L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 13 giugno 2019

Radio Radicale - ecco a cosa serviva la riunione dei ministri leghisti a mettersi d'accordo per affossare il governo da qui l'attacco del fanfulla alla Raggi. Presto elezioni. Si vuole passare all'incasso e poi fare una finanziaria del centro destra lacrime e sangue con la scusa di non avere tempo. Bagnai hai fatto una triste fine

POLITICA
13/06/2019 15:04 CEST

Su Radio Radicale violato il contratto di governo
Di Maio all'oscuro del voto della Lega con le opposizioni sull'emittente: "Erano scelte da condividere". I timori che si cerchi l'incidente


NurPhoto via Getty Images


“Luigi abbiamo un problema”. La notizia corre di telefono in telefono, fino a raggiungere in brevissimo tempo quello del leader. Il governo è andato sotto in commissione Bilancio e Finanze alla Camera. Non solo: è andato sotto sui fondi a Radio Radicale. Non solo: è andato sotto sui fondi a Radio Radicale con il voto decisivo della Lega, che si è schierata con le opposizioni.

Il capo politico freme di rabbia: “Abbiamo parlato del metodo, della condivisione nemmeno una settimana fa, e ora questo?”. Questo è il voto delle cravatte verdi a un emendamento di Roberto Giachetti e Filippo Sensi, deputati del Partito democratico, renziani, che eroga un finanziamento ponte di 3 milioni di euro affinché l’emittente possa continuare a andare avanti almeno fino alla fine dell’anno. Cogliendo totalmente impreparati i 5 stelle.

“È una cosa gravissima”, ha commentato con i suoi il capo politico. Perché non è stato un incidente. L’operazione dell’alleato è stata studiata a tavolino. E nessuno del Movimento avvertito. I 5 stelle iniziano a battere sul tasto del contratto di governo: “Su quel che non è contenuto in quel testo le decisioni dovrebbero essere condivise sempre tra le due forze politiche: a che gioco stanno giocando?”.

Quasi contemporaneamente un pasticcio in commissione di Viglilanza Rai fa saltare il voto sull’incompatibilità di Marcello Foa, alla guida anche di RaiCom. “Quello è stato un pasticcio – spiega il quartier generale di DI Maio – non c’è un tema telecomunicazioni. Certo che la coincidenza di tempi ha drammatizzato la situazione”.

La domanda che si fanno gli uomini vicini al capo politico è molto semplice: “A che gioco stanno giocando?”. Perché un conto, spiegano, sarebbe uno strattone su Radio Radicale, che sarebbe grave ma se limitato a questo è risolvibile. Un altro, spiegano, è che il Carroccio abbia deciso che da dopo il voto in poi si muoverà per strattoni, per mostrare i muscoli e far capire chi comanda nel governo. C’è un colonnello, molto pesante e molto influente, che tratteggia nel cielo oscuri presagi: “Questi non cercano altro che l’incidente per mandarci tutti al voto”.

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