L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 giugno 2019

MiniBot - Il Parlamento all'umanità impegna il governo a pagare i debiti della Pubblica Amministrazione con titoli di stato di piccolo taglio

Economia, Primo Piano
Vi spiego come e perché sono nate le polemiche sui Mini-Bot

di Gianfranco Polillo



Gianfranco Polillo ricostruisce genesi e obiettivi della mozione parlamentare che ha innescato le polemiche nazionali e internazionali sui cosiddetti Mini-Bot

La seduta del 29 maggio resterà segnata a lungo negli annali della Camera dei deputati. Allora è stata votata la mozione sui Mini-Bot. Un massimo di approssimazione e di disattenzione, con un pizzico di perfidia. Una seduta di piccole follie che ha scatenato le ira delle principali Istituzioni italiane ed internazionali. E gettato l’Italia nel vortice delle dure reprimende dei principali organi di stampa, da tempo avvelenati contro il governo dei sovranisti e populisti. Non certo quello che mancava.

ECCO IL RESOCONTO DELLA DISCUSSIONE PARLAMENTARE SULLA MOZIONE

Tutto era iniziato in sordina, con l’Aula presidiata, per conto del governo, da Alessandra Pesce, sottosegretario alle Politiche agricole, nonché esponente dei 5 stelle. Era in predicato per la nomina a ministro nello stesso dicastero. Bruciata nella corsa da Gian Marco Centinaio, dirigente di lungo corso della Lega, capogruppo al Senato nella passata legislatura. Alessandra Pesce, laureata in economia e commercio, con master per le politiche agrarie, non ha dedicato molto tempo allo studio dei problemi monetari. Circostanza che contribuirebbe a spiegare il suo voto favorevole alla mozione. “Il governo esprime parere favorevole – si legge nello stenografico della seduta – alla formulazione unitaria che è stata presentata. (Applausi)“. Ma, data la delicatezza della questione, forse era meglio consultarsi con il ministero dell’Economia.

IL TESTO INTEGRALE DELLA MOZIONE PARLAMENTARE APPROVATA

Già: “Formulazione unitaria”. Un prodotto successivo delle alchimie parlamentari. In principio, infatti, si stava discutendo d’altro. La mozione predisposta da Simone Baldelli e da quasi tutto il gruppo di Forza Italia. Unica esclusione quella di Renato Brunetta che pure ne è il responsabile economico. Un indizio da non trascurare. In effetti la mozione affrontava il tema annoso dei debiti della pubblica amministrazione. Semplice routine che, forse, non richiedeva la firma dell’ex capogruppo di Forza Italia. Indubbiamente personaggio di spicco di quella compagine, che, comunque, alla fine, voterà a favore. Naturalmente in quella mozione non c’era traccia di Mini-Bot ed argomenti simili. Nel lungo dispositivo erano solo riassunte le tante condizioni da intraprendere, soprattutto sul piano amministrativo, per ottenere un’accelerazione dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione.

PERCHE’ E’ LUNARE LA DISCUSSIONE SUI MINI-BOT

Il colpo di scena si verifica all’inizio della discussione. Simone Baldelli si dichiara disposto a “ampliare la mozione” originaria “per condividerla con tutte le forze politiche”. Le quali, dal canto loro, si erano “già espresse a favore di questa prospettiva”. Chiede quindi una breve sospensione della seduta. Segue una qualche protesta, subito sopita. Sornione, Claudio Borghi si associa a condizione che siano “d’accordo anche i colleghi del MoVimento 5 Stelle”. Testuale.

ECCO IL RESOCONTO DELLA DISCUSSIONE PARLAMENTARE SULLA MOZIONE

Si riprende dopo una mezz’ora. E il presidente, Maria Rosaria Carfagna, avverte che il parto è andato a buon fine. Ora esiste un nuovo testo: frutto di una convergenza unitaria. Il nuovo documento reca la firma, nell’ordine, di Baldelli, di Faro (5 Stelle), Claudio Borghi (Lega), Silvia Fregolent (Pd), Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia) e di Stefano Fassina (Liberi e Uguali). Una grande ammucchiata. Lupi (gruppo misto) si unisce alla fine.

IL TESTO INTEGRALE DELLA MOZIONE PARLAMENTARE APPROVATA

Si passa quindi alle dichiarazioni di voti ed è un tripudio di ringraziamenti. Inizia ovviamente Baldelli, che sprizza felicità: “Stiamo scrivendo una bella pagina di attività parlamentare”. Continua Fassina: “Un testo significativo”. Unico, comunque, che sembra essersi accorto dei Mini-Bot. Auspica pertanto una verifica con il Mef e la Ragioneria Generale dello Stato. In tutti gli altri interventi, per dichiarazione di voto, è come se questo riferimento non fosse mai stato scritto. Claudio Borghi, ovviamente, si guarda bene dall’intervenire. A volte il silenzio è d’oro e la parola è d’argento.

PERCHE’ E’ LUNARE LA DISCUSSIONE SUI MINI-BOT

Se si guarda al dispositivo della mozione, che impegna il governo l’idea dei Mini-Bot occupa meno di una riga: “Anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio” per pagare i creditori. Il tutto affogato in un testo che, solo per il dispositivo, è composto di un centinaio di righe. Articolato in ben 5 punti, in cui si riassumono tutte le possibili iniziative. Ma tanto è bastato per scatenare le ire di mezzo mondo.

Se Claudio Borghi aveva pensato ad un trappolone, il suo intento è perfettamente riuscito. Ha giocato sulla distrazione della totalità dei membri dell’Assemblea dei deputati, visti i risultati delle votazioni: “La Camera approva all’unanimità (Applausi)”. Salvo le successive dissociazioni: non ho visto, non ho sentito, non c’ero e se c’ero, dormivo. Povera Italia.

Il minibot da 100 euro fronte/retro come l'abbiamo immaginato qui, su twitter, alla luce del sole. Con una votazione che ha visto Enrico Mattei e la sua Urbino prevalere su Camillo e Adriano Olivetti, Pietro Ferrero e Giovanni Agnelli. pic.twitter.com/iO19W0LkRN

— Claudio Borghi A. (@borghi_claudio) June 9, 2019
 
 

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