L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 10 giugno 2019

L'Euro è un Progetto Criminale - il sistema economico è ingestibile con la sola moneta a debito...

CONVEGNO DI ABRUZZOWEB CON NINO GALLONI E MASSIMO PIVETTI, ''DENTRO QUESTO SISTEMA ANCHE LE ZONE TERREMOTATE SONO DESTINATE A MORIRE''
''UNO STATO NON ESISTE SE NON HA MONETA'', ESPERTI A L'AQUILA SU GUAI SISTEMA EURO

Pubblicazione: 09 giugno 2019 alle ore 18:54



L’AQUILA – Euro, monete parallele, disoccupazione di massa, deindustrializzazione, sistemi macroeconomici sbagliati, capitalismo senza controllo, neoliberismo che distrugge Stato sociale, sanità pubblica, sistema previdenziale.
E poi ancora banche in crisi, precarietà diffusa, necessità di tornare a uno Stato sovrano, nazionalizzazioni dei settori fondamentali dello Stato, rischi del regionalismo differenziato e della flat tax, difficoltà di ricostruire e di garantire prospettive occupazionali concrete ai territori terremotati dentro i parametri euristi.
Sono solo alcuni dei temi di cui si è discusso ieri all’Aquila, nella sala conferenze dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), nel convegno
“L’Aquila e l’Abruzzo dentro l’Euro.
Il ruolo della moneta unica nella crisi economica e sociale della Regione”.
Un convegno, organizzato dal quotidiano online AbruzzoWeb.it, durato circa tre ore e che ha avuto come relatori Nino Galloni, economista, presidente del Centro Studi Monetari, già direttore generale, al ministero del Lavoro alla Cooperazione, dell'Osservatorio sul Mercato del Lavoro, Politiche per l'Occupazione Giovanile e Cassa Integrazione Straordinaria nelle grandi imprese, e Massimo Pivetti, già professore di Economia politica all’Università “La Sapienza” di Roma.

“Il sistema economico è ingestibile con la sola moneta a debito. L’Euro è una moneta a debito, dunque o cambia l’Euro, cosa molto improbabile, oppure, come minimo, dobbiamo immettere nel sistema una moneta parallela non a debito che aiuti tutti quei Paesi, come l’Italia, che hanno dei tassi di disoccupazione elevati e delle potenzialità da realizzare”, 
ha spiegato Galloni.
“Da questo punto di vista – ha precisato l’economista – il vero nemico non è l’Euro in quanto tale, ma il modello macroeconomico della Commissione europea per il quale in Italia non possiamo spendere in disavanzo non tanto perché abbiamo un forte debito, ma perché lo stesso modello economico della Commissione dice che siamo vicini alla piena occupazione, dunque ulteriori investimenti genererebbero inflazione. 
Se non è follia questa…”.
“Sono stato nelle istituzioni sia nella Prima che nella Seconda Repubblica – ha aggiunto Galloni – Nella Prima si rubava sui profitti, cioè si investiva, si creava competitività, si facevano infrastrutture e si rubava troppo. Il che è stato tra le cause del crollo di quel sistema, perché dietro il divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia del 1981, ossia la ‘madre’ di tutti i nostri mali, c’era l’idea che si dovesse sottrarre alla classe politica i poteri di decidere gli investimenti. Nella Seconda Repubblica, invece, si ruba sulle perdite. Si licenzia la gente e si ruba, si tolgono le infrastrutture e si ruba, non si fa la manutenzione delle strade, delle ferrovie, dei ponti, dei cavalcavia e si ruba. Perciò non credo ci sia stato un guadagno. 
Bisognava puntare di più sullo sviluppo economico. Anche perché un bello sviluppo economico ci renda tutti indipendenti e quindi meno corruttibili”.
“Dentro o fuori dall’Euro? Dentro stiamo malissimo – ha quindi ammesso l’esperto – ma fuori sarebbe ancora peggio. Dovremmo tornare a prima del 1981, oppure 
ragionare in termini di moneta non a debito, perché se l’economia cresce a un tasso inferiore a quello che serve per pagare la moneta è chiaro che non ci può essere futuro”.
Il professor Pivetti, dal canto suo, ha, tra l’altro, bocciato senza mezzi termini le ‘ricette’ delle monete locali ed ha espresso chiaramente la sua avversione nei confronti dell’eurosistema spiegando che 
“Chi l’ha costruito lo ha voluto così, dunque non esiste un’altra Europa, è una pia illusione. Si trattava di fare i conti una volta per tutte con il lavoro dipendente per ridurne la sua forza contrattuale”.
“La sovranità nazionale è qualcosa di irrinunciabile per uno Stato 
– ha tuonato Pivetti – 
Senza la sua moneta, uno Stato semplicemente non esiste 
e non può far fronte, come dovrebbe, ai problemi che ha la popolazione, terremoti compresi che non sono soltanto ricostruzione di palazzi e case, ma anche lavoro sicuro per evitare lo spopolamento. Purtroppo, uscire da questo sistema è molto complicato, difficile, soprattutto se non ci si è pensato per tempo con una alternativa e di quali passi questa alternativa dovrebbe essere composta. Sicuramente il terrore delle implicazioni di un’uscita dall’Euro da parte di un Paese che intenda farlo da solo paralizza ormai anche lo sforzo di pensare a questa alternativa”.
“È quasi un blocco mentale – ha detto ancora Pivetti – in parte dovuto a una cultura economica diffusa in maniera così capillare che ha finito per creare dei veri e propri riflessi condizionati nelle teste delle persone. Basti pensare ai media, ai giornalisti, ai commentatori, ma anche agli esponenti delle forze politiche, c’è una uniformità di pensiero che rende molto complicato e difficile capire per quelle persone non particolarmente addentro alle questioni economiche e soprattutto non particolarmente dotate di spirito critico”.
“Del resto – ha quindi dichiarato – il conformismo è la ‘camicia’ in cui ci si infila più facilmente perché è la più comoda, non fa rischiare l’isolamento, crea più accettazione, ma questa è una situazione arrivata quasi a un punto di non ritorno”.
Per Pivetti, “se non ci fosse questo clima pesantemente conformistico, così ottundente dal punto di vista culturale, non sarebbe inconcepibile mettersi a tavolino e pensare a cosa fare, ma 
solo se si accetta che quella dell’Euro è una gabbia, una macchina che crea solo miseria e che va smantellata. 
Certo, l’ideale sarebbe uno smantellamento consensuale, con tre o quattro Paesi che si mettono insieme perché non ne possono più”.
Al convegno sono intervenuti ufficialmente, contribuendo a un vivace dibattito, tra gli altri, Sara Marcozzi, consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Giovanni Di Pangrazio, docente di Diritto degli Enti locali presso l’Università degli Studi dell’Aquila, Raffaele Daniele, vice sindaco e assessore alle Politiche economiche, finanziarie e di bilancio del Comune dell’Aquila, Angelo D’Ottavio, presidente del Consiglio di amministrazione di Abrex Srl, Luca Copersini, segretario provinciale Fisac-Cgil L’Aquila, Alfonso De Amicis, rappresentante del sindacato Usb dell’Aquila e del movimento Eurostop, oltre ad alcuni medici dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila anche in rappresentanza del sindacato Anaao.
Saltato, per problemi di tempistiche, il collegamento telefonico con l’eurodeputato e responsabile esteri della Lega, Marco Zanni.

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