L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 giugno 2019

La sharia entra come nel burro in Italia

La Sharia sbarca in Italia: donna picchiata dal marito perché viveva troppo all’italiana
 
Nelle città italiane si radica la cultura islamica improntata sulla sottomissione della donna. "Mi vedeva troppo occidentale e mi ha pestato". Ecco la storia di Kadigia.
 
Cronaca
Pubblicato il 14 giugno 2019, alle ore 03:55



Kadigia è marocchina e vive in Italia da quasi vent’anni. Cinque anni fa si è sposata con un egiziano di fede islamica. Come la sua. Il loro matrimonio è andato avanti per un po’, senza riservare particolari scossoni, fino a quando non è nato il loro primo figlio. Ed è da quel momento in poi che la donna ha cominciato a vivere un inferno fatto di violenze, incomprensioni e litigi.

Già, perché Kadigia avrebbe voluto crescere suo figlio secondo la cultura italiana, ma il marito non era d’accordo: suo figlio doveva crescere musulmano, rispettare le leggi islamiche, vivere secondo il Corano. Un contrasto familiare, due mondi diversi che si sono scontrati tra loro in un vortice di dispute che è andato via via aggravandosi, con l’uomo che ha cominciato a picchiare la moglie, accusandola di essere troppo italiana.

La situazione è andata avanti per un certo tempo, fino a quando l’energumeno non ha cominciato a picchiare anche il figlio. Ed è a quel punto che la donna si è ribellata e ha deciso di denunciare il marito ai carabinieri. Un gesto coraggioso che però le costato caro: tutte le sue amiche, anche loro islamiche, l’hanno abbandonata e biasimata per essersi ribellata al marito-padrone e per averlo denunciato alle forze dell’ordine.

Questo perché per una musulmana è normale vivere all’ombra del suo compagno. La loro è una sottomissione totale: non possono nemmeno parlare se non è il loro uomo a ordinarlo. L’unica cosa che possono fare è accudire la casa: guai a ribellarsi, il credo coranico non lo permette, ma soprattutto guai ad amalgamarsi con la cultura occidentale che li accoglie e li sfama, perché in tal caso rischiano la vita.

E infatti sono diversi gli epissodi di cronaca nazionale che hanno raccontato di donne musulmane vittime di genitori, familiari e mariti violenti, che le hanno massacrate e perfino uccise solo perché queste volevano indossare jeans e minigonna e liberarsi del burka, come donne libere e indipendenti da certi diktat di una Sharia che in Italia sembra proprio non voler integrare.

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