L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 giugno 2019

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - Per anni gli Stati Uniti si sono crogiolati a rincorrere i profitti e ora che la situazione gli è sfuggita di mano chiudono le stalle ormai vuote, facendo d'altra parte un figura veramente meschina, tutto il mondo gli ride alle spalle

Guerra commerciale: ecco il prossimo obiettivo di Trump

7 Giugno 2019 - 09:00 

La guerra commerciale USA-Cina cambia volto: ecco quale sarà il prossimo obiettivo di Donald Trump


La guerra commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina potrebbe presto assumere nuovi connotati.

Quale sarà il prossimo obiettivo di Donald Trump? Una domanda lecita alla luce delle ultime mosse del Presidente USA che, dopo i dazi e le minacce contro Pechino, ha scelto di puntare il dito anche contro il Messico. 
Qualche giorno fa l’inquilino della Casa Bianca ha minacciato l’introduzione di nuove tariffe per fermare l’immigrazione illegale dallo Stato. La decisione ha gettato nel panico i mercati finanziari globali, preoccupati dall’ipotesi di estensione della guerra commerciale. Il primo nemico di Donald Trump, comunque, rimarrà sempre la Cina.

Guerra commerciale: il prossimo obiettivo di Trump

Nel corso del 2018 Donald Trump ha dato il via ad una guerra commerciale contro la Cina combattuta a suon di dazi e tariffe reciproche. Il Presidente USA ha sempre giustificato le proprie decisioni con la necessità di pareggiare l’immenso squilibrio esistente tra le due potenze.

Prima ci sono state le misure volte a limitare l’export di Pechino, mentre in seguito sono scattati i primi proclami contro il settore tecnologico cinese che hanno successivamente portato al ban contro Huawei.

I tentativi di avvicinamento di inizio 2019 non hanno avuto i risultati sperati e la guerra commerciale si è riaccesa.

Secondo le ultime notizie riportate da Reuters, l’amministrazione statunitense si starebbe preparando a colpire la Cina da un altro punto di vista. A quanto sembra, Trump avrebbe iniziato a prendere di mira le più brillanti menti cinesi negli USA e avrebbe dato il via ad una serie di indagini sui loro legami con Pechino limitando altresì la concessione dei visti studenteschi.

Diversi studiosi e accademici cinesi hanno dichiarato di aver osservato nelle ultime settimane ambienti accademici e lavorativi più ostili. L’Università Emory, solo per fare un esempio, ha licenziato due professori il 16 maggio scorso, mentre il Ministero della Pubblica Istruzione di Pechino ha messo in guardia sui rischi derivanti dalla scelta di studiare negli Stati Uniti.

Il tutto mentre il numero di visti studenteschi rifiutati è aumentato vertiginosamente. Anche le tempistiche per i rinnovi hanno subito rallentamenti (da 3 settimane a oltre un mese).

“Le restrizioni sugli studenti cinesi sono irrazionali e vanno contro il valore fondamentale che rende gli Stati Uniti una grande nazione”,

ha affermato Liu Yuanli, founding director della the Harvard School of Public Health’s China Initiative.

L’istruzione è stata a lungo un enorme punto di cooperazione tra i due Paesi: la mossa di Trump rende perfettamente l’idea di come i rapporti USA-Cina siano cambiati a causa di questa infinita guerra commerciale.

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