L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 giugno 2019

Governo a termine - Se il fanfulla lunedì va a inaugurare la Pedemontana, martedì e mercoledì va a caccia di voti che gli permettono di acquisire poltrone per distribuire prebende, facendo saltare la riunione di governo e costringendo Conte a rendere pubblico lo stato dell'arte. Non ci sono le condizioni per andare avanti. Di Maio deve dettare l'agenda e spingere per i minibot è nel programma di legislatura

DALLA CINA/ Lao Xi: ecco perché Conte è destinato a cadere

05.06.2019, agg. alle 08:43 - Lao Xi

L’accordo Di Maio-Salvini sullo sblocca cantieri e le dichiarazioni di impegno sembrano per ora salvare il governo. Ma non sarà così

Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Giuseppe Conte con il Capo dello Stato Sergio Mattarella (LaPresse)

La crisi di governo è già iniziata, i tempi della conclusione sono incerti ma il fatto non lo è. La sicurezza della crisi viene dal premier Giuseppe Conte, che dice “restiamo uniti se no me ne vado”, il che è come dire “sto per andarmene, salvatemi”. Il punto è che la richiesta è impossibile da esaudire.

Un anno fa era in teoria possibile pensare di conciliare le prebende ai disagiati con i tagli alle imprese. Questo, secondo il piano dell’allora guru del governo Paolo Savona, poteva essere ottenuto con una politica espansiva e di aiuti esterni (da Usa e forse Cina). Si faceva crescere il deficit del bilancio dello Stato che sarebbe stato a sua volta compensato da una crescita del Pil maggiore con alcune garanzie straniere. Il piano è saltato già in autunno, quando Savona è stato progressivamente marginalizzato e poi è andato alla Consob.

La novità di M5s e Lega insieme era quella di una specie di nuovo governo di unità nazionale che escludeva i vecchi partiti di governo e i corrotti. Se il piano fosse stato portato avanti avrebbe rilanciato il paese e tenuto Conte al potere per vent’anni. Ma Conte forse non capiva bene cosa succedeva intorno a lui, e di certo nei fatti non è stato in grado di affrontare un piano tanto ambizioso.

Oggi con la crisi che incombe, con relazioni esterne distrutte, non ci sono soldi per prebende e bisogna solo tagliare. L’unica questione è dove tagliare.

Qui la differenza all’interno del governo è diventata insormontabile. In caso di forti tagli di spesa, M5s, già in caduta libera, crolla. Quindi i 5 Stelle si devono opporre per questioni di vita o di morte. Alla Lega invece ogni tipo di taglio va bene. Se il piano ha successo il leader leghista Matteo Salvini è un trionfatore; se fallisce, arriva la troika e impone misure di ferro, allora Salvini può adattarsi o sollevare stracci dando la colpa alla Ue. In ogni caso vince.

Non così i 5 Stelle, che devono dare aiuti a chi li hanno promessi, e forse neanche questo basterà a mantenere i consensi. Quindi non c’è unità di governo da ricostruire, e se Conte lo dice è forse perché non ha capito la situazione politica. Oppure perché cerca di salvarsi mentre la nave da lui guidata va a fondo. O forse ancora altro.

Forse neanche Salvini vuole andare al voto. Le elezioni politiche sono sempre incerte, i consensi potrebbero calare e allora sarebbe una sconfitta; potrebbero arrivare inchieste giudiziarie dai contorni incerti. Inoltre Salvini continua a essere sostanzialmente solo (la mancanza di squadra fu quello che condannò Renzi), e senza una chiara visione di politica estera. Quindi la supplica di Conte, almeno per qualche giorno, potrebbe essere utile anche a lui.

Nessun commento:

Posta un commento