L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 20 giugno 2019

Roma - Grazie Raggi, tre anni in cui la città ha iniziato a vedere un pò di legalità e conti a posto

Accuse pretestuose sulla Raggi. Dopo tre anni i poteri forti rivogliono il Campidoglio

20 giugno 2019 di Gaetano PedullàEditoriale



Il biglietto d’auguri più affettuoso gliel’ha recapitato Il Messaggero, il giornale di Roma che non l’ha mai amata, ma che da ieri è ufficialmente un organo d’informazione nemico della sindaca Virginia Raggi. A ricordarsi dei tre anni di amministrazione della sindaca più odiata dalla criminalità e dai comitati d’affari, sono stati però anche altri, a cominciare da Matteo Salvini ormai “sparatissimo” nella campagna elettorale per prendersi il Campidoglio, fino all’ex ministra di Forza Italia Mara Carfagna, primo proponente di un commissario di Governo per sfrattare topi e gabbiani, malgrado siano residenti fissi dai tempi di Romolo e Remo.

Accusata di inerzia e incapacità, la prima cittadina ha risposto su Facebook, squarciando il velo d’ipocrisia di chi se c’era dormiva quando la città affondava nel degrado, e per di più si creava un immenso debito senza nemmeno affrontare i problemi. Ora, come i nostri lettori sanno bene, La Notizia è un quotidiano che non ha editori con le mani in pasta nei business della città o che sono ancora offesi per il no alle Olimpiadi, e non deve sostenere scalate politiche. Per questo possiamo guardare senza preconcetti al lavoro di questi tre anni, e senza negare alcuni importanti errori non arriviamo affatto alle conclusioni del giornale di via del Tritone, forse non a caso ieri letteralmente sommerso dagli insulti sui social network. Sui rifiuti, i trasporti e il ripristino della legalità questi tre anni sono stati rivoluzionari.

Per chi non ha trovato traccia sull’edizione di ieri del Messaggero ricordiamo che prima avevamo un re incontrastato del trattamento dei rifiuti, il signor Manlio Cerroni, padrone di Malagrotta, la più grande discarica d’Europa, al quale proprio l’editore del giornale che attacca la Raggi, l’ingegner Franco Caltagirone, voleva contendere lo scandaloso monopolio, tanto da voler spingere verso il business dei rifiuti l’Acea di cui era diventato grande azionista. Poi Cerroni è finito in mezzo alle inchieste giudiziarie e Caltagirone ha dato via le sue azioni dell’utility capitolina, dove da qualche tempo – guarda la coincidenza! – ha cominciato a ricomprare titoli, evidentemente nella prospettiva di affari futuri.

La Raggi intanto che ha fatto? Ha imposto a Cerroni un contratto per la raccolta dei rifiuti e oggi – ma guarda che altra coincidenza! – dobbiamo tenere l’esercito a guardia dell’impianto di trattamento di Rocca Cencia, dopo due stranissimi incendi che hanno pregiudicato lo smaltimento della spazzatura, per non parlare di oltre 600 cassonetti bruciati.

UNA FORESTA CHE CRESCE. Sul piano dei trasporti, l’azienda degli autobus, l’Atac, si portava dietro un debito superiore all’Alitalia. Si è avviato per la prima volta nella sua storia un concordato, cioè l’ultima e più faticosa azione per impedire all’azienda di non fallire, lasciando tutti a piedi, romani e turisti. Persino più compromessa era la legalità all’interno della gigantesca macchina comunale, dove ai fornitori servivano più che altro amici buoni, visto che gli affidamenti diretti andavano di moda, in attesa delle gare. Così la corruzione era diventata lo stile della casa, come ci ha fatto vedere chiaramente l’inchiesta su Mafia Capitale.

Le cose su cui si è agito, dunque, sono state profonde, alla base dei problemi che si trascinano da decenni. I romani possono essere contenti? No, perché gli effetti in superficie non si vedono, ma un’analisi priva di condizionamenti editoriali e politici non può ignorare che un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce, e mentre è facile fermarsi ad osservare quello che non funziona si perdono di vista i cambiamenti strutturali, quelli più ingrati ma senza i quali tra dieci anni saremo ancora qui a dirci che le strade hanno le buche e al Comune rubano tutti.

http://www.lanotiziagiornale.it/accuse-pretestuose-sulla-raggi-dopo-tre-anni-i-poteri-forti-rivogliono-il-campidoglio/

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