L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 14 giugno 2019

La Guerra si avvicina velocemente - Le Consorterie Guerrafondaie statunitensi ebraiche e whabite stanno creando il clima per giustificare l'attacco all'Iran. Vogliono il Caos e la Paura mentre la Persia/Iran è un grande paese stabilizatore dell'Area

ATTUALITA' ECONOMIA
NEL GOLFO DI OMAN ATTACCO AL GIAPPONE MESSAGGERO DI PACE: A CHI GIOVA?

Pubblicato 13/06/2019
DI ALBERTO TAROZZI



Cui prodest?

Attaccate due petroliere a fuoco nel Golfo di Oman. Appurato che una è stata colpita da un siluro, resta da stabilire la ragione dell’attacco, che non ha visto vittime anche perché 44 persone sono state tratte in salvo dalla marina iraniana.

Chi ha portato l’attacco, vale a dire, “cui prodest”?.

Punto uno. Le petroliere stavano trasportando carichi “collegati al Giappone” (dichiarazione del ministro del commercio nipponico).

Punto due. Il Giappone sta svolgendo un’operazione di possibile mediazione tra Stati Uniti e Iran a scongiurare un immane conflitto nell’area e ancora oggi il premier giapponese Abe è in visita in Iran.

Punto tre. Da quelle parti si era registrato poco tempo fa un atto di sabotaggio ai danni di quattro petroliere saudite.

Tirando le somme, Pare che, approfittando di un clima oggettivamente teso, nel quale è difficile determinare con certezza l’origine dell’attacco, si siano messi in moto i falchi intenzionati a far fallire la mediazione giapponese,

Chi tra i falchi è più falco? Li si può trovare nell’apparato statunitense, magari con qualche contraddizione al suo interno. Li si può trovare tra gli alleati degli Stati Uniti maggiormente intenzionati a spingere in tempi rapidi sull’acceleratore, per dare vita a un conflitto armato su vasta scala.

Al momento da tale identikit verrebbero fuori i lineamenti dei membri di quella “Nato araba” e dintorni, come la definisce l’espertissimo Alberto Negri, sempre più centrale nelle strategie internazionali ad impronta statunitense. Più precisamente emergono le figure legate ai sevizi di Arabia Saudita, Emirati Arabi nonché all’attuale governo israeliano.

Ovviamente, le solite ipotesi che vengono in mente a chi è orientato a pensare male. Con quello che segue.

https://www.alganews.it/2019/06/13/nel-golfo-di-oman-attacco-al-giappone-messaggero-di-pace-a-chi-giova/

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