L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 giugno 2019

2019 crisi economica - prima o dopo arriva la bomba dei derivati

Quando scoppierà la bomba derivati nelle banche?

15 giugno 2019


Il problema del too-big-to-fail, ovvero dell’impatto per il sistema finanziario del dissesto di una singola banca, non è alle spalle.

Dopo il fallimento di Lehman Brothers, i regolatori internazionali hanno concentrato l’attenzione sul tema in numerosi provvedimenti, ma a distanza di quasi 11 anni dall’episodio dell’istituto americano il dissesto di un grande gruppo produrrebbe ancora conseguenze enormi: 
è la ragione per cui negli anni è stato quasi sempre necessario l’intervento dello Stato per salvaguardare le banche in difficoltà e la stabilità del sistema finanziario.

Sul too-big-to-fail c’è un aspetto in particolare su cui ora il Financial Stability Board si è focalizzato: il problema della chiusura disordinata di titoli illiquidi e complessi, tra cui i derivati. «Molte banche di rilevanza sistemica (G-Sib) 
hanno ampi portafogli di trading e derivati, in alcuni casi con posizioni illiquide o esotiche», 
ha osservato il Fsb, lanciando negli scorsi giorni un discussion paper sul tema. «Una chiusura disordinata di questi portafogli può propagare notevoli rischi per la stabilità finanziaria. Data la presenza globale di alcune G-Sib e la natura transfrontaliera di molti dei portafogli, tali rischi potrebbero diffondersi oltre i confini e in altre aree geografiche».

Ci sono metodi per gestire in modo ordinato derivati e titoli illiquidi: per esempio attraverso la chiusura degli strumenti prima della scadenza con il trasferimento della posizione a terzi o grazie a clausole contrattuali. Ma non sempre queste procedure sono possibili. Inoltre non è detto che le banche siano attrezzate per farlo o che abbiano predisposto misure sufficienti nei piani di recupero e risoluzione.

Perciò il Fsb, presieduto in passato da Mario Draghi e oggi da Randal Quarles della Fed, vuole che gli istituti di credito, soprattutto quelli più esposti 
(nell’Eurozona sono soprattutto in Germania e Francia), 
siano consapevoli del problema e introducano un’adeguata gestione del rischio. Sulla base delle risposte alla consultazione l’autorità internazionale potrebbe creare un rapporto complessivo che farà da parametro per le procedure da introdurre negli istituti a livello globale.

Sempre riguardo alle risoluzioni dei grandi gruppi, il Fsb ha presentato un’analisi anche per una maggiore trasparenza sui piani di risoluzione. Nei giorni scorsi l’organismo ha invece chiesto opinioni al mercato in vista di una valutazione (da parte di un gruppo di lavoro guidato dalla vicepresidente della Bundesbank Claudia Buch) sugli effetti e sull’efficacia delle riforme sul too-big-to-fail.

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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