L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 giugno 2019

Euroimbecillità - qualsiasi mente normale si accorge che gli euroimbecilli non sono sani di mente

Tutte le provocazioni (politiche) di Moscovici e Dombrovskis contro l’Italia

6 giugno 2019


Che cosa ha consigliato la Commissione di Bruxelles all’Italia. Ecco dettagli e bizzarrie

(estratto di un articolo di Daniele Capezzone uscito sul quotidiano La Verità fondato e diretto da Maurizio Belpietro)

Scontata come un film già visto, è arrivata la rispostaccia di Bruxelles: la Commissione considera “giustificata” l’apertura di una procedura contro l’Italia per debito eccessivo.

ECCO CHE COSA HA SCRITTO BRUXELLES ALL’ITALIA

La “regola” non è stata rispettata nel 2018 (quando per molti mesi al governo c’era il Pd), e, secondo Jean-Claude Juncker e soci, non lo sarà neanche nel 2019 e nel 2020. Ora tocca al Comitato economico e finanziario del Consiglio pronunciarsi entro due settimane. Infine, palla all’Ecofin, l’8-9 luglio, che ha il potere di attivare i passi successivi, anche se per le vere e proprie sanzioni serviranno (o servirebbero) anni.

IL GIOCO DELLE PARTI TRA COMMISSARI

Altrettanto prevedibile la sceneggiata dei due commissari economici, Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, interpreti anche ieri del collaudato numero del poliziotto cattivo e del poliziotto (apparentemente) buono. Il lettone si è assunto la parte del bad cop, pronunciando torvo la sua requisitoria, e sostenendo che l’Italia abbia “tutti gli indicatori macroeconomici in rosso”. Il francese Moscovici, invece, sforzandosi di apparire soave, si è travestito da good cop, recitando una battuta forse lungamente provata allo specchio: “La mia porta resta aperta”. Frase pronunciata in italiano in conferenza, e scritta sempre in italiano pure su Twitter.

LA BIZZARRIA DI UNA COMMISSIONE AL CAPOLINEA

Tutto scontato quindi? Forse due cose non erano prevedibili. Primo: il fatto che ad assumersi la responsabilità di un colpo così pesante verso l’Italia sia stata una Commissione al capolinea, i cui membri hanno letteralmente gli scatoloni in mano, e che anziché agire con prudenza hanno deciso di operare politicamente da kamikaze. Secondo: il carattere provocatorio delle raccomandazioni, per non dire dei diktat, che Bruxelles invia all’Italia.

CHE COSA CHIEDE DAVVERO BRUXELLES ALL’ITALIA

Se l’Italia accettasse il pacchetto a scatola chiusa, sarebbe un vero e proprio pilota automatico imposto da Juncker e soci. Alcuni passaggi sono retorici e vuoti, il solito elenco di buone intenzioni (combattere il sommerso, far crescere il lavoro femminile, investire in educazione-ricerca-sviluppo, rendere più efficiente la PA, accorciare i processi, irrobustire la concorrenza, ecc), ma altri sono autentiche provocazioni. Eccole: riforma del catasto (cioè un ulteriore aumento della tassazione immobiliare, mentre l’Italia è già massacrata da un’insostenibile patrimoniale da 21 miliardi sul mattone), ridurre l’utilizzo del contante (cosa c’entra con deficit e debito?), ridurre l’ammontare di npl nei bilanci bancari (quando la vendita accelerata – anzi la svendita – delle sofferenze ha già dato una mazzata alle nostre banche), e implementare la riforma delle pensioni (tutti hanno letto in questo passaggio un attacco a quota 100).

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