L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 giugno 2019

Governo al termine - Il fanfulla ha già trattato Conte con sufficienza facendo saltare la riunione di governo del 3 giugno preferendo andare ad inaugurare la Pedemontana

Vediamo chi pugnala il premier
4 giugno 2019 di Gaetano Pedullà


Se guardi troppo a lungo l’abisso poi è l’abisso che guarda dentro di te, diceva Friedrich Nietzsche. Ed esattamente così, dopo una campagna elettorale europea quanto mai velenosa, il gelo nei rapporti personali e il rischio di un pericolosissimo salto nel vuoto, il premier Conte ha avvisato i due azionisti del Governo sulla mostruosità alla quale stiamo andando incontro, lasciando il Paese senza una guida proprio mentre fuori infuria la tormenta della speculazione finanziaria, l’Europa ci impone sacrifici mai visti e qui è fragile tutto, dall’economia alla credibilità di poteri fondamentali dello Stato, come la magistratura.

A questo punto nessuno può dire con certezza se l’Esecutivo andrà avanti, ma perlomeno il Presidente del Consiglio ha dato dimostrazione del valore del suo ruolo, e se il Governo cadrà qualcuno dovrà assumersene la responsabilità. Esattamente quello che Salvini in particolare non vuole, anche perché è da escludere che ci sia una parentesi tecnica e andare alle urne con 25 miliardi di clausole di salvaguardia e l’aumento dell’Iva che pendono sulla testa rendono tutt’altro che facile l’unico risultato utile, cioè la maggioranza in entrambe le camere col contributo, al massimo, di Fratelli d’Italia.

Certo, l’altro lato della medaglia è che tutti i competitor sono messi male: i 5S devono darsi un’organizzazione territoriale, il Pd è ai minimi storici e in Forza Italia si evoca un congresso. La tentazione di andare all-in, come usa chi rischia tutto nel poker, per la Lega è evidente, ma se si perde si butta via tutto, e stavolta sul piatto c’è l’Italia intera.

http://www.lanotiziagiornale.it/editoriale/vediamo-chi-pugnala-il-premier/

Nessun commento:

Posta un commento