L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 14 giugno 2019

L'Euroimbecillità ci ha dichiarato guerra e noi pensiamo ad altro. Incoscienza pura

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SCENARIO/ Gli errori di Italia e Bruxelles che possono far saltare l’Ue
14.06.2019 - int. Gustavo Piga

Prosegue il confronto tra Italia e Ue, non esente da colpe da ambo le parti. La resa dei conti sarà probabilmente a ottobre


Mario Draghi, presidente della Bce, con Pierre Moscovici, commissario europeo (LaPresse)

Con l’Eurogruppo di ieri e l’Ecofin di oggi si torna a parlare, sui tavoli europei, cui partecipano anche Giuseppe Conte e Giovanni Tria, del “dossier Italia”, con lo spettro della procedura d’infrazione sempre più vicino. Gustavo Piga, professore di economia politica all’Università Tor Vergata di Roma, non nasconde di essere preoccupato, “forse per la prima volta più di quanto lo siano i mercati”, ci dice in questa intervista.

Professore, guardando a quanto sta accadendo ha qualcosa da rimproverare alla Commissione europea e al Governo italiano?

Assolutamente sì. Per quanto riguarda il nostro esecutivo, mi sembra che da tempo sia alla ricerca disperata di un piano per tenere insieme sviluppo, occupazione e stabilità dei conti pubblici. Ma è come se avesse acceso un cerino per vedere un po’ di più, perché brancola nel buio più totale, senza accorgersi che si trova accanto a una polveriera. Nello snocciolare un po’ in maniera dilettantesca una serie di opzioni sta innervosendo i mercati, sta proponendo una serie di provvedimenti che rendono l’Europa fermamente dubbiosa sul fatto che ci sia una voglia costruttiva di rimanere nell’Ue e questa confusione fa un male terribile. Credo che sia uno dei peggiori momenti di questo Governo.

Governo per il quale aveva espresso in passato degli apprezzamenti…

Inizialmente pensavo che avesse un piano di lungo termine. Quel momento di mio entusiasmo era legato a una grande rivoluzione prospettica, di lungo periodo, intelligente, sintetizzata dalla decisione di abbandonare il Fiscal compact all’interno di un’ottica triennale. Quello è fare politica economica, è un qualcosa che influenza le aspettative perché dà un messaggio di lungo periodo a tutti gli investitori. È una scelta dirompente, importante. Ora mi sembra che si stia facendo esattamente il contrario. Ogni giorno c’è una nuova proposta, di cui non si conoscono i metodi di finanziamento, perché non si sa se il deficit/Pil sarà al 3%, al 3,5%, al 2,5% o al 2%. Questa è una vera e propria sciocchezza di politica economica, perché si crea confusione nelle aspettative e quando c’è incertezza, anche se non si fa nulla, si paga un premio in termini di spread. I governanti stanno mettendo in seria difficoltà il Paese e questa è una grossa responsabilità.

Cos’ha invece da rimproverare a Bruxelles?

C’è un’immensa responsabilità europea, che ha reso possibile questa crisi e questi sovranismi ormai confusionari. Devo dire che mi colpisce particolarmente che una Commissione in uscita abbia l’impudenza di pronunciarsi a riguardo di uno Stato sovrano. Si vede che proprio non ha capito che cosa genera sovranismi ed è anche lei al buio, con un cerino in mano, in un altro luogo, e accanto a una polveriera. Sono molto distanti questi due personaggi miopi, ma hanno una cosa in comune: hanno acceso un cerino per capirci meglio, ma, come dilettanti allo sbaraglio, senza rendersi conto sono vicino a una polveriera. Una può distruggere l’Italia, facendola uscire dall’Europa; l’altra può distruggere l’Europa facendo uscire l’Italia.

Quanto è probabile che possa esserci un’esplosione?

Il problema è che basta il gesto sbagliato di uno dei due a far saltare tutto. Suggerisco una lunga pausa di riflessione prima di continuare a parlare, sia in Europa che in Italia. Perché più si parla, più ci si avvicina alla polveriera. Detto questo, si tratta di scenari con probabilità molto bassa, del 3-4%, ma il punto vero è che questi scenari non dovrebbero esistere, dovrebbero avere probabilità zero. Se siamo in un’Unione non dovremmo svegliarci una mattina e accorgerci che c’è una probabilità che possa deflagrare tutto. Vuol dire che stiamo facendo qualcosa di profondamente sbagliato.

Riusciremo a evitare la procedura d’infrazione?

Si può sperare che la nuova Commissione sia più moderata. Mi sembra più complesso capire come il Governo riuscirà a trovare la sua quadra interna rispetto ai nuovi equilibri politici determinati dalla elezioni europee. Sta di fatto che ho per la prima volta una sensazione per niente positiva di quanto sta accadendo. Sono preoccupato, forse per la prima volta più di quanto lo siano i mercati.

A proposito di mercati, l’accelerazione che la Commissione europea ha impresso all’iter riguardante l’apertura di una procedura d’infrazione non le ricorda le parole del commissario Oettinger “i mercati insegneranno agli italiani a votare nel modo giusto”?

Sì. Questa frase, come quelle di altri commissari, non sono passate inosservate. Sono affermazioni impudenti e gravi, che dimostrano perché questa Commissione se ne andrà: perché ha fallito, ci lascia dopo 5 anni un’Europa tendenzialmente più divisa di quella di 4 anni fa. La parte che ha giocato questa Commissione nel generare questa divisione è importante. E il fatto che la sostituiamo e si cambino gli equilibri politici è la dimostrazione del suo fallimento. Tutta l’Europa è insoddisfatta di questo stato di cose, sia in Germania che in Italia. Detto questo, folli sono queste affermazioni, come anche quelle di alcuni senatori della Lega, come è folle sentire parlare, anche se solo per sbaglio, di patrimoniali sulle cassette di sicurezza: dà un senso di precarietà, di debolezza, di pochezza intellettuale, di scarsità di opzioni, di mancanza di conoscenza basica della teoria economica. Anche l’Europa non sa come si fa politica economica.

In che senso professore?

Keynes si rivolta nella tomba. Guarda sprezzante l’Ue, ma anche questo Governo, visto che non penserebbe che un Paese si possa tirare fuori dalle secche di una crisi con reddito di cittadinanza, Quota 100 e flat tax. Keynes metteva al centro la questione delle aspettative, il ridare ottimismo tramite l’occupazione. La maggioranza in Italia le aspettative le sta confondendo, l’occupazione non si muove, stagna. È un momento molto grave, dove non mi è chiaro cosa succederà, soprattutto in autunno, dove bisognerà chiudere i conti con l’Europa in qualche modo. Non mi sembra che ci siano al Governo forze capaci di gestire questa situazione. Non che negli esecutivi precedenti ci fossero, visto che ci hanno portato a questo stato di cose. Però mi sembra che ci sia un’accelerazione fatta di disperazione e questo mi preoccupa, perché vuol dire che non sappiamo cosa dobbiamo fare. E la gente poi lo percepisce.

Considerando che prima dell’autunno, già a inizio luglio, il Consiglio europeo si esprimerà sulla procedura d’infrazione, noi dovremo poi fare i conti coi mercati durante l’estate…


Bisognerà vedere cosa faranno Conte e Tria. Se è vero che quest’ultimo durante il vertice di Governo si è impuntato contro una flat tax in deficit ha fatto bene. Questa è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per poter ragionare. Non si può parlare di flat tax senza spiegare come viene finanziata o senza chiarire bene i limiti del deficit. Immagino che Tria e Conte al tavolo europeo cercheranno di prendere tempo, in attesa dell’autunno e della nuova Commissione. Forse alla fine un compromesso estivo lo troveranno. Però i nodi verranno al pettine a ottobre e lì conosceremo la posizione della nuova Commissione, le dinamiche interne a questo Governo, se deciderà di andare avanti. Siamo in un momento delicato per la nostra Repubblica all’interno dell’Ue.

(Lorenzo Torrisi) 

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