi le spoglie dell’Impero Ottomano, impongono – con l’Accordo Sykes-Picot - la creazione di Stati: entità mai esistiti nell’Islam dove, non a caso, neanche si conosceva quel termine utilizzando, invece, il concetto di “umma” e cioè comunità senza alcun significato etnico-linguistico-culturale.

Il passo successivo del colonialismo è stato assimilare culturalmente le elites (che, non a caso, si laureano nelle più prestigiose università occidentali) delle “nazioni” arabe create artificialmente. Si aggiunga a questo il supporto che l’Occidente ha dato a movimenti “fondamentalisti” islamici (soprattutto in Egitto e in Palestina) per scalzare organizzazioni politiche laiche e si capirà il perché, per molti arabi, la rivendicazione ad un Islam “puro” ha finito per soppiantare una genuina lotta anticolonialista e rivendicazioni sociali.»

Poi c’è il “divide et impera”: le guerre imposte dall’Occidente tra vari “stati arabi”.

«Vede, c’è un termine arabo che i mass media occidentali, dal 2001 tanto occupati a denunziare i ‘fondamentalisti’, hanno nascosto: fitna. E cioè guerra fratricida, discordia, disordine. Ed è la fitnaalimentata oggi dall’Occidente e dai suoi Emirati arabi, la sorte attuale dei fedeli all’Islam: una sterminata comunità di un miliardo e mezzo di persone che si estende dall’Africa occidentale fino al Sud est asiatico. Perseverare attraverso la fitna per continuare a depredare le ricchezze di questa comunità (prima tra tutte il petrolio) vendendo ad essa la nostra produzione di armi è una follia. Altro che “lotta al terrorismo islamico”. Come se le vittime di attentati terroristici ascritti al “fanatismo islamico” non fossero, nella stragrande maggioranza persone di fede islamica.

Francesco Santoianni

P.S.

La conferenza tenuta a Napoli, il 27 aprile, dal Professor Cardini sarà visionabile al sito Festival delle Lezioni di Storia

Da una delle poche ricerche (“Deadly Vanguards: A Study Of al-Qaida's Violence Against Muslims”) sul credo religioso delle vittime del terrorismo “islamico” nel mondo risulta che il 98% delle vittime erano di religione mussulmana. Si veda anche questo articolo.

Notizia del: 06/05/2019

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