L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 9 giugno 2019

Antonino Galloni - verso una società possibile e giusta

Antonino Galloni “L’inganno e la Sfida”

Arte e Libri, NEWS sabato, 8, giugno, 2019 Condividi



L”autore sostiene che, dopo gli anni ‘60, l’umanità abbia superato la scarsità di beni materiali che aveva caratterizzato la sua Storia e, infatti, con lo sganciamento della moneta dal-l’oro, avvenuto nel 1971, si sarebbe potuta aprire una nuova era di abbondanza e benessere. Invece, l’umanità non coglie tale occasione e si trova a districarsi in un’artificiosa scarsità di mezzi monetari: dagli anni ’80 in poi, la situazione sociale e finanziaria risente di tale assurdità, ma ancora manca una classe politica in grado di risolvere il problema guardando a soluzioni nuove. Galloni, allora, le indica con-cretamente: per lo Stato, per le Banche, per la moneta non a debito, per il passaggio ad una società possibile e più giusta.

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Antonino Galloni è nato a Roma il 17 marzo 1953. Ha svolto attività di studio e ricerca prima e dopo la sua laurea nel 1975 in Italia e all’estero, iniziando la sua attività di docente universitario a Roma, Milano, Modena, Napoli e Cassino. Funzionario di ruolo al Ministero del Bilancio dal 1979, si è dimesso nel 1986 per insanabili contrasti con i Governi sulle politiche economiche e monetarie: durante questo periodo collabora strettamente e continuativamen-te col professor Federico Caffè.

Nel 1989 viene richiamato ai vertici dell’amministrazione – che aveva lasciato tre anni prima – dal Presidente del Consiglio per vedersi affidato l’incarico di contribuire a cambiare l’economia italiana perché le sue previsioni sui conti pubblici, sul Debito e sull’andamento delle imprese si erano rivelate esatte. Dopo meno di due mesi di attività, a seguito di pressioni della Banca d’Italia, del Ministro del Tesoro, della Confin-dustria, della Fondazione Agnelli, della Fiat e, addirittura, dello stesso Helmut Kohl, deve nuovamente allontanarsi dal Ministero del Bilancio.

Nel 1990 viene dunque chiamato dal Ministro del Lavoro Carlo Donat Cattin a fare il direttore generale dove resterà per oltre dieci anni, assumendo incarichi di gestione diretta della macchina amministrativa. Dal 2002 al 2010 ha svolto i controlli contabili all’Inpdap, dal 2010 al 2015 all’Inps, dal 2015 al 2018 all’Inail. È autore di numerosissimi saggi di economia che ne fanno uno degli autori più letti fra un pubblico che cerca soluzioni alternative e radicali ai mali della società.

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