L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 giugno 2019

La guerra si avvicina velocemente - Gli statunitensi hanno il cervello piene di pappole. Per contrattare con l'Iran è sufficiente far rivivere il trattato internazionale che hanno unilateralmente stracciato senza motivo

Slate - "Trump voleva mettere in ginocchio l'Iran, ma è finito per cedere a Teheran"


Un nuovo rapporto indica il fallimento della politica del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di esercitare pressioni sull'Iran per ottenere concessioni dal paese persiano.

La rivista Slate ha riferito, lunedì scorso, che "l'amministrazione Trump intendeva, con la massima pressione possibile, far inginocchiare l'Iran, ma ora il presidente degli Stati Uniti ha finito per cedere" al paese persiano.

Nell'articolo della nota rivista si esprime sorpresa per la svolta politica del governo Trump sull'Iran, e le dichiarazioni del regime Usa vengono definite "confuse", in particolare quelle pronunciate domenica scorsa dal Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che ha espresso la volontà del suo paese "di partecipare ad un conversazione senza precondizioni" con l'Iran.

La rivista ha sottolineato che i commenti di Pompeo arrivano un anno dopo le note 12 condizioni dure per concludere un "nuovo accordo" con l'Iran, che includeva restrizioni sul caso nucleare e sulle attività regionali del paese persiano.

"La nuova svolta è un altro segno del fatto che Trump e Pompeo sono orribili negoziatori, e sulla questione della politica estera, gli Stati Uniti sotto la loro guida sono come una nave che si muove in un mare in tempesta".

Nell'articolo si fa anche riferimento al ritiro degli Stati Uniti dell'accordo nucleare siglato nel 2015 tra l'Iran e il gruppo 5 + 1 (formato all'epoca dagli Stati Uniti, dal Regno Unito, dalla Francia, dalla Russia e dalla Cina, più la Germania) e alla decisione di Trump di reintrodurre le sanzioni economiche contro l'Iran.

Il presidente americano ha definito questa politica "campagna di massima pressione" contro il paese persiano.

Fonte: Slate - Foto di Stefan Rousseau-WPA Pool / Getty Images e Wikipedia.
Notizia del: 04/06/2019

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