L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 13 giugno 2019

Il fanfulla deve ripagare i voti ricevuti dalle mafie con il CONDONO

I Cinque Stelle bocciano Salvini: “No al condono sui depositi”
 
Sui conti pubblici nuovo scontro al vertice di governo tra Conte, Tria e i due vicepremier

 
Cassette di sicurezza in una grande banca: contanti, ma anche gioielli, preziosi, oro e titoli
Pubblicato il 13/06/2019
Ultima modifica il 13/06/2019 alle ore 07:00
ALESSANDRO BARBERA CARLO BERTINI
ROMA

Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia: «L’evasione va combattuta. A furia di condoni il Paese non va lontano. Salvini può dire ciò che vuole ma le cose da realizzare si fanno insieme». Altro esponente Cinque Stelle, questa volta sotto la garanzia dell’anonimato: «Non ci rendiamo conto di lanciare un brutto segnale alla criminalità? È un invito a mettere i soldi nelle cassette di sicurezza per poterli ripulire a basso prezzo». A dar retta alle reazioni del Movimento, la proposta Salvini di sanare i contanti (solo quelli?) depositati nelle cassette di sicurezza è già archiviata.

Non solo: la proposta avrebbe ricevuto reazioni piuttosto fredde anche presso i vertici dell’Agenzia delle entrate. E la ragione è semplice: un tentativo di regolarizzare quelle somme è già avvenuto con scarsissimo successo tre anni fa. Anche allora la polemica fu feroce. Correva il 2016, e per evitare reati la norma introdotta dal governo Renzi prevedeva la presenza di un notaio al momento dell’apertura della cassetta. Non solo: gli importi emersi dovevano essere versati con dichiarazioni alle autorità antiriclaggio. In sintesi: per funzionare dovrebbe essere un condono tombale, ma poiché molte di queste somme sono frutto di illeciti, la regolarizzazione risulta poco conveniente. Secondo le stime che circolano negli ambienti bancari, gli italiani possessori di una cassetta di sicurezza oscillano fra il milione e il milione e mezzo. Solo una piccola percentuale di italiani ne fa però uso tutto l’anno; molti ad esempio le chiedono nei mesi estivi per custodire gioielli e orologi di valore. Altra cosa è allargare il conto ai depositi in banche estere. Tempo fa il procuratore capo di Milano Francesco Greco stimò il contante nascosto fuori dai confini in 150 miliardi di euro.

Secondo noi - Perché la tassa di Salvini sulle cassette di sicurezza è un rischio per l’economia
 
  
ANSA

Salvini non è del resto nuovo a uscite estemporanee. In questa fase il leader leghista cerca argomenti per dimostrare all’Europa che esiste lo spazio per i tagli fiscali, nonostante la procedura di infrazione sul debito. Eppure nessuna delle ipotesi avanzate possono essere definite come coperture strutturali. Non lo sono le entrate da lotta all’evasione, né quelle frutto di sanatorie. Lo sono gli eventuali risparmi da reddito di cittadinanza e anticipo pensionistico, ma occorre ricordare che l’ultima lettera di Conte all’Europa per quest’anno li quantificava in appena lo 0,07 per cento del Pil. Al vertice di ieri a Palazzo Chigi si è tentato di discuterne, ma l’esito è stato uno scontro verbale: da una parte i due vicepremier, dall’altra Conte e Tria. Il vero progetto per il 2020 non è una tassa piatta generalizzata (costerebbe decine di miliardi), semmai Lega e Cinque Stelle vorrebbero aumentare le detrazioni per fasce di reddito fino a cinquantamila euro. Si tratta in ogni caso di soluzioni incompatibili con il nostro livello di debito. Per questo il premier e il ministro del Tesoro stanno cercando di convincere i due vice ad accettare ipotesi più credibili, come la riduzione degli oneri contributivi alle imprese. La loro priorità è evitare la procedura di infrazione e la richiesta di manovra correttiva che la Commissione è decisa ad imporci entro la fine di luglio.
 

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