L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 13 giugno 2019

Gli Stati Uniti vogliono una Unione Europea più asservita ai suoi interessi impossibile per come è congegnata è retta dal Progetto Criminale dell'Euro che la consegna ai voleri franco-tedeschi eliminando quelli dell'Italia

Trump all’assalto dell’Ue: contro euro e asse franco-tedesco

POLITICA /Lorenzo Vita
13 GIUGNO 2019

Donald Trump e l’Unione europea non hanno mai avuto rapporti estremamente positivi. E il presidente degli Stati Uniti non ha mai dimostrato alcuna predisposizioni positiva nei confronti dell’Ue così come Bruxelles non ha mai dato alcuna dimostrazione di “affetto” nei confronti del capo della Bianca. Troppi i punti di divergenza, sia a livello ideologico che a livello strategico E i punti di vista opposti tra le due sponde dell’Atlantico sono diventati evidenti soprattutto su due fronti: Brexit e surplus commerciale tedesco. Se a questo si aggiungono le divergenze sul fronte dell’immigrazione, la difficoltà di far coincidere i metodi trumpiani con la rigidità della burocrazia europea e l’assoluta incapacità del presidente Usa di manifestare rispetto verso l’istituzione comunitaria europea, ecco che il quadro che si delinea è molto semplice. Trump non ha alcuna intenzione di mantenere in vita l’Unione europea come hanno fatto i suoi predecessori a Washington. E la sua idea è che adesso, con questa Europa, sia anche inutile continuare a mantenere le forme.

Negli ultimi giorni, il presidente degli Stati Uniti ha proseguito nel suo assedio all’Unione europea. Non solo Brexit, non solo sostegno ai governi euroscettici, non solo asse con il governo italiano o i movimenti sovranisti, adesso l’attacco di Trump ha raggiunto uno dei punti fondamentali di questa Ue: l’euro. La moneta unica è da sempre oggetto delle attenzioni dell’attuale amministrazione americana. Lo è stato sin dalle prime battute della presidenza di The Donald. E lo è stato anche prima, in campagna elettorale. Ma è tornato in auge soprattutto in questi giorni, con l’attacco diretto da parte del presidente americano che, attraverso un tweet, ha colpito due dei suoi obiettivi strategici: la politica della Federal Reserve e la la moneta europea. L’attacco del leader Usa è nato da un articolo di Bloomberg in cui veniva spiegato il boom di turismo in Europa come conseguenza del basso valore dell’euro. Ispirato da questo articolo, Trump ha messo nel mirino la Fed per non abbassare i tassi (storica battaglia del capo della Casa Bianca) e di conseguenza l’euro come moneta “pericolosa” per le casse americane. Un attacco che a noi europei interessa particolarmente, visto che potrebbe orientare la strategia americana verso un aumento della pressione contro l’Eurozona.

L’attacco all’euro rappresenta nella strategia americana un attacco che riguarda in particolare la Germania

Come spiegato più volte in questa testata, l’obiettivo a medio e lungo termine degli Stati Uniti è quello di evitare che in Europa ci sia qualche potenza in gradi di primeggiare sulle altre. E la Germania, anche grazie alla sua politica finanziaria, si è trasformata nel vero grande motore europeo. Per Washington, Berlino rappresenta un problema molto serio. In pochi anni è riuscita non solo a ritagliarsi il ruolo di guida dell’Unione europea, ma ha anche creato una moneta che di fatto rappresenta un evidente strumento di potere all’interno dell’Europa comunitaria. Se a questo si aggiunge la politica industriale e commerciale tedesca, con il surplus della Germania che è uno dei primi punti dell’agenda europea degli Stati Uniti, si capisce perché Trump ha tutto l’interesse a colpire l’Europa a trazione tedesca. Un attacco che riguarda anche la Difesa (per la Nato Berlino spende troppo poco rispetto al suo Pil) e la politica energetica (in particolare con Nord Stream 2 e il legame con la Russia) e che trasforma Trump in un vero e proprio alleato per chi voglia sconfiggere il predominio tedesco in Europa.

Una Germania e un’Unione europea che non significano Europa, ma Ue a trazione franco-tedesca. 
È quello il vero obiettivo di The Donald che invece con l’Europa ha assoluta necessità di dialogare e non vuole nemmeno che il Vecchio Continente si trasformi in una costellazione di Stati senza una vera e propria unità di intenti. Trump non vuole la distruzione dell’Europa né la sua divisione. Il suo obiettivo è scardinare questo tipo di Unione europea fondata sul motore di Berlino e sulle mire politiche di Parigi. Sotto questo profilo, è chiaro che adesso al presidente degli Stati Uniti convenga colpire l’impalcatura europea per arrivare a un indebolimento dell’alleanza tra Francia e Germania. Per questo motivo sostiene la Brexit e per questo motivo sostiene una linea che è più affine ai movimenti sovranisti. Ma questo non deve essere letto come un modo per attaccare l’Europa in quanto tale. Con gli europei Trump vuole fare affari, vuole dialogare e vuole che rimangano fedeli all’Alleanza atlantica. Perché è chiaro che gli Stati Uniti abbiano bisogno di quella che fu la loro “madrepatria”. L’Europa è un mercato ricchissimo, è un territorio di caccia di Cina e Russia, ed è soprattutto il nucleo fondamentale della Nato. Impossibile non volere trattare con l’Europa. Il problema è questa Europa, questa Unione europea. E in questo, The Donald non è il perfetto alleato dei sovranisti, ma il perfetto esempio di come sia la stessa Ue ad aver accelerato la tradizionale strategia americana. Di cui Trump, in fin dei conti, è solo l’esempio più eloquente.

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