L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 13 giugno 2019

La Lega incapace di capire il dramma della mobilità sostenibile vuole solo fare un altro buco non sa che la ferrovia del Frejus già ci collega con la Francia

LE NOSTRE STORIE : CataniaPalermoSiciliaTrasporti pubblici
L’incubo delle ferrovie siciliane nell’era della Tav: tempi biblici per viaggiare tra città isolate e cantieri aperti
 
13 Giugno 2019 - 06:50
di Fabio Giuffrida




Tempi lunghissimi, ritardi, città quasi “isolate”: vi raccontiamo il disastro trasporti al Sud dove per 300km servono quasi 13 ore di treno

Mentre il governo pensa al Tav e all’ipotesi ponte sullo stretto di Messina che ciclicamente torna d’attualità, la Sicilia è alle prese con una tra le più arretrate reti ferroviarie e stradali d’Europa. Si va dal cattivo stato di manutenzione delle autostrade presenti sull’isola a una ferrovia inadeguata per pendolari e turisti che vorrebbero raggiungere le principali città siciliane in treno.
 
Le tratte da incubo

La situazione più drammatica si registra a Trapani e Mazara Del Vallo dove raggiungere Gela o Catania diventa quasi impossibile. Un’odissea: per andare da Trapani a Gela servono quasi 13 ore di treno e ben 5 cambi: in auto sono sufficienti 3 ore e 19 minuti per un totale di 300 km.
Trapani-Gela

Se, invece, si vuole raggiungere Catania da Trapani bisognerà stringere i denti per quasi 10 ore e 3 cambi (in auto servono appena 3 ore e 30 minuti).
Trapani-Catania

Da Ragusa a Mazara Del Vallo, invece, sono necessarie 10 ore e ben 4 cambi contro le 4 ore di auto.
Ragusa-Mazara Del Vallo

Impietoso il confronto con il Nord: per raggiungere Milano da Roma, con un Frecciarossa, bastano 3 ore. La distanza? Circa 600km.
 
Cantieri aperti

Dal 9 giugno al 7 luglio è sospesa la circolazione dei treni da Catania verso Palermo, Siracusa e Caltagirone a seguito dell’avvio di cantieri – ed è questa una buona notizia – relativi a interventi sulla Catania-Palermo, tra Bicocca e Catenanuova, che fanno parte di un progetto di raddoppio ferroviario che nei prossimi anni dovrebbe risollevare in parte la Sicilia.

In altre parole, è impossibile andare da Catania a Palermo in treno: prima bisognerà salire a bordo di un autobus sostitutivo fino a Enna o Dittaino, poi si potrà proseguire in treno. Tutto in tre ore (ritardi permettendo): entro il 2025 saranno sufficienti 1 ora e 45 minuti per raggiungere Palermo da Catania.

E per andare a Siracusa? Al momento solo in autobus per 1 ora e 40 minuti. Peccato che, in auto, bastino appena 56 minuti. Tempi biblici anche per visitare Ragusa in treno: da Catania servono tra le 5 e le 6 ore contro 1 ora e 30 di auto e 1 ora e 55 di bus.
Una rete inadeguata

La situazione è da attribuirsi a diversi fattori: investimenti non sufficienti, tratte con un solo binario, ritardi, frequenti cambi e da qui la necessità per i siciliani di muoversi quasi esclusivamente in auto.

Senza considerare poi la situazione difficile dei trasporti pubblici locali come nel caso di Catania dove la metropolitana è chiusa di notte e nei festivi e dove l’Amt (Azienda metropolitana trasporti) è al collasso nonostante lo sforzo del presidente Giacomo Bellavia che poche ore fa ha annunciato lo stop del servizio già dal 1° luglio.

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