L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 giugno 2019

La Flat tax chiama i minibot, introduciamo la Moneta Complementare e poi vero reddito di cittadinanza, 300-400 euro mese a tutti escluso quel 5% di veri ricchi

Sì del M5S alla Flat tax in deficit. Ora la Lega non ha più alibi. Mossa dei grillini dopo le pressioni di Salvini. Così il Movimento mette alla prova l’alleato


1 giugno 2019 di Davide Manlio Ruffolo

Incassata la fiducia alle europee, il vicepremier Matteo Salvini è tornato a battere sul suo cavallo di battaglia della Flat tax. Ma se fino a domenica il Movimento era stato prudente chiedendo all’alleato di individuare le necessarie coperture, da ieri le cose sono molto cambiate. Già perché i 5 Stelle hanno fatto una vera e propria apertura di credito nei confronti della Lega facendo trapelare che “la proposta di finanziare in deficit la flat tax ci trova favorevoli. A maggior ragione se, come apprendiamo, Tria già condivide questa idea: ben venga il regime fiscale al 15% per i redditi fino ai 65mila euro”. Insomma chi si aspettava che la riforma fiscale tanto desiderata dal Carroccio potesse diventare la buccia di banana su cui far capitolare l’Esecutivo gialloverde è destinato a rimanere deluso. Anzi sulla questione tra i due partiti di maggioranza l’intesa è piuttosto evidente, infatti la flat tax fa parte del programma di Governo.

SHOCK NECESSARIO. E ieri l’assist per tornare sull’argomento è arrivato dalle parole del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Secondo lui nel Belpaese c’è necessità di “un’ampia riforma fiscale” che non si limiti a rivedere “solo alcune agevolazioni o a modificare la struttura di una singola imposta”. Insomma da via Nazionale è arrivata la richiesta per formulare una grande riforma fiscale con cui far ripartire il Paese. Un assist imperdibile per Salvini che ha esultato: “Da palazzo Koch c’è la richiesta di uno shock fiscale per far ripartire l’economia. La flat tax è la prima riforma che governo e parlamento dovranno discutere”. Chi per il momento resta cauto è il premier Giuseppe Conte secondo cui: “Non discuto adesso di come si farà perché un progetto di flat tax non è ancora arrivato a Palazzo Chigi”. E nel pomeriggio è spuntata anche la lettera italiana di risposta all’Ue in cui il ministro Tria ha rassicurato sul fatto che la flat tax non verrà fatta in deficit.

DALLE PAROLE AI FATTI. In un certo senso sembra che per il vicepremier Salvini, dopo dichiarazioni roboanti in campagna elettorale, ora si apra una nuova stagione politica. Così le aperture di credito ricevute possono essere lette anche come un invito a mettere in pratica le promesse dell’ultimo mese e a fare i conti con le difficoltà che ne derivano dalla loro attuazione. Del resto il mandato elettorale ottenuto alle europee, il 34% dei consensi, dice che non si può più tergiversare. E se la flat tax deve essere l’inizio di questa nuova fase, è giusto che si parta da qui. Insomma ora la palla passa al Carroccio che deve assumersi maggiori responsabilità nelle decisioni dell’Esecutivo, fin qui dominate dall’attività dei 5 Stelle, tentando di portare a casa l’agognata riforma fiscale, il cui costo stimato è di 30 miliardi di euro. Il ‘come’ riuscirci spetta però ai leghisti che ora, se saranno in grado, dovranno trovare le coperture per il provvedimento altrimenti assumersi il rischio di generare altro debito pubblico.

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