L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 9 giugno 2019

La giustizia in Italia è malata è seriamente malata è necessario curarla. I magistrati o hanno il cervello in pappole o rispondono ad una logica che è uscita fuori da tutte le prerogative e responsabilità dettati loro dalla Costituzione. La troppa autoreferenzialità ha portato allo sfacelo completo

Trapani, i migranti assolti per legittima difesa fanno storia. E l’accordo con la Libia non vale più 




Giustizia & Impunità | 8 Giugno 2019
Paolo Hutter

Altro che tabaccaio che spara al ladro per evitare che gli rubi qualcosa. Tutti i migranti in fuga dalla Libia potrebbero legittimamente ribellarsi, per legittima difesa, agli equipaggi che cercano di riportarli nelle mani della Guardia Costiera libica. Lo si legge nelle motivazioni della sentenza del giudice Piero Grillo che manda assolti dopo dieci mesi di carcere i due migranti, uno sudanese e uno ghanese, accusati di una serie di reati; ma, sostanzialmente, di aver capeggiato la rivolta nei confronti dell’equipaggio della nave Vos Thalassa, battente bandiera italiana, che dopo averli salvati li stava riportando verso la Libia. 



Migranti che dirottarono nave assolti per “legittima difesa”. Ora ricorso a Corte Strasburgo contro Salvini e Toninelli

Era già notevole il ricorso alla legge della legittima difesa. Ancora più ampia e notevole è la motivazione della sentenza, di ben 70 pagine, appena uscita, che nel motivare la decisione presa di assolvere i “ribelli” mette sotto accusa i comportamenti adottati negli ultimi anni nella cosiddetta Sar libica. Per il Tribunale di Trapani i due imputati possono sì avere commesso i fatti, per quanto riguarda minacce o financo violenze (ma non c’è prova di lesioni) nei confronti dell’equipaggio; ma il fatto non costituisce reato. La condotta dell’equipaggio che li conduceva verso la Guardia Costiera libica era una aggressione nei loro confronti, o meglio nei confronti dei loro diritti. Una difesa proporzionata all’aggressione è pienamente legittima.

Il comandante dell’imbarcazione aveva ricevuto quella disposizione dal cosiddetto comando della Sar libica alla quale da Roma gli avevano detto di conformarsi. Era in buona fede, dice il giudice Grillo, quindi la sua condotta era “non giusta, ma semplicemente scusata”. Qui c’è un passo ulteriore importantissimo nella sentenza. Il memorandum tra Italia e Libia del febbraio 2017 (formato da Paolo Gentiloni e Fayez al-Sarraj, ispirato da Marco Minniti) è da ritenersi non legittimo, perché non rispetta i diritti umani e la Convenzione di Amburgo, e non valido perché non è stato mai ratificato dal Parlamento, come dovrebbe essere ogni accordo internazionale.



Libia, firmato memorandum d’intesa con Italia. Domani riapre ambasciata a Tripoli

Dalla lettura delle motivazioni di questa sentenza si evince chiaramente che equipaggi e navi italiane non possono riconsegnare migranti alla Guardia Costiera libica. E sembra di capire che anche le iniziative italiane di rafforzamento dei pattugliamenti libici sono legalmente discutibili. 

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