L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 giugno 2019

Il Sud serve solo per i voti per le infrastrutture può aspettare

SBLOCCA CANTIERI
Il Sud ricompare sulla cartina delle grandi opere da completare. Ma per ora è solo un grafico
 
 

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SBLOCCA CANTIERI / Il Sud ricompare sulla cartina delle grandi opere da completare. Ma per ora è solo un grafico

13 Giugno 2019

Non è passata inosservata l’immagine grafica realizzata dal Ministero dell’Economia e Finanza riguardo le grandi opere pubbliche ed i cantieri che “saranno” – grazie al decreto sblocca cantieri passato quest’oggi alla Camera – realizzati e, dunque, finalmente terminati. Un divario tra nord e sud sostanzialmente imbarazzante, dove alle numerose opere pubbliche del nord Italia (terzo valico Genova-Milano, Pedemontana Lombarda, Tav Brescia-Padova, Mose di Venezia, Tav Torino-Lione tra le altre) si oppone come unica opera meridionale da sbloccare la statale Jonica 106. Una figura eloquente, che senza mezzi termini ha da subito suscitato clamore e polemiche.

Sono numerose le testate giornalistiche che si sono mosse per denunciare quella che sembra essere l’ennesima crepa di una voragine sempre più ampia tra la crescita delle due parti d’Italia. Numerosi i cittadini, politici di una fazione o dell’altra che gridano ad uno scandalo che gran parte del Governo sembra non voler neanche più di tanto mascherare.
 
Lo scivolone mediatico

E’ altrettanto imbarazzante notare come alcuni giornali abbiano evidenziato non tanto la mancata attenzione nel decreto sblocca cantieri verso la crescita del sud – alla quale al massimo si dedica un paragrafo -, bensì agli errori geografici portati avanti dai grafici commissionati dal Ministero, dove Torino è quasi al confine francese (disinibita illusione) e Genova si trova in Piemonte.

Eppure, è notizia degli ultimi minuti la variazione sul sito del Ministero (qui consultabile) di suddetta cartina geografica, precedentemente pubblicata il 30 aprile 2019. Oltre alla corretta risistemazione geografica dei luoghi (con buona pace delle inchieste di un certo livello), appaiono magicamente le perdute opere pubbliche meridionali in attesa anche loro del fatidico sblocca cantieri.

Linee metro 1-6 di Napoli, Tav Palermo-Catania-Messina, Tav Napoli-Bari, la strada statale Telesina, la statale degli scrittori in Sicilia e l’autostrada Ragusa-Catania.

Con ritrovato senno il Governo aggiusta il tiro dopo uno scivolone clamoroso, riportando equilibrio nella grafica e nei contenuti, riempendo quantomeno gli enormi spazi vacanti precedentemente lasciati in sospeso (quanto a “peso specifico” delle opere siamo infatti ancora piuttosto indietro).
Dalle grafiche ai fatti

Resta una sola considerazione da fare, e parte da un presupposto molto semplice, al di là infatti delle grafiche realizzate dove si preannuncia una rivoluzione sui grandi cantieri pubblici italiani, il decreto passato stamattina alla Camera riguarderà delle procedure atte a semplificare e snellire le procedure attualmente in vigore per l’aggiudicazione degli appalti, l’apertura degli stessi alle piccole e medie imprese ed una maggiore flessibilità procedurale, come ad esempio la riduzione da 90 a 60 giorni dal termine per il rilascio dei pareri obbligatori da parte del Consiglio Superiore dei lavori pubblici. Oltre alla semplificazione degli interventi strutturali in zone sismiche e la possibilità di nominare commissari straordinari per i cantieri ritenuti prioritari (fonte sito del Mef). Non vi è chiaramente una lista delle opere se non attraverso dei parametri tecnici, non una programmazione. Nel Decreto si parla in maniera chiara del terzo valico tra Genova e Milano, la prosecuzione dei lavori di realizzazione del modulo sperimentale elettromeccanico per la tutela e la salvaguardia della Laguna di Venezia, noto come sistema MOSE (dove il centro destra ha mangiato molto bene, su un'opera inutile) ed interventi straordinari nella città metropolitana di Catania. E’ facile quindi immaginare che la Tav Palermo-Catania-Messina resti solo un sogno rispetto alla parziale realizzazione di una linea ad alta capacità, che è tutt’altra storia. Così come molti altri interventi che andranno sincerati nel corso del tempo, e che, per ora, sono solo bozze male organizzate su una rimaneggiata cartina dell’Italia.

Gianluca Corradini
 

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